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Il Governo Conte e la nuova legge elettorale

Come abbiamo osservato nel commento “Stati generali o cahiers des doléances?”, l’idea degli stati generali dell’economia sembra aver lasciato perplesse più le forze di maggioranza che quelle di opposizione. Berlusconi ha addirittura rafforzato il suo distacco dal duo Salvini-Meloni, già iniziato con l’apertura sul Mes, con un’intervista di oggi alla Stampa in cui si dichiara pronto a partecipare all’elaborazione del Piano di Rinascita prospettato da Conte.

Sull’opposto versante, invece, quello di maggioranza, gli stati generali si presentano – come scrive Massimo Franco sul Corriere della Sera - “zavorrati da una serie di ambiguità”. Così, mentre il segretario del Pd Zingaretti scrive sul Sole 24 ore per invitare il governo a evitare lungaggini ed in particolare a prendere al volo i fondi del Mes, il movimento Cinquestelle appare incapace di decidere non solo sul Mes ma anche sul rilancio di opere pubbliche contro le quali si era aspramente battuto.

In questo quadro Matteo Renzi, colui il quale ha fin qui maggiormente agitato le acque della maggioranza e messo in fibrillazione il Governo, sembra essere diventato da due giorni a questa parte la colonna più solida della coalizione, plaudendo agli stati generali e dichiarando che l’attuale esecutivo ha la forza di completare i tre anni restanti della legislatura.

Dipenderà forse dal fatto che in Parlamento è stata data un’accelerazione all’esame della riforma elettorale in senso compiutamente proporzionale con sbarramento al cinque per cento? Difficile dirlo. Certo è che ieri il leader di Italia Viva si è dichiarato favorevole al maggioritario e all’elezione diretta (la scelta è à la carte) del presidente della Repubblica o del presidente del Consiglio.

La riforma della legge elettorale è uno dei punti dell’accordo di Governo che avrebbe dovuto accompagnare la riduzione del numero dei parlamentari. Una veloce ripresa del suo iter d’esame può, però, alimentare il sospetto che parti della maggioranza vogliano apprestare un paracadute in caso di improvvisa caduta del Governo in autunno con conseguenti elezioni anticipate. La legge elettorale in vigore sembra eccessivamente favorevole al centro-destra perché prevede che un terzo dei collegi siano assegnati con il sistema uninominale e la coalizione a guida Salvini appare tuttora la più compatta.

Al ritorno ad un sistema completamente proporzionale guarderebbe del resto favorevolmente anche Forza Italia coerentemente al suo parziale smarcamento dagli alleati e forse la stessa Lega che, con il sistema in vigore, può temere un grande successo al sud di Fratelli d’Italia che nei sondaggi sta diventando un pericoloso competitor.

Ciò che non si capisce completamente è proprio la posizione di Renzi, che sembra irriducibile ad una prospettiva di convergenza con altre forze di centro - sinistra per superare eventuali sbarramenti. In effetti è singolare che in questa situazione le posizioni di Matteo Renzi e di Carlo Calenda, invece di avvicinarsi, tendano a divaricarsi sempre di più.

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