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Giorgio La Malfa: "L'ordine mondiale è finito. Meloni chiarisca sulle armi a Kiev e scelga l'Europa"

2 ore fa
Tempo di lettura: 4 min

Riportiamo di seguito l’intervista dell’Huffington Post a Giorgio La Malfa - 15 settembre 2026

 

di Federica Fantozzi

  

Intervista all'ex ministro e segretario del Pri: "Gli Usa hanno abdicato alla loro leadership e l'Ue è stretta tra nazionalismi e caos globale. La Russia oggi non può attaccare l'Europa, ma la destabilizza sostenendo AfD, Le Pen e probabilmente Vannacci. L'Italia continui ad aiutare l'Ucraina, ma il governo dica chiaramente cosa sta facendo"


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Mario Draghi aveva avvisato che l'Europa basata sulla dipendenza energetica dalla Russia, l'export sul mercato cinese e la sicurezza gestita dagli Usa era finita. Sta nascendo un nuovo ordine mondiale?

 

“Più che nascere un nuovo ordine internazionale si è dissolto quello vecchio, e adesso si vede il caos e nient'altro. Viviamo una situazione in cui è venuto meno l'ordinatore dominante delle vicende dal dopoguerra in poi. Gli Usa, volontariamente o no, hanno abdicato alla loro funzione e si sono collocati quasi come una potenza regionale con ambizioni imperialistiche. Esprimono desideri senza l'assunzione di responsabilità che deriva dalle leadership. Le conseguenze potenziali sono devastanti: viene meno il blocco di Paesi occidentali guidato dagli Usa che ha tenuto finora in equilibrio il mondo”.

 

L'Europa è la prima vittima di questo caos?

 

“L'Europa ci è finita in mezzo e non sa come collocarsi. Servirebbe un'Ue molto più unita di oggi con una capacità decisionale che può nascere da un'intesa tra i Paesi principali oppure da un nuovo slancio delle istituzioni europee, ma che in ogni caso abbia una voce unica. Invece, si affermano Paesi che sostanzialmente sono tornati ai nazionalismi del passato”.

 

L'ultimo viaggio a Mosca e Kiev dei mediatori Usa è stato l'ennesimo buco nell'acqua. La guerra in Ucraina è in stallo. Quanto è pericolosa per l'Europa?

 

"È un tema complesso, collegato alle ambizioni e alle possibilità reali della Russia. Il governo ha sicuramente più elementi di un osservatore, ma la mia opinione è che Mosca costituisca sì una minaccia, però non attuale per l'Europa. Dubito che un Paese che in 5 anni non è riuscito a prevalere in Ucraina possa ambire a operazioni militari altrove, come in Polonia, Romania o Paesi Baltici. L'ideologia di Putin lo prevederebbe, certo, ma in concreto i timori su questo aspetto mi sembrano eccessivi".

 

I Paesi che lei ha citato non la pensano così. E Mosca ha altri strumenti, dai droni esplosivi alle incursioni ibride. Non sono temibili?

 

“È verissimo che Mosca ha altri strumenti, paramilitari e ibridi come appunto i droni. Inoltre, usa il sostegno ai movimenti che minano la solidità dell'Europa. Dietro l'AfD e Marine Le Pen non c'è dubbio che ci sia l'aiuto economico di Mosca, cosa che è probabile anche nel caso di Roberto Vannacci. La Russia ha un potere destabilizzante a livello politico, che usa proprio perché la sua attuale potenza militare è limitata”.

 

Fa bene l'Italia a continuare a inviare le armi a Kiev per difendersi?

 

“Intanto, servirebbe un chiarimento da parte del governo. Dopo il vertice in Turchia l'esecutivo ha dichiarato che non ci sarebbero stati nuovi aiuti militari. Giorgia Meloni tace sull'argomento da tempo. Mentre il ministro della Difesa Guido Crosetto ha fatto sapere che proprio a settembre ci sarà un nuovo invio sulla base della decisione parlamentare di inizio anno. Che facciamo, diamo le armi senza dirlo? C'è un'ambiguità che andrebbe chiarita in Parlamento”.


Ma secondo lei, è opportuno continuare a inviarle o no?

 

“Secondo me, Europa e Italia non possono non dare all'Ucraina tutto il sostegno necessario perché il fronte non crolli. Naturalmente c'è un punto: a ogni sostegno militare deve accompagnarsi la reiterazione del tentativo dell'Europa di auspicare una soluzione negoziale del conflitto e naturalmente essere disponibile a farsi parte del negoziato”.


E se la Russia rifiuta ogni negoziato?

 

“Non importa. L'Europa però deve dichiarare che i suoi intenti sono la stabilizzazione della situazione militare in Ucraina e la promozione di una trattativa per risolvere il problema con la Russia. Su questa piattaforma può ritrovarsi il centrosinistra: aiuti militari e disponibilità a partecipare alla soluzione negoziale”.

 

L'AfD, per la prima volta nella storia dell'estrema destra tedesca, è sostenuto sia dalla Russia che dagli Usa. Giulio Tremonti ha evocato Weimar. Stiamo tornando a un brutto passato?

L'Europa rischia la dissoluzione?

 

“Non mi sembra sia stato abbastanza sottolineato il punto più preoccupante che accompagna la vittoria dell'AfD in Sassonia-Anhalt: il problema si porrà quando passeranno dai temi dell'immigrazione e della sicurezza alle rivendicazioni territoriali. È stata questa la tragedia del Novecento. E se i tedeschi decidessero che Kalininingrad, la città ex prussiana dove insegnava Immanuel Kant, non può più essere russa? L'incendio non si fermerebbe più. L'Europa è piena di problematiche territoriali”.

 

Vede questa minaccia?

 

“Questo timore è la vera ragione per cui il Rassemblement Nationale si è ben guardato dall'esprimere soddisfazione per il successo dell'AfD. Il nazionalismo tedesco rischia di diventare una minaccia se rivendicasse dei territori: l'Alsazia, per esempio? Sarebbe il segnale che le cause della II Guerra Mondiale possono scatenarsi di nuovo. Come disse Francois Mitterrand nel '95 al Parlamento europeo: “Le nationalisme c'est la guerre”, il nazionalismo è la guerra. O meglio, lo diventa appena pone il tema dell'identità etnica e manifesta ambizioni territoriali”.

 

Trump vuole uscire dalla Nato. Lei nel medio termine vede un'Alleanza più europea o piuttosto una difesa comune?

 

“Finché gli Usa restano nel quadro – e potrebbero tornarci dopo l'ubriacatura trumpiana – la Nato è il sistema di difesa collettiva dell'Occidente al cui interno il braccio più europeo può anche chiamarsi difesa comune. Non vedo un contrasto. Se invece lo sguardo americano volge al Pacifico il tema della difesa comune si pone davvero. La Nato presenta il vantaggio di offrire una sede che evita il porsi del problema dell'identità politica europea”.

 

È questo il nodo?

 

“Sì. Anche per il governo italiano: con questi venti nazionalisti, è uno dei pochi esecutivi che può esercitare un'influenza in Europa. Invece, a partire dal sostegno dato da Giorgia Meloni alle dichiarazioni di JD Vance alla conferenza di Monaco, è un governo nella migliore delle ipotesi tiepidamente nazionalista e anti-europeista. Al contrario, dovremmo avere un governo apertamente europeista e che persegua l'unità politica europea”.

 

A occhio, è un vasto programma.

 

“È ciò che serve all'Europa. Può darsi che nessuno lo offra. Ma se la Germania follemente si riarma, se la Francia ha la force de frappe, l'Italia a chi si affida? Sarà un programma vasto ma è indispensabile.

A rendere necessaria una svolta nella politica italiana è la situazione internazionale”.

 

 

 

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