• L'intervista

Sangalli: “C’è il rischio di una tempesta perfetta”

Confcommercio–Imprese per l’Italia con le sue 700.000 imprese aderenti è la più grande rappresentanza imprenditoriale italiana ed una delle più grandi in ambito europeo. Oltre al commercio, rappresenta imprese del turismo, dei servizi, del trasporto e da ultimo anche delle professioni, quel “terziario” che nel nostro Paese produce il 40% del pil con il 47% dell’occupazione. Presidente di Confcommercio–Imprese per l’Italia è dal 2006 Carlo Sangalli che riveste anche l’incarico di presidente della CCIAA di Milano, Brianza Lodi e di Unioncamere; dal 1968 al 1994 è stato deputato e tra il 1976 e il 1978 sottosegretario al Turismo e Spettacolo.

Il Rapporto Confcommercio-Censis dello scorso maggio ha messo in evidenza che il 23% delle famiglie ha rinunciato all’acquisto di beni durevoli, il 43% alle vacanze, mentre sei famiglie su dieci temono di perdere il proprio lavoro, il 53% non è ottimista per le proprie prospettive ed il 67,5% per quelle del Paese. La nota congiunturale mensile di maggio dell’Ufficio Studi ha, inoltre, rilevato un calo del 17,4% del pil nel secondo trimestre e un crollo dei consumi del 30% che arriva al 55% nell’abbigliamento, al 66% per alberghi, bar, ristoranti e al 92% nelle attività del tempo libero.

Il Commento Politico ha rivolto al presidente Sangalli alcune domande.

Presidente, quale impressione ha ricavato dalla sua partecipazione, e più in generale, sugli Stati Generali organizzati dal presidente del Consiglio Conte?

“È stata un’occasione per parlare soprattutto di futuro. E l’auspicio è che questa iniziativa del governo, che ha voluto confrontarsi sulle scelte, sulle regole, sulle politiche necessarie per un’Italia che cresca di più e meglio, si traducano rapidamente in risultati concreti. Perché le imprese vivono ancora in emergenza. Servono, dunque, risposte urgenti soprattutto su crisi di liquidità, estensione delle moratorie fiscali, eccesso di burocrazia, riduzione della pressione fiscale e del costo del lavoro. Il tempo sta per scadere e c’è il rischio di una ‘tempesta perfetta’ che, tra aumento dei costi e crollo dei consumi, potrebbe far chiudere 270mila imprese con la perdita di oltre 1 milione di posti lavoro”.

Al termine degli Stati Generali, il presidente Conte ha avanzato la proposta di un deciso taglio dell’Iva per riattivare i consumi, ma si tratterà forse di un intervento parziale nell’entità e nella durata. Ritiene efficace tale intervento?

“Qualsiasi intervento di riduzione della pressione sui contribuenti – che sia la riduzione dell’Iva o quella del cuneo fiscale e contributivo – va nella giusta direzione, che è quella di sostenere la domanda interna. Sarebbe un segnale importante di fiducia che abbiamo sempre auspicato. Che non sia, però, una misura di troppo corto respiro. Consumatori e imprese hanno bisogno di certezze per programmare e realizzare scelte di acquisto e di investimento indispensabili per rilanciare l’economia”.

Oltre ai necessari interventi per riattivare i consumi, qual è il giudizio della Confcommercio sulle altre priorità? Quali investimenti vedreste con maggiore favore?

“Occorre una strategia di sostegno pubblico all’economia diffusa, incentrata su indennizzi robusti da riconoscere in misura proporzionale alle perdite subite e accompagnata da congrue moratorie fiscali, da efficaci meccanismi di accesso al credito e da misure di supporto per gli affitti commerciali. In particolare, per i contributi a fondo perduto e per il credito d’imposta per gli affitti commerciali, andrebbe significativamente rivisto al rialzo il tetto dei 5 milioni di ricavi o compensi. Ma, più in generale, servono politiche e interventi per un sistema-Paese che funzioni meglio e che investa di più e meglio in ricerca e sviluppo, innovazione e digitalizzazione, trasporti e logistica. Con un approccio che tenga insieme sostenibilità ambientale e sostenibilità economica e sociale”.

Nei prossimi mesi dovrebbero essere disponibili i fondi europei (Recovery Fund, MES per la sanità, SURE, BEI), mentre il bazooka Bce sta facendo la sua parte per tenere bassi i tassi di finanziamento del debito pubblico. Dal suo osservatorio privilegiato e soprattutto dall’alto della sua esperienza politica e associativa ritiene che l’Italia dovrebbe fare richiesta del MES?

“Tutti gli strumenti sono utili, soprattutto in una fase di ripartenza molto difficile. Ma la richiesta di attivazione dei fondi europei deve tener conto dello scenario negoziale che si apre dopo la proposta della Commissione sul programma Next Generation UE e sul Recovery Fund. Si tratta di risorse ingentissime che vanno utilizzate bene, visto che nel nostro Paese la pandemia ha fatto tornare drammaticamente a galla i tanti nodi strutturali che da decenni ne minano la crescita. È un’opportunità che l’Italia non può perdere”.

Ritiene il nostro Paese in grado di cogliere positivamente queste occasioni e tradurre in opportunità la difficile esperienza del coronavirus?

“La parola d’ordine è reagire ed avanzare. Dicevo prima della necessità di politiche che tengano insieme sostenibilità ambientale, economica e sociale. Ebbene, abbiamo straordinari “giacimenti” cui applicare questo tipo di approccio: la coesione territoriale, la ripartenza del nostro turismo, la risorsa cultura, la riorganizzazione delle nostre città e il nuovo ruolo del commercio di prossimità, le aggregazioni di rete e di filiera del tessuto dell’impresa diffusa, lo sviluppo dei servizi professionali, la qualità del made in Italy e dell’Italian way of life. Ce la possiamo fare: con tutta l’attenzione dovuta alle urgenze, ma anche con la responsabilità di un progetto complessivo che guarda all’Italia che verrà e che sappia concorrere alla ricostruzione di un clima di fiducia”.

“Sulla velocità della ripartenza e sul suo consolidamento si gioca il futuro del Paese, mentre i dati - dichiara Confcommercio - rendono ben chiara l’entità della montagna che il Paese deve scalare”. Presidente Sangalli, qual è il segnale più importante per restituire fiducia al Paese?

“Purtroppo il pericolo non è scampato e l’economia, nonostante la fine del lockdown, fatica a riprendersi. Ci sono tantissime imprese che, tra carenza di liquidità e calo dei consumi – -30% a maggio dopo il -48% di aprile - hanno subito un colpo tremendo e rischiano di chiudere con inevitabili conseguenze anche per l’occupazione. C’è pochissimo tempo, bisogna accelerare. Serve più liquidità, più digitale, meno burocrazia e meno tasse. Solo così si può rafforzare la fiducia e far tornare famiglie e imprese a consumare e ad investire”.

Maurizio Troiani

Italia

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