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Governi di unità nazionale e governi di emergenza

In Germania il governo in carica è un governo di unità nazionale. Popolari e socialdemocratici, presentatisi su sponde opposte alle elezioni, hanno con serietà varato un programma comune. Anche in Italia abbiamo sperimentato situazioni analoghe: la “solidarietà nazionale”, scaturita dal comune impegno contro il terrorismo trasformatosi in convergenza politica per il distacco del PCI di Berlinguer dall’orbita sovietica, e il governo Monti, nato per scongiurare il concreto pericolo di una crisi del debito pubblico determinato dal crollo verticale di credibilità internazionale dell’ultimo governo Berlusconi.

Per certi aspetti anche il Conte 1 e il Conte 2 sono da considerare tentativi di governi di unità nazionale. Il primo, quello sostenuto da Cinquestelle e Lega, un po’ più fragile, perché non fondato su un programma ma su un contratto di governo. Il secondo, quello varato da Cinquestelle, Pd, Leu e Italia Viva, inizialmente altrettanto fragile sul piano programmatico (la sterilizzazione dell’Iva), ma più solido del precedente sul piano politico, perché determinato da una convergenza strategica a livello sia europeo (la cosiddetta maggioranza Von del Leyen), sia interno, per la forte cifra anti salviniana che ne ha caratterizzato la nascita.

In entrambi i casi, comunque, partiti fortemente antagonisti hanno provato a governare insieme.

Al di là dello scontro politico contingente che divide il presidente del Consiglio e Italia Viva, la strisciante crisi in corso descrive la difficoltà di mantenere ancora in vita un governo che ha una maggioranza parlamentare ma è privo di un programma politico comune.

Riusciranno forze che sono e restano profondamente diverse a realizzare una unità nazionale? Questa dovrebbe essere la principale preoccupazione del presidente del Consiglio. Come potrebbe invece nascere un governo di unità nazionale dalla giustapposizione delle forze del centrodestra a quelle dell’attuale maggioranza?

Se, infatti, si esclude la vocazione europeista di Forza Italia, non si capisce quali convergenze potrebbero essere trovate con partiti le cui bandiere sono conficcate in terreni lontanissimi da quelli in cui si muovono le attuali forze di governo. Lega e Fratelli d’Italia sono stati e restano tenaci sostenitori del trumpismo. Entrambi hanno una collocazione europea di stampo sovranista. Il loro coinvolgimento aiuterebbe l’Italia nella Presidenza del G-20? E l’aiuterebbe nel dialogo con la nuova amministrazione americana e con le istituzioni europee? In politica economica l’intera alleanza di centrodestra propone la flat tax, aborre l’approccio keynesiano e, sul piano delle riforme costituzionali, chiede il passaggio al presidenzialismo. Se ci sono difficoltà oggi a trasformare la maggioranza al governo in una alleanza politica e programmatica, un esecutivo di unità nazionale con l’attuale destra sarebbe un groviglio senza senso e senza speranza.

La trasformazione della presente maggioranza parlamentare, costituita da forze che hanno sensibilità politiche molto diverse, in maggioranza di unità nazionale è auspicabile, è possibile, ma non è certa. Essa non può essere creata da comportamenti dettati più dalla preoccupazione delle proprie fortune politiche o personali che dall’interesse del Paese. Tutti coloro – e sono più di uno - che avessero questa tentazione debbono essere riportati alla ragione.

Certo è che, se non ci si riuscirà, non si aprirà la strada ad elezioni anticipate, da tutti escluse per ragioni nobili e meno nobili, né a un governo di unità nazionale allargato alla destra, bensì a un governo di emergenza, che è cosa ben diversa dal governo di unità nazionale.

I governi di emergenza nascono se un’emergenza c’è. Oggi non siamo in queste condizioni. La Bce sta comprando i nostri titoli e l’Europa è pronta a mettere a disposizione dell’Italia più di trecento miliardi tra Next Generation ed altri strumenti di intervento. La stessa gestione della pandemia può essere condotta meglio o peggio, ma non ha dato luogo a ribaltoni governativi in nessun altro Paese. Solo l’incapacità di affrontare questi problemi potrebbe riproporre le condizioni che, a suo tempo, diedero vita al governo Monti. Si può ancora sperare che si riesca ad evitare all’Italia questa deriva.

Naturalmente molto dipende dal Recovery. Il Commento Politico dedicherà domani un articolo alla versione del piano italiano che arriverà stasera all’esame del Consiglio dei ministri. Abbiamo la sensazione che la qualità dell’elaborato non aiuti né a superare l’attuale impasse politica, né a facilitare un giudizio positivo delle istituzioni europee.

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