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Zingaretti ha ragione, ma bisogna fare presto

All’indomani dell’annuncio della Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen relativo al piano Next Generation e della Relazione del Governatore della Banca d’Italia Visco, cruda nella valutazione della portata della recessione, ma animata dalla fiducia nella ripresa dell’Italia, i giornali ospitano stamani una serie di interventi su ciò che il Paese dovrà fare per uscire dalla crisi.

Alcuni sono interventi polemici. Come quello del Presidente della Confindustria Bonomi che ha chiesto una discontinuità al Governo. Altri sono interventi settoriali, come quello del ministro Franceschini sul rilancio del l turismo nel Mezzogiorno.

L’approccio più ambizioso è quello del segretario del PD Nicola Zingaretti, il quale, in un articolo scritto per il Corriere della Sera, elenca gli investimenti che dovrebbero caratterizzare un nuovo modello di sviluppo: “Digitalizzazione, green economy, Università e trasferimento tecnologico alle imprese, infrastrutture materiali, semplificazione dello Stato…”. Zingaretti aggiunge poi significativamente che il PD pensa “a un piano per la rinascita. Un grande patto tra istituzioni, imprese, forze sociali, enti locali, fatto di obiettivi condivisi, politiche e priorità”.

Questo a noi sembra il punto centrale della questione. Per la prima volta, dopo anni di finanza pubblica restrittiva oggi si torna a una impostazione positiva della politica economica, in cui le risorse finanziarie vi sono e si tratta di decidere dove allocarle affinché abbiano la maggiore produttività economica e il maggior impatto sociale. Dunque serve un piano, come giustamente sottolinea il segretario del PD.

Da più giorni Il Commento Politico segnala il rischio che si possa scatenare una corsa disordinata alla prenotazione delle risorse. In una congiuntura ordinaria ben si potrebbe immaginare che tutti i ministri portino i loro programmi al coordinamento del Presidente del Consiglio. Ma noi non siamo in una congiuntura ordinaria. L’accentramento della programmazione degli interventi e della definizione dei criteri per la selezione degli investimenti deve essere la prima e non l’ultima tappa.

Non abbiamo molto tempo a disposizione. Tra giugno e luglio sarà definito il quantum delle risorse messe a disposizione dell’Italia dall’Europa: in quel momento il Governo dovrà essere già pronto a portare in Parlamento e in Europa le sue proposte operative.

Per questo motivo, Il Commento Politico ritiene indispensabile che l’Esecutivo si doti al più presto di una apposita struttura che, fin da subito. costituisca un unitario punto di riferimento per le amministrazioni e le imprese italiane, per le istituzioni europee e per gli investitori interni e internazionali.

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