Mattarella, senz’altro.

All’indomani della formazione del governo Draghi, Il Commento Politico ha scritto che la vigorosa iniziativa del Presidente della Repubblica, da cui era scaturito il nuovo esecutivo, aveva un duplice obiettivo.

In primo luogo si trattava di dare al Paese un governo che, presieduto da una personalità di altissima autorevolezza interna ed internazionale e sorretto dalla maggioranza possibile, affrontasse le due emergenze più rilevanti con cui si era aperto l’anno: realizzare un’efficiente campagna vaccinale e presentare in tempo un credibile piano italiano di utilizzazione dei fondi del Next generation EU.

Il secondo obiettivo era quello di consentire ad un sistema politico esausto e disgregato di ritrovare plausibili condizioni di equilibrio in una legislatura nata all’insegna di un vero e proprio terremoto politico. Il successo clamoroso dei Cinquestelle ed il tracollo del Pd da un lato e la sostituzione alla leadership del centrodestra dell’europeista Forza Italia con la Lega sovranista di Salvini dall’altro, avevano infatti dovuto fare i conti con la dura realtà che costringe le forze politiche che assumono responsabilità di governo ad abbandonare la sicura quanto improduttiva rada della propaganda. Da questa contraddizione era nata la singolare circostanza di uno stesso presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, alla guida di due governi totalmente alternativi: populista il primo, sostenuto da Cinquestelle e Lega; europeista il secondo, sostenuto da Cinquestelle, Pd e altre forze di centrosinistra.

La fantasia, si sa, è uno dei combustibili della politica ma, poiché a tutto c’è un limite, il castello di carte ad un certo punto è caduto. La crisi è avvenuta nel momento in cui l’emergenza sanitaria richiedeva decisioni tanto urgenti quanto divisive e quando bisognava riuscire a formulare un piano adeguato di utilizzo dei fondi europei.

Il governo Draghi ha affrontato con grande impegno le due urgenze, sanitaria e economica. Ma si è presto visto che i due obiettivi che costituivano il terreno su cui l'esecutivo era nato non venivano meno con il far fronte alle prime emergenze.

Da un lato, la funzione di governo non può fermarsi. Superati i primi ostacoli si è aperta una seconda fase, perché è stato necessario mettere in cantiere le riforme di accompagnamento che l’Europa ci chiedeva per rendere credibili le ipotesi di intervento e di investimenti previsti dal Piano: riforma della giustizia, della pubblica amministrazione, delle procedure di appalti, del complessivo impianto fiscale. Sono pronti i partiti a metter mano a questi dossier così impegnativi in una ritrovata normalità di dialettica politica? La risposta è no.

Nello stesso tempo, la situazione politica si è mossa, ma occorre riconoscere che il compito che le forze politiche avevano ed hanno tuttora davanti è assai arduo e che molti sommovimenti sono in corso.

Nel centrodestra è intervenuta una spaccatura tra forze come Lega e Forza Italia, che appoggiano il governo, e Fratelli d’Italia che è all’opposizione. Si tratta di una spaccatura che riteniamo sia destinata ad aumentare. Ma serve tempo.

Nell’altro campo, la soluzione del problema della leadership dei Cinquestelle si è rivelata particolarmente complicata e non è chiaro quanto Giuseppe Conte, nuovo capo di un movimento che si sta facendo partito, sarà in grado di tenere una rotta equilibrata tra cultura di governo e unità di una formazione in cui sono ancora forti le pulsioni ribelliste. Sono difficoltà reali di cui la riforma del processo penale fa da cartina di tornasole.

Nel cosiddetto centrosinistra, infine, il dossier Roma ed il disegno di legge Zan rivelano quanto ancora tesi e irrisolti siano i rapporti tra il Pd ed i transfughi Renzi e Calenda.

Tutto ciò è perfettamente chiaro ai leader di tutti i partiti, che infatti si guardano bene dall’adombrare una caduta a breve del governo Draghi, anche se, con le importanti elezioni amministrative dell’autunno, non possono fare a meno di piantare qualche bandierina identitaria.

Su questo scenario di fluttuante stabilità sta però per abbattersi qualcosa che potrebbe rivelarsi un imprevisto macigno, ed è l’inizio, il 3 agosto, del semestre bianco. Che le acque possano improvvisamente intorbidarsi lo segnalano due articoli comparsi in sequenza ieri ed oggi su importanti giornali.

Il primo, ieri sul Corriere della Sera, di Marzio Breda, il quirinalista italiano di più lungo corso, che si augura che le forze politiche non interpretino il semestre bianco come un “liberi tutti” e continuino ad attenersi a comportamenti di estrema responsabilità.

Il secondo, oggi sul Sole 24 Ore, del costituzionalista Francesco Clementi che, dopo un lungo excursus sui poteri che comunque restano in mano al Capo dello Stato durante il semestre, non esclude che i partiti possano farsi prendere la mano nell’acuire la lotta politica, adombrando in tal caso l’ipotesi di dimissioni anticipate del Presidente della Repubblica.

Di fronte a questo complesso di problemi, Il Commento Politico sente la necessità di esprimersi in modo assolutamente chiaro. Con due affermazioni sintetiche.

Primo. L’attuale governo sta facendo bene. Lo pensa la maggioranza dei cittadini e lo pensano tutte le cancellerie dei Paesi alleati. Il programma che sta portando avanti è considerato realistico e fattibile perché ha la firma di Mario Draghi e la controfirma di Sergio Mattarella. Questo impone che l’azione del governo non subisca interruzioni per tutto il tempo necessario a fare ripartire il Paese. La formidabile squadra formata oggi dal Presidente della Repubblica e dal Presidente del Consiglio non va assolutamente cambiata.

Se ancora nessuno lo ha detto, allora lo facciamo noi del Commento Politico. Mattarella va rieletto senz’altro, anche domattina, se le turbolenze di cui parla Clementi lo rendessero necessario.

Secondo. Il governo Draghi non ha davanti a sé alcuna scadenza: non il 2022, non la fine della legislatura nel 2023. Draghi deve restare alla guida del governo per tutto il tempo necessario a mettere in sicurezza l’Italia. Se abbiamo bisogno, come molti dicono, di un cambiamento epocale, allora questo richiede competenza ed anni di buongoverno. Serve non solo lo scampolo dell’attuale legislatura, può servire anche la prossima: un tempo coerente con i progetti pluriennali e le riforme contenute in quel nostro piano per il Recovery che abbiamo presentato all’Europa e al mondo intero.

Le forze politiche che vogliono porsi al servizio del Paese debbono sostenere con coerenza questi due punti fondamentali.


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