Claudia La Malfa: il progetto del Portale

Pubblichiamo di seguito il discorso tenuto da Claudia La Malfa in occasione della presentazione del Portale Ugo La Malfa, il 10 novembre nell'Aula dei gruppi parlamentari della Camera dei deputati.

Claudia La Malfa è direttrice del Portale Ugo La Malfa.

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Signor Presidente della Repubblica, Signora Presidente del Senato, Signor Presidente della Camera, Signor Presidente del Consiglio, autorità, signore e signori,

Settant’anni fa, è di questi giorni - 1 novembre 1951, il Presidente della Repubblica Luigi Einaudi, firmava un Decreto presidenziale predisposto dal Ministro del Commercio con l’Estero Ugo La Malfa con il quale veniva disposta la liberalizzazione degli scambi. Il provvedimento, dirà Guido Carli:


“…fu una scelta storica… forse il contributo più importante e duraturo di La Malfa al paese… Il suo coraggio fu proporzionale alle opposizioni che quel provvedimento incontrò. Tutti contro. Gli industriali gridavano a una bizzarria suicida. I tessili soprattutto strepitarono, ma anche Valletta protestò… La Malfa ebbe contro anche la burocrazia del Ministero che tentò di boicottare il provvedimento… Si trattò di una decisione innovativa anche a livello europeo. […] L’operazione rese possibile la grande esplosione produttiva della fine degli anni Cinquanta.”


La cosiddetta “liberalizzazione degli scambi” voluta da La Malfa è oggi considerata all’origine del boom economico italiano che, nel paese afflitto dal peso della seconda guerra mondiale, negli anni cinquanta e sessanta portò al benessere una parte significativa della popolazione italiana.


Nell’Intervista sul non-governo rilasciata nel 1977 ad Alberto Ronchey, La Malfa spiegherà le ragioni che lo portarono al convincimento della necessità di proporre la liberazione degli scambi. Disse La Malfa:


“Fui mosso da due convincimenti: la visione meridionalista, ossia l’idea di stimolare con la concorrenza il sistema economico [secondo la visione di Giustino Fortunato, De Viti De Marco, Salvemini ecc] e una certa intuizione della capacità nazionale di andare sui mercati, della possibilità di dare finalmente respiro, sprigionare energie compresse [dall’autarchia fascista].”


Secondo La Malfa, due erano i grandi compiti che la Repubblica doveva realizzare e che ancora in parte sono da realizzare: il primo compito era di collocare l’Italia saldamente in Europa (per usare la sua espressione bisognava “aggrapparsi alle Alpi e non scivolare nel Mediterraneo”); il secondo era di dare all’Italia l’integrazione piena in Europa attraverso lo sviluppo economico sia del nord sia del Mezzogiorno che, diceva, era un Occidente impoverito: era Occidente per i suoi valori culturali, artistici, storici – come tutti sentiamo profondamente –, ma con un grado di sviluppo economico e sociale degradante e degradato.


La Malfa era nato in Sicilia, a Palermo, nel 1903 da una famiglia di condizioni economiche molto modeste. Il padre era appuntato di pubblica sicurezza. Aveva fatto scuole tecniche, ma subito dopo aveva preso la licenza liceale classica per potersi iscrivere all’università. Grazie al sostegno economico di una zia materna, si era iscritto a Venezia al Regio Istituto Superiore di Scienze Economiche e Commerciali di Ca’ Foscari, dove si era laureato nel 1925 con una tesi di diritto del lavoro con il grande giurista Francesco Carnelutti. Questi era rimasto colpito dalle qualità intellettuali di La Malfa e gli aveva suggerito di iscriversi alla Facoltà di Legge a Padova prospettandogli una carriera accademica sotto la sua ala: “Era nato – disse – un genio del diritto”.


E tuttavia, nel frattempo La Malfa, finiti gli esami e prima della laurea, aveva vissuto a Roma un anno ed aveva incontrato, presentatogli da Silvio Trentin - un altro dei suoi maestri di Venezia - Giovanni Amendola.

Nel maggio 1925 a Roma, La Malfa prende parte al Congresso dell’Unione Democratica Nazionale, il raggruppamento politico con cui Amendola aveva affrontato le elezioni di quell’anno. Ma nel luglio, Giovanni Amendola viene brutalmente aggredito e ridotto in fin di vita dalle camicie nere; morirà a Cannes il 12 aprile 1926. Quest’incontro e quella morte brutale segnerà la sua vita. Da allora l’obiettivo di La Malfa diventa la costruzione di una forza politica che possa sconfiggere il fascismo, abbattere la monarchia e ereditare la visione austera e moderna dell’Italia democratica che era stata di Giovanni Amendola. All’inizio degli anni ’40 La Malfa fonda, con altri intellettuali e antifascisti, il Partito d’Azione. Dopo il 25 luglio e dopo l’occupazione tedesca dell’8 settembre è nel Comitato di Liberazione Nazionale in rappresentanza del Partito d’Azione. Nel referendum del 2 giugno 1946 si batte per la Repubblica e viene eletto nell’Assemblea Costituente prendendo parte alla creazione della Costituzione Italiana.


Il senso politico della battaglia condotta da Ugo La Malfa fino alla sua morte, il 26 marzo 1979, è in quella scelta di vita. Caduto il fascismo e creata la democrazia in Italia, emergono nella sua attività politica i due grandi obiettivi che costituiscono il leit-motif della sua enorme produzione intellettuale: la soluzione dello storico problema del Mezzogiorno e la collocazione dell’Italia in Europa e in Occidente. Tutte le sue scelte politiche del dopoguerra, il centrismo, il centro-sinistra, la solidarietà nazionale, sono il tentativo di costruire le condizioni politiche per conseguire questi due obbiettivi di fondo.


Il progetto Portale Ugo La Malfa


La battaglia di Ugo La Malfa è testimoniata da una produzione vastissima di discorsi parlamentari, discorsi politici, articoli di giornali italiani e stranieri, corrispondenze, scambi e note.


Nella primavera 2020, nei mesi più duri del Covid, la Fondazione Ugo La Malfa, che ha un archivio e una biblioteca il cui catalogo di fondi librari, in SBN, include volumi rari sulla storia politica dell’Italia delle due guerre e sull’economia, riflettendo sul proprio futuro, ha deciso di raccogliere e riordinare il vasto repertorio di scritti e documenti di Ugo La Malfa e di metterlo a disposizione di un più ampio pubblico attraverso la moderna tecnologia digitale, come contributo alla storia della Repubblica, e come memento e guida per il cammino che rimane da percorrere.


Si tratta di uno sforzo imponente, grazie al quale speriamo di rendere pubblico su questo portale online, l’opera omnia di La Malfa, sia quella già pubblicata, sia quella ancora da raccogliere, attivando collaborazioni con lo Stato e con i privati. E per questo, sono grata agli enti che ci hanno già sostenuto in questa prima fase e che spero vorranno continuare a sostenerci, e ad altre istituzioni dello Stato con cui stiamo attivando una collaborazione: dall’Archivio Centrale dello Stato, col cui sovrintendente, Andrea De Pasquale, stiamo già lavorando sul fondo delle Carte Ugo La Malfa già depositato in Archivio dalla famiglia alla scomparsa dello statista; alle regioni cui La Malfa fu legato, la Sicilia, dove nacque e alla quale rimase sempre profondamente legato per tutta la vita, l’Emilia-Romagna che fu per trent’anni il suo collegio elettorale e che amava profondamente, e il Lazio, dove ha vissuto e svolto la sua attività da parlamentare. Grazie al prezioso contributo dei membri del comitato scientifico del Portale, stiamo costruendo percorsi didattici, tirocini e corsi di formazione con le Università per lo studio del vasto repertorio di metadata che abbiamo raccolto e raccoglieremo. Speriamo anche di costruire una rete di rapporti con le altre fondazioni storico-politiche rappresentate dall’Associazione delle istituzioni di cultura italiane, l’AICI, e con le altre biblioteche pubbliche e private che partecipano alla vita intellettuale del paese mettendo a disposizione i loro fondi e le loro energie.


Questo impegno, cui abbiamo dato l’avvio negli scorsi mesi, e che oggi siamo onorati di pubblicare online alla presenza del Presidente della Repubblica e delle più alte cariche dello Stato, degli amici, delle nuove generazioni – c’è qui una classe del Liceo Visconti di Roma che voglio salutare –, ci sembra che possa restituire la figura di Ugo La Malfa nella sua complessità, che Norberto Bobbio disse essere quella di un “personaggio eccezionale” la cui “dote più significativa fu quella di saper unire, nella sua persona, il politico accorto e l’uomo di grande cultura. Sì, La Malfa era un intellettuale, un economista, uno storico e insieme un uomo di Stato”.


Mi consenta, Signor presidente del Consiglio, di chiudere il mio intervento con due citazioni che, nel lavoro svolto in questi mesi mi hanno colpito per la lucidità della visione storica, economica, politico e sociale di Ugo La Malfa, e per come esse permettono, tramite il suo sguardo, di capire il passato per guardare al futuro. La prima risale al dicembre 1944: in un articolo sorprendente, scritto mentre la seconda guerra mondiale è ancora in corso, La Malfa osserva che bisogna associare la Germania allo sforzo per la costruzione di un’Europa capace di fronteggiare il futuro:


“Se l’Europa deve avere una funzione, questa sarà funzione di mediazione, funzione di cuscinetto, fra le potenze vincitrici della guerra. Un’Europa articolata su tre paesi – Germania, Francia e Italia – è un’Europa che ha assorbito il sogno egemonico tedesco.”


La seconda citazione è tratta da un discorso che mio nonno tenne il 17 giugno 1978 al Congresso di Roma poco prima di morire. Precisando la sua posizione rispetto a quella dell’onorevole Berlinguer, che in quel momento voleva per il Paese l’austerità, ma che intendeva come critica al capitalismo, Ugo La Malfa, con una visione di grande attualità, disse:


“Noi non ponemmo mai l’austerità come fine. Noi non abbiamo vocazione alcuna alla vita monacale. L’austerità la intendiamo come mezzo per raggiungere certi fini, come sforzo di un paese, delle sue classi sociali, per sottrarci a quello che ci distingue ancora nel mondo europeo, per diventare occidentali a pieno titolo e non occidentali per metà del paese e mediterranei per l’altra metà.”


Grazie.

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