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Una lettera di La Malfa al direttore de "Il Dubbio"

Nei giorni scorsi Il Dubbio ha pubblicato due reportages di un suo inviato sui primi passi del governo per l'utilizzazione del Next Generation EU che i lettori de Il Commento Politico possono leggere qui in calce.

Domani mattina Il Dubbio pubblicherà la seguente lettera di Giorgio La Malfa sull'argomento.

Caro Direttore,

il suo La Talpa è bravino, ma potrebbe far meglio.

Le faccio alcuni esempi. La Talpa ha previsto giustamente che sarebbe stato impossibile limitare la cabina di regia del Recovery Fund ai quattro ministri che compongono il CIAE e che l'affluenza sarebbe stata molto alta. Il Messaggero di ieri scriveva che alla prima riunione erano presenti circa cento persone, tutti i ministri, e in teleconferenza tutti i governatori e il presidente dell'ANCI, e fin qui La Talpa lo aveva previsto. Ma c'era anche - ci informa il Messaggero - il Presidente dell'Unione delle Province Italiane, in rappresentanza di enti la cui abolizione è stata più volte disposta. Questo a La Talpa era sfuggito.

Secondo esempio: La Talpa aveva informato che alla riunione dei quattro ministri del CIAE sarebbero stati presenti i sindaci delle città capoluogo delle aree metropolitane; ed era ovvio concludere che tutti i partecipanti alla riunione avrebbero avuto titolo a presentare propri progetti a valere sul Recovery Fund, ma non aveva fornito né le caratteristiche di questi progetti, né le cifre relative. Il sindaco di Firenze, Nardella, in un'intervista al Corriere della Sera di stamane colma la lacuna. Annuncia, per fine agosto, che i comuni capoluogo delle aree metropolitane avanzeranno richieste per una cifra di 30 miliardi di euro, accompagnati da una corposa documentazione circa la "transizione digitale, resilienza, sostenibilità ambientale" dei loro progetti. Ora, al suo La Talpa non era sfuggito che tutti i progetti avrebbero dovuto garantire transizione digitale e sostenibilità ambientale (anzi, per la verità, aveva anche scritto che dovevano sostenere l'economia circolare e verde che Nardella trascura), ma gli era sfuggito che dovevano garantire la resilienza. Per fortuna il sindaco di Firenze ce lo ha ricordato: l'Italia non si può permettere di dimenticare la resilienza se vuole godere del Recovery Fund.

Quanto alle cifre, se i grandi comuni chiedono 30 miliardi di euro, le regioni possono contentarsi di meno di - diciamo - 60 miliardi di euro? Infatti, sulla Stampa di oggi, il presidente dell'Emilia Romagna e della conferenza Stato-Regioni, Bonaccini, annuncia: "Ora le regioni in cabina di regia. I fondi vanno gestiti anche con noi". E le province? Essendo state forse abolite, potrebbero essere accontentate con una decina di miliardi. Ma gli 8000 comuni italiani potranno accettare che i progetti siano solo quelli delle regioni, delle province e dei comuni più grandi? Firenze sì e Pisa no? Reggio Calabria sì, Cosenza e Catanzaro no? Alla fine qualche miliardo o qualche decina di miliardi dovrà essere messo anche lì.

Passiamo ai ministeri. Che abbiano diritto alla maggior parte dei fondi sembrerebbe fuori discussione. Ma di che cifre si tratta? Il ministro delle infrastrutture, in un'intervista di qualche giorno fa, ha dichiarato di avere pronti progetti per 140 miliardi di euro. E l'Agricoltura? E le Attività produttive e la stessa Presidenza del Consiglio? E gli Esteri con l'attenzione del titolare ai problemi dell'export italiano? E l'Università, la Ricerca, la Scuola, la Giustizia? E gli Interni con il problema dell'immigrazione? E la Sanità, se si rifiuta il Mes? Se da sole le infrastrutture ne chiedono 140, pensiamo che le altre amministrazioni centrali possano chiedere meno di 400 - 500 miliardi?

Facciamo allora un po' di conti: fra apparati centrali, regionali e locali vi saranno richieste, euro più euro meno, per 700 miliardi. Per uscirne dovremmo chiedere che il Next Generation EU si trasformi in un Next Generation Italy.

In realtà c'è poco da scherzare. È indispensabile per il Governo e per il Paese che le priorità nell'utilizzazione dei fondi che l'Europa ci assegna siano individuate, in via preliminare, in base all'obiettivo di rilanciare l'economia italiana e l'occupazione e che siano ammissibili al finanziamento solo i progetti che rispondano a queste caratteristiche, da scrutinare comparativamente in base a parametri trasparenti di redditività economica e sociale: i fondi europei non vanno dispersi in mille rivoli.

L'altra strada, sulla quale il Governo rischia già di essersi avviato, significa che l'unica priorità diventerebbe la ricerca di un difficile quanto instabile equilibrio, sia fra le diverse sedi istituzionali del Paese, sia tra le forze politiche della maggioranza con tutte le loro sfaccettature e fratture.

Sono due strade alternative. Una esclude l'altra.


Mi creda, cordialmente

Giorgio La Malfa

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Il Dubbio 29 luglio 2020
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