• Il contributo

Scuole-seggio elettorale, è ora di cambiare

Confesso che non mi piace l’idea che l’inizio dell’anno scolastico venga rinviato per consentire l’uso a scopi elettorali degli edifici scolastici.

Anche prima della pandemia molti ritenevano inopportuna la sospensione delle attività scolastiche e la conseguente chiusura delle scuole per lo svolgimento delle elezioni. Ma certo oggi una simile decisione si rivelerebbe oltremodo dannosa e, per certi versi, offensiva della dignità della scuola e dei suoi utenti.

Ai tre mesi (marzo-maggio)di vacanze forzate a causa della pandemia, se ne aggiungeranno altri tre e mezzo(giugno-metà settembre?),a causa di difficoltà (o inefficienze?) organizzative; a causa della resistenza di tutto il sistema scolastico ad assoggettarsi a quel sovrappiù di lavoro necessario per recuperare, almeno in parte, come pure sarebbe stato opportuno utilizzando i mesi di giugno e parte di luglio, il tempo perso; o forse anche, ipotesi nient’affatto peregrina, a causa delle pressioni degli operatori turistici, che temono di vedere ridotti i tempi delle vacanze. Il turismo è un settore certamente in grave affanno, e di grande rilevanza per la nostra economia, ma chi ha deciso che sia meritevole di precedenza sul dovere dello stato di fornire e sul diritto dei giovani di ricevere istruzione nei tempi, nei modi e nella quantità appropriati?

Già tutto questo meriterebbe una riflessione più approfondita di quella normalmente dedicata all’argomento.

Come se non bastasse, la stampa sembra dare per scontata la decisione cui abbiamo accennato sopra.

In realtà con un po’ di buona volontà si potrebbero trovare soluzioni alternative all’uso di alcune, poche in verità, aule scolastiche per collocarvi i seggi elettorali, uso che tuttavia comporta la sospensione per quasi una settimana del normale svolgimento della vita scolastica. Oggi il problema è ineludibile e perciò anche in questo limitato settore è giunto il momento di cambiare.

Quali allora le soluzioni possibili? A parte le solite caserme dismesse, si potrebbero utilizzare le sedi comunali e, nelle grandi città, quelle circoscrizionali; si potrebbe, al limite, chiedere ospitalità alle sedi parrocchiali, che sono capillarmente diffuse sul territorio, garantendo ovviamente la assoluta non interferenza con la libertà del voto; si potrebbero forse anche utilizzare capannoni industriali dismessi; si potrebbero soprattutto, anzi si dovrebbero, sperimentare strumenti di comunicazione elettronica che consentirebbero, fra l’altro, notevoli risparmi in termini organizzativi.

Insomma, come dice il proverbio, la necessità aguzza l’ingegno: se l’ingegno c’è, e, soprattutto, se si avverte la necessità.

Il punto è tutto qui: quanto è presente e avvertita la necessità (e l’urgenza) di riparare il danno incalcolabile recato alla crescita psicologica, intellettuale, culturale dei bambini e degli adolescenti dalla improvvisa e traumatica e prolungata, eccessivamente prolungata, chiusura delle scuole?

Se questa consapevolezza manca, allora nulla ci può salvare non solo dall’ignominia di oggi, ma anche da un futuro quanto mai oscuro.

A poco serve dire che il piano di rinascita prevede l’educazione fra le sue annunciate priorità a un Paese che guarda, tra stupito e indignato, un trattamento così irrispettoso e miope dei suoi figli.

Fa piacere leggere sui giornali di oggi che anche il segretario del Pd Nicola Zingaretti abbia affermato che “bisogna fare uno sforzo per collocare i seggi elettorali in luoghi separati dalle classi”.

Luisa Calogero La Malfa

Italia

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