• Il contributo

Vaccinazione Sì


“Le liti, le dietrologie e i distinguo”, scrive il professor Cesare Greco in questo articolo, sono le note del dibattito già in corso mentre si avvicina la data in cui il vaccino anti-Covid sarà disponibile sul mercato. In tempi normali, scrive Greco, sarebbe giusto dare il via a efficaci campagne di convincimento. Ma Il Commento Politico è d’accordo con il professor Greco: questi non sono tempi normali, l’emergenza sanitaria, economica e sociale è grave. Perciò la vaccinazione contro il Coronavirus deve essere resa obbligatoria.

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Vaccinazione sì, vaccinazione no, vaccinazione forse, e poi volontaria, obbligatoria imposta dal governo, dal Parlamento, magari da Arcuri, dal buon senso. No, dal buon senso no, non è previsto nella gestione di questa emergenza Covid, non è previsto da parte del governo, che ha quantomeno sottovalutato l’intervallo tra le due ondate, non è previsto da parte delle opposizioni, i cui capi tendono ad esprimere opinioni differenti purché contrarie a quelle della maggioranza, e non è previsto neanche da parte dei cittadini, ligi alle regole ma solo per paura, mai in questa crisi per evitare al massimo le possibilità di contagio e pronti ad approfittare del minimo segnale di allentamento dei freni.

Ovviamente, come da tradizione, l’avvicinarsi della disponibilità dei vaccini, e quindi di potere raggiungere la tanto agognata protezione di gregge, ha innescato il dibattito e, sempre come da tradizione, le liti, le dietrologie e i distinguo. Tralasciamo chi sostiene che i vaccini non andrebbero fatti senza una certezza assoluta della loro efficacia e della loro mancanza di effetti collaterali a lunga distanza. Secondo questa logica, teoricamente non del tutto sbagliata, ma in condizioni normali, saremmo destinati a convivere con il virus per almeno altri tre anni, il che significa altri tre anni di sacrifici, chiusure e progressivo ulteriore scadimento della situazione economica, cosa che nessuna popolazione sarebbe disposta a sopportare pacificamente per tanto tempo. Secondo questa logica, inoltre, oggi avremmo migliaia di cittadini storpiati dalla poliomielite e, se ciò non è avvenuto, si deve solo alla determinazione di, guarda caso, un politico coraggioso, il socialista Giacomo Mancini, che nel secolo scorso credette a Sabin e non ai suoi esperti attendisti. Ma erano altri tempi e altri uomini, capaci di assumersi le proprie responsabilità di fronte al Paese e alla storia. Chi deve decidere? Il governo? Il Parlamento? E cosa? Vaccino obbligatorio? Vaccino volontario?

I tempi, data la violenza e la virulenza del virus, sono stretti e non consentono tanti dibattiti. Ancora meno consentono che il problema dei vaccini anti Covid possa diventare un problema politico su cui innescare discussioni magari strumentali. Decida il governo e lo faccia con gli strumenti dell’emergenza, visto che già li ha usati per banchi a rotelle, mascherine e ventilatori polmonari. Già, ma cosa decidere? In condizioni normali, di fronte a un pericolo epidemico, la politica della libertà di scelta da una parte e della moral suasion governativa dall’altra potrebbero essere la soluzione normale, ma queste non sono condizioni normali. Bisogna riportare i ragazzi sui banchi di scuola, gli operai in fabbrica e gli impiegati negli uffici, al più presto possibile. Ecco perché non si possono aspettare i risultati di una campagna di convincimento della popolazione, che avrebbe necessariamente tempi lunghi e incompatibili con la sempre più grave crisi economica e sociale del p

Paese. Vi sono intere fasce di popolazione da proteggere e che hanno gli stessi diritti degli altri a riprendere una vita normale. I ragazzi immunodepressi, che non possono correre il rischio di chiudersi in un’aula con coetanei negazionisti e quindi possibili portatori della malattia; vi sono i sanitari, che non possono evitare il contatto con il virus; vi sono gli anziani, che non possono al crepuscolo della vita rinunciare ai propri affetti. Il vaccino, pertanto, e come è stato ed è per tanti altri vaccini, sia reso obbligatorio, almeno per tipo di lavoro, per classi d’età e per i ragazzi in età scolare. Ciò che è in gioco è la vita di tutti, e non solo da un punto di vista sanitario, ma soprattutto forse da un punto di vista economico.

Un’ultima chiosa a proposito del buon senso. Si scelga un vaccino gestibile. Non si facciano piani che non è nelle nostre possibilità gestire. Si usi, almeno per questa volta, un minimo di razionalità.


Cesare Greco

Italia

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