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Il richiamo di Mario Draghi

Il discorso di Mario Draghi al Meeting di Rimini, che Giorgio La Malfa commenta in un articolo di oggi sul Mattino (allegato a fondo pagina), esprime un allarme molto serio per il modo in cui l'Italia sta preparandosi alla fase post-emergenza del coronavirus e in particolare all'uso dei fondi che l'Europa ci mette a disposizione. Il riferimento di Draghi agli anni Settanta è trasparente: rischiamo un aumento del rapporto debito-PIL che alla lunga sarà insostenibile.

Il modo in cui Draghi ha esposto le sue osservazioni è stato, tuttavia, abbastanza sfumato, tanto da consentire al governo di non reagire alle preoccupazioni che questi aveva manifestato. In sostanza, come notava ieri un quotidiano, il governo – sollevato per il fatto che il discorso non contenesse una critica esplicita della sua azione - si è sentito libero di ignorare le osservazioni di fondo del discorso di Draghi.

Ma oltre al governo ci sono i partiti della maggioranza e in particolare il PD: prima o poi questo partito dovrà rendersi conto che, se non vi sarà da parte del governo un’azione molto incisiva, la situazione economica è destinata a peggiorare. A quel punto, il rischio di consegnare nelle prossime elezioni il Paese alle destre può divenire incontrollabile.

Il tema di fondo non è la destinazione settoriale dei fondi: questa è una decisione politica che spetta al governo nel suo insieme anche in base alle indicazioni che provengono dall’Europa. Il tema è il modo di organizzarne la spesa e qui vi sono solo due possibilità: o si distribuiscono i fondi fra le molte “agenzie di spesa” centrali e locali che esistono nello Stato italiano, oppure si crea un ente apposito chiamato a effettuare la spesa dei fondi nel quadro degli indirizzi politici del governo, ma con una scelta dei modi più efficaci di procedervi.

Stamane l'associazione dei Comuni annuncia la sua richiesta di almeno 20 miliardi di euro, il 10 per cento dei fondi Next Generation EU, da affidare ai Comuni. E le Regioni? Come procederà il governo per ripartire i fondi fra tutti i pretendenti? Se si baserà su un criterio puramente "politico", cioè in base ai rapporti di forza politici e agli equilibri istituzionali, bisognerà dire addio a ogni ipotesi di scelta degli investimenti "buoni" rispetto agli investimenti "cattivi", per usare la terminologia di Draghi.

Sarebbe, invece, auspicabile che il governo decidesse di impostare con lungimiranza la preparazione di quel grande piano di rilancio dell’economia di cui l’Italia ha urgentemente bisogno. Le risorse che l’Europa ci mette a disposizione sono la grande occasione del momento. La scadenza per la presentazione a Bruxelles dei progetti di utilizzazione del Recovery Fund è il prossimo ottobre. Saremmo ancora in tempo. Ma una volta che si sia rinunziato a una soluzione organica, della quale abbiamo parlato più volte, sarà inevitabile “l’assalto alla diligenza”, la confusione e, probabilmente, l’incapacità di spendere nei tempi previsti, che è la caratteristica della spesa pubblica italiana per investimenti.

Il tempo per scegliere una buona soluzione – come disse una volta il Governatore della Banca d’Italia Carlo Azeglio Ciampi rivolgendosi al governo – “si è fatto breve.”

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Il Mattino 20 agosto 2020
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