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Next Generation EU: la proposta della Fondazione Ugo La Malfa e dell'Associazione Guido Carli

Scrive oggi sul Sole 24 Ore Lina Palmerini: “Per il Presidente del Consiglio il tempo per gustare la sua vittoria a Bruxelles si è già consumato e da ieri ha ricominciato a destreggiarsi tra le trappole politiche e quelle tecnico-amministrative per scrivere un piano che deve essere mandato a Bruxelles entro il 15 ottobre.”

Su Repubblica Stefano Folli sottolinea come la gestione dei fondi sarà il terreno dove “si giocherà la partita tra il premier e le forze politiche riluttanti a mollare la presa sul grande piano di riforme e di ammodernamento da finanziare con il Recovery”.

Sul Corriere della Sera Massimo Franco ricorda l’accoglienza agrodolce riservata al presidente del Consiglio dal suo ministro degli Esteri, che “fatica a controllare l’irritazione per il protagonismo del capo dell’esecutivo, virtuale leader del movimento Cinquestelle. E questo – conclude Franco – costituisce una potenziale bomba ad orologeria sulla stabilità.”

I lettori de Il Commento Politico conoscono la preoccupazione con cui da tempo guardiamo al risvolto italiano delle sagge decisioni assunte a Bruxelles. Se l’Italia perde questa occasione, se dà la sensazione di interpretare il mutato atteggiamento dell’Europa come una licenza a dilapidare i fondi, o se, all’estremo opposto, assume impegni e formula obiettivi che poi si arenano nella palude dei contrasti politici e delle vischiosità burocratiche, le conseguenze saranno veramente molto gravi sul piano interno, sul piano internazionale e, soprattutto, sul piano finanziario dove – è bene non dimenticarlo mai – l’Italia è sotto la spada di Damocle del suo debito pubblico. Non possiamo che rallegrarci che tre fra i più autorevoli commentatori politici del Paese esprimano preoccupazioni del tutto analoghe alle nostre.

Noi ci auguriamo che il presidente del Consiglio sia consapevole dei rischi che il governo e il Paese correrebbero se l’utilizzazione dei fondi europei si trasformasse in un parapiglia tra le forze politiche, le forze sociali ed i gruppi di interesse. Nel far intendere che sarebbe preferibile un accentramento decisionale presso la Presidenza del Consiglio, il professor Conte coglie certamente un aspetto rilevante del problema, che è quello di mantenere l’organicità del progetto complessivo. Ci sono, tuttavia, ulteriori profili altrettanto importanti di cui la soluzione immaginata dal presidente del Consiglio non tiene sufficientemente conto: la garanzia di un significativo effetto moltiplicatore del piano, che può essere data solo se si scelgono i progetti migliori; la necessità di evitare la dispersione dei fondi fra le tante “stazioni appaltanti”; l’esigenza di un continuo e proficuo rapporto con le istituzioni europee; la necessità di un effettivo coinvolgimento di tutto il Parlamento nello sforzo di fare ripartire il Paese: un obiettivo auspicabile in sé e che potrebbe risultare la chiave per superare le secche costituite dalla sempre più esigua consistenza delle truppe che sostengono il governo in Senato.

La fase storica nella quale si trova l’Italia è veramente straordinaria. Nuovi e innovativi devono essere quindi la logica e gli strumenti di cui il governo ha necessità di dotarsi per vincere la sfida. La Fondazione Ugo la Malfa e l’Associazione Guido Carli, due enti culturali legati ai nomi di uomini che furono fra i maggiori protagonisti del miracolo economico postbellico, hanno elaborato nelle scorse settimane, in vista dell’auspicato esito positivo del negoziato europeo, una proposta organica sul modo in cui potrebbe essere organizzata e gestita la spesa dei fondi assegnati all’Italia dal Next generation EU.


Il progetto prevede l’istituzione di un Ente nazionale di durata limitata nel tempo che:

- sottoponga al governo, perché poi venga approvata dal Parlamento, una proposta di utilizzazione delle risorse;

- stabilisca criteri obiettivi e trasparenti di selezione dei progetti finanziati a valere sul Fondo;

- effettui la spesa delle risorse con procedure accelerate in modo da rispettare le scadenze europee e le esigenze di rilancio tempestivo dell’economia italiana;

- sia sottoposto durante la sua attività al controllo di una Commissione politicamente bypartisan;

- mantenga uno stabile rapporto di collaborazione con le istituzioni europee.


Il modello al quale ispirarsi è quello della Tennessee Valley Authority, l’ente federale istituito dal Presidente Roosevelt nel 1933 per affrontare organicamente i problemi di sviluppo di una vasta area degli Stati Uniti.


Il documento suggerisce di affidare l'istituendo Ente a una personalità di caratura internazionale e di provata competenza e indipendenza. Il nome che meglio corrisponde a questo identikit è, con tutta evidenza, quello di Mario Draghi.

Se il governo sottoponesse a un sondaggio fra gli italiani una serie di nomi autorevoli per questo incarico, quello di Mario Draghi avrebbe certamente una significativa maggioranza di consensi.

I 200 miliardi di euro che l’Italia dovrebbe ricevere a valere sul Next Generation EU rappresentano oltre il dieci per cento del reddito nazionale italiano del 2019. Se ben utilizzata, questa cifra può non solo compensare la flessione del reddito nazionale di quest’anno, ma avviare l’Italia, dopo anni di stagnazione, su un solido sentiero di crescita. All’indomani della Seconda guerra mondiale, il Piano Marshall mise a disposizione dell’Italia in quattro anni una cifra dello stesso ordine di grandezza in rapporto al PIL del tempo. L’uso accorto di quei fondi contribuì non solo alla ricostruzione, ma all’avvio di quello che divenne il “miracolo economico” italiano. Oggi si pone un problema analogo e si offre un’analoga occasione.


La proposta della Fondazione Ugo La Malfa e dell’Associazione Guido Carli, ha i seguenti capisaldi:

- l'istituzione di un centro unitario per la elaborazione e la realizzazione del programma;

- l’adozione di criteri rigorosi e trasparenti per la selezione dei progetti che avranno accesso ai fondi;

- l’introduzione di meccanismi di spesa che garantiscano la tempestività delle erogazioni;

- l’interazione e il dialogo costante con il Parlamento e con le istituzioni europee.


Un centro unitario di elaborazione ed esecuzione del programma è indispensabile se si vuole un risultato effettivo. Non ci si può affidare né alla raccolta delle proposte dei singoli dicasteri di spesa, perché questo non assicurerebbe l’esame comparativo dei benefici dei diversi progetti, né distribuire i fondi fra le diverse amministrazioni sperando che esse riescano a spenderle presto e bene. I ministeri, gli enti pubblici esistenti, le regioni non sono attualmente in grado di garantire una scelta qualitativa adeguata, né una valutazione comparativa dell’efficacia dei progetti che aspirano al finanziamento. Solo un progetto concepito e realizzato unitariamente può rispondere alle esigenze che devono essere soddisfatte.


Il Commissario avrà il compito di proporre al Consiglio dei ministri una ripartizione settoriale dei fondi per la ripresa e l’adozione dei necessari criteri di valutazione dei progetti. Questo schema dovrà essere sottoposto al Parlamento e, una volta approvato, affidato al Commissario per la sua realizzazione.

Il Commissario avrà la responsabilità della realizzazione del piano nei tempi prefissati; dovrà definire l’adozione di criteri rigorosi di analisi dei costi e dei benefici e avrà il compito di interloquire con la Commissione europea nella realizzazione del progetto. La legge stabilirà i criteri di nomina del Commissario, le procedure per la scelta dei progetti, le procedure semplificate di spesa.


La proposta specifica, infine, le modalità per associare al progetto le forze politiche di maggioranza e di opposizione prevedendo l’istituzione di una Commissione di controllo composta da nove membri, otto dei quali designati pariteticamente dai gruppi parlamentari di maggioranza e di opposizione e da un Presidente designato dal Presidente della Repubblica.

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