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Separazione dei poteri e Next Generation EU

Nei loro editoriali di ieri Massimo Franco sul Corriere della Sera e Stefano Folli su Repubblica si facevano entrambi interpreti dell’afoso senso di stagnazione del quadro politico.

Non potrebbe essere diversamente. Da un lato i sondaggi continuano a dare in vantaggio la coalizione di centrodestra, ma quell’alleanza è come se avesse perso il suo leader. Ogni giorno che passa Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni si smarcano in modo sempre più vistoso da Matteo Salvini.

Di converso, le forze politiche che sostengono il governo sono sì strette attorno al presidente del Consiglio ma non riescono ad essere percepite dall’opinione pubblica come una vera maggioranza. Sempre in salita appare la costruzione di alleanze per le prossime elezioni regionali e ferma resta la riforma della legge elettorale, che dovrebbe costituire l’indispensabile corollario della proposta di taglio dei parlamentari al vaglio degli elettori insieme alle consultazioni di settembre.

Quando le ultime questioni connesse alle emergenze del coronavirus avranno ultimato il loro iter parlamentare - ieri la proroga ad ottobre dello Stato di emergenza ed oggi l’ulteriore scostamento di bilancio finalizzato al prolungamento degli interventi di sollievo per lavoratori ed imprese – comparirà la superficie su cui sta per ammarare il Next Generation EU. Apparirà un bacino più simile alle Everglades della Florida, piene di pericolosi alligatori, che ai meravigliosi mari e laghi italiani.

I duecento miliardi ottenuti in Europa, attesi da troppi cassetti che si stanno aprendo, finiranno come un biglietto vincente della Lotteria Italia che alla fine dei giochi sarà stato sminuzzato in mille pezzi e quindi non incassabile?

Non si può chiedere alla politica ciò che non può dare, né dimenticare che alla più grave crisi economico-sociale dal dopoguerra è stata chiamata una classe dirigente espressione della protesta più che di progetti politici.

Tuttavia resta ai naviganti una stella polare: la Costituzione, tra le cui pagine si possono rintracciare i principi cui ispirarsi per trovare la via migliore per avviare la ripresa del Paese. L’indirizzo politico è di competenza del governo che, dopo aver sottoposto alle Camere le sue proposte, ha l’onere e la responsabilità di realizzarle. Il Parlamento, dal canto suo, approvato il piano generale presentato dal governo, ha l’onere e la responsabilità di controllarne l’esecuzione. La pubblica amministrazione - centrale, regionale e locale – ha, infine, il compito di attuare le direttive del governo secondo i principi del buon andamento e dell’imparzialità.

Decida allora il governo quali sono le priorità del proprio piano di intervento e le sottoponga all’approvazione delle Camere. Il compito del Ciae, il Comitato interministeriale riunitosi ieri proprio a questi fini, è quello di preparare la proposta del Consiglio dei ministri al Parlamento.

Decida il Parlamento se approvare o meno la proposta del governo, abbandonando ogni tentazione di compartecipare alle scelte operative e svolgendo, invece, nel modo più attento e puntuale la funzione di controllo sull’implementazione del programma che la Costituzione gli attribuisce.

Decida, infine, il governo se le amministrazioni pubbliche siano in grado o meno di assolvere al compito di realizzare il programma. In caso contrario, se cioè come tutti dicono – a partire dal Presidente del Consiglio – il sovrapporsi delle competenze e le lungaggini burocratiche costituiscono una selva difficilmente districabile nei tempi brevi che la ripresa economica pretende, decida il governo di dotarsi di una struttura eccezionale: una struttura che abbia il compito di attuare il progetto che la politica avrà scelto, operando la selezione delle iniziative in modo trasparente ed efficace, curando la realizzazione degli interventi e interloquendo con la Commissione europea (cui spetta, non dimentichiamolo, l’ultima parola) in qualità di unica stazione appaltante e realizzatrice.

Il principio della separazione dei poteri non è necessario solo per il buon funzionamento di una democrazia. Esso rappresenta anche l’unico strumento per riprendere il cammino della prosperità.

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