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Da Varsavia a Roma: una lettera dell'ambasciatore Melani e una nostra postilla

  • 21 dic 2025
  • Tempo di lettura: 3 min

La seguente lettera dell'ambasciatore Melani, che ringraziamo, fa seguito alla nostra nota di ieri sul Commento Politico:

Nei Governi francesi di coabitazione entrambi partecipavano ai vertici. Ma tra Mitterrand e Chirac e tra Chirac e Jospin non vi erano differenze abissali in politica estera.

Non è il caso della Polonia che comunque non è una Repubblica presidenziale o semi-presidenziale come la Francia. Il Presidente non può quindi accampare pretese. Non so quali siano gli attuali equilibri all'interno della Corte suprema polacca. Un grave e pericoloso conflitto potrebbe aprirsi. In Italia la situazione è chiara. È il Governo responsabile della politica estera anche se il Presidente della Republica è il Comandante in Capo delle Forze armate ed ha una specie di droit de regard e di moral suasion in materia di relazioni internazionali. Suggestiva è l'ipotesi che la proposta di premierato condita da riforma elettorale sia un escamotage per attribuire ad un Presidente della Repubblica dello stesso partito di chi ha vinto le elezioni poteri che la Costituzione non gli dà. Il Presidente del Consiglio avrebbe una legittimazione elettorale se passasse la riforma costituzionale proposta dall'attuale maggioranza. Più agevole sarebbe quindi, come mi sembra prospettato nell'articolo, se, senza riforma costituzionale, sulla quale la Presidente del Consiglio mostrerebbe ora a quanto pare meno entusiasmo, fosse eletto Presidente della Repubblica il vero leader del partito che ha il controllo del Parlamento, realizzando così quel trasferimento di competenze auspicato in materia di rapporti internazionali e forse, seppure più difficilmente, per altro. A quel punto basterebbe una riforma della legge elettorale con premio di maggioranza a chi ha solo una maggioranza relativa che non richiederebbe una legge costituzionale con rischio di bocciatura al referendum. Sta di fatto che il legame politico tra PdR e Governo potrebbe non sempre coincidere. Un pericolo comunque c'è. Ne deriva che ogni sforzo va fatto per scongiurarlo, turandosi entrambe le narici in materia di alleanze per le prossime elezioni, avendo come linea rossa fondamentale e non valicabile la politica estera e di difesa. A questo scopo mi sembra chiara anche la scelta da fare nell'imminente referendum sulla giustizia a prescindere, purtroppo, dal suo contenuto sul quale si può essere più o meno d'accordo o indifferenti.

MM

 

Postilla

L'ambasciatore Melani ha colto il punto della nostra nota di ieri. Negli anni della Prima Repubblica la Democrazia Cristiana, divisa su quasi tutto, fu invece compatta nel respingere le aspirazioni presidenziali dei suoi leader. Non furono eletti né Fanfani, né Moro, né Forlani. Al loro posto andarono Leone, Scalfaro, Cossiga. Le conseguenze destabilizzanti del protagonismo di Gronchi prima e di Segni poi avevano iniettato un vaccino salutare. Perché la Costituzione assegna poteri molto estesi al Quirinale: la Presidenza del CSM e il comando delle Forze Armate sono attribuzioni che esercitate con grande misura non alterano l'equilibrio costituzionale ma hanno in sé un potenziale politico notevolissimo. 

Davvero la destra, come dichiara l'on. Meloni, non pensa di trasferire al Quirinale il suo o la sua leader? Ma come si spiega, se è così, la rinuncia alla riforma della Costituzione in senso presidenziale che è stata per tutto il dopoguerra uno dei punti fermi della destra italiana? Una disattenzione? Un desiderio di venire incontro a metà strada con le sinistre nella speranza di una riforma costituzionale condivisa, come qualche volta si è detto? O invece l'avere intravisto la possibilità di mettere al vertice della Repubblica un leader della destra che potrebbe guidare il Paese dal Quirinale finché disponesse anche di una maggioranza in Parlamento, oppure controbilanciare un governo di centrosinistra come ovviamente potrebbe avvenire in una delle prossime elezioni generali?

La conclusione dell'ambasciatore Melani è ineccepibile e coincide esattamente con il nostro pensiero.

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