• L'intervista

Odontoiatria durante e dopo il lockdown

Gli abilitati all’esercizio dell’odontoiatria in Italia sono oltre 60.000 e 40.000 gli studi odontoiatrici. Il 92% delle prestazioni odontoiatriche vengono erogate in studi privati, il 4% circa da forme di mutualizzazione dei costi (fondi sanitari, assicurazioni, ecc.) ed il restante da strutture pubbliche. L’odontoiatria è il fulcro della cosiddetta “filiera del dentale” cui appartengono le industrie produttrici di beni e servizi, la distribuzione, igienisti, ASO-Assistenti Studi Odontoiatrici, gli odontotecnici: complessivamente circa 250.000 addetti che raggiungono un fatturato complessivo di poco meno di 10 miliardi di Euro/anno. Una grande realtà economica e sociale che negli anni ha avuto anche il giusto riconoscimento dal punto di vista “sanitario” data l’importanza crescente dell’odontoiatria nella salute della persona, ma che purtroppo non ha ancora – per una serie di molteplici motivi – il giusto riconoscimento da parte degli interlocutori istituzionali.

Carlo Ghirlanda, medico specializzato in odontostomatologia, professore a contratto presso il CLOPD dell’Università degli Studi di L’Aquila dal 1986 al 1994, esercita l’attività a Roma. Dal maggio 2018 è Presidente Nazionale ANDI – Associazione Nazionale Dentisti Italiani, la storica maggiore associazione di categoria con i suoi quasi 27.000 Soci certificati.

Presidente Ghirlanda, all’atto della sua elezione dichiarò che avrebbe proceduto al cambiamento delle strategie politiche e delle relazioni sindacali.

“E così è stato. La scelta di ANDI è stata quella di concentrare la propria azione nel rapporto fra odontoiatria, società e mercato: si tratta di un salto di qualità nella concezione della attività dell’associazione, che oggi segue con specifica attenzione l’evoluzione della società, delle economie e le profonde trasformazioni in atto derivanti dall’impatto delle innovazioni tecnologiche che interessano anche l’esercizio delle professioni liberali. Non c’è dubbio infatti che pur mantenendo la natura di professione intellettuale, nella nostra attività debbano essere introdotti elementi gestionali di carattere imprenditoriale, confrontandoci quindi con il “mercato di riferimento” con tutto ciò che ne consegue in termini di strategie politiche e relazioni sindacali pur mantenendo tuttavia il carattere etico della missione dell’Odontoiatra”.


Quali sono i rapporti con gli altri soggetti della filiera e con il sistema ordinistico con il quale in passato ANDI spesso ha avuto motivi di contrasto?


“Con la CAO (Commissione Albo Odontoiatri) i rapporti sono ottimi, nella distinzione dei ruoli. Ne sono testimonianza le molteplici iniziative che ci vedono uniti nei confronti degli interlocutori istituzionali. Altrettanto buoni sono i rapporti con gli altri soggetti della filiera, anche se sarebbe necessario un deciso salto di qualità nella stessa consapevolezza di “essere sistema” e quindi di essere all’altezza delle nuove sfide cui siamo chiamati a competere. Forse esiste un gap culturale fra i diversi soggetti, alcuni dei quali probabilmente sono tuttora ancorati ad anacronistiche posizioni, non avendo ancora maturato la consapevolezza che solo in un’ottica di sistema si possono difendere i giusti interessi di parte.”


Durante il lockdown abbiamo visto ANDI protagonista per la definizione di specifici protocolli operativi in grado di salvaguardare la salute degli operatori e dei pazienti.


“Nel corso del lockdown tutti i dentisti italiani hanno limitato la propria attività alle sole terapie di urgenza o comunque indifferibili. In questo lungo periodo abbiamo studiato approfonditamente il problema COVID 19 per essere pronti a riprendere in modo ordinario le nostre attività mantenendo massima sicurezza negli studi odontoiatrici a tutela di tutto il personale medico e paramedico presente. In base alle conoscenze man mano acquisite abbiamo quindi partecipato a tavoli di confronto e di studio organizzati da CAO e dal Ministero della Salute, che hanno portato alla definizione di procedure utili ad impedire la trasmissione del Coronavirus nello studio odontoiatrico, poi validate dagli organi di controllo e da INAIL. Si tratta di protocolli che ovviamente aggravano non poco la stessa organizzazione del lavoro negli studi, diradando le visite, contemplando i necessari tempi di sanificazione degli ambienti e dello strumentario, con indubbie ricadute in termini di maggior costi di gestione. La straordinarietà dei tempi necessita della straordinarietà delle relative responsabilità. Ma non ci siamo solamente dedicati alla sicurezza nello studio odontoiatrico: nella logica del confronto con i bisogni reali rispetto al mercato abbiamo sostenuto l’intervento di ENPAM, la nostra cassa previdenziale, per un suo intervento economico diretto a supporto degli iscritti alla quota B dell’Ente, la gran parte dei quali Odontoiatri. Contemporaneamente siamo intervenuti economicamente per sostenere l’accesso al credito bancario per i nostri iscritti tramite linee di intervento privilegiate.

Nei confronti dei nostri dipendenti abbiamo dovuto assistere ai colpevoli ritardi della CIG in deroga, facendoci spesso carico delle anticipazioni. E oltre a quelle finora citate, in questo periodo abbiamo svolto tante altre attività, che hanno trovato ampio consenso nella platea professionale tanto da portare ANDI a centrare il traguardo di oltre 26.000 Odontoiatri associati nel 2020: un dato molto rilevante che testimonia l’importanza che la professione attribuisce alla nostra associazione.


Nonostante all’odontoiatria italiana da sempre venga riconosciuto a livello internazionale un ruolo di primo piano e nonostante il grande peso economico e sociale del settore, il nostro Paese non brilla certamente per il livello di accesso alle cure odontoiatriche visto che solo un italiano su tre si reca di norma dal dentista una volta l’anno.


“Esercitare l’odontoiatria in Italia comporta un notevole investimento iniziale e soprattutto di gestione in termini di immobilizzazioni, di continui investimenti in innovazioni tecnologiche, in formazione continua, in collaborazioni dirette e indirette, nell’acquisto di materiali, al contrario di altre sia pur importanti specializzazioni mediche. Il tutto si riverbera nei costi finali della prestazione. Un problema oggi più che mai all’ordine del giorno per la caduta verticale delle capacità reddituali della cittadinanza per il lockdown.”


Spesso in passato si è tentato di chiedere ai vari interlocutori istituzionali forme incentivanti di accesso alle cure anche con forme diverse oltre la classica defiscalizzazione dei costi della prestazione per il paziente.


Purtroppo ogni forma di defiscalizzazione grava sul bilancio dello Stato, tanto più in un periodo come l’attuale. Come ANDI abbiamo rivolto da qualche tempo la nostra attenzione alla cosiddetta “sanità integrativa”, quella derivante dalle varie forme di mutualizzazione dei costi (assicurazioni, fondi sanitari, eccetera) così come dalla “sanità integrativa” presente nei CCNL (Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro) e nella contrattazione aziendale. In tal senso abbiamo avviato rapporti con i responsabili welfare di CGIL e CISL.”


Rimangono però esclusi quanti non possono permettersi forme assicurative, né sono destinatari di contratti di lavoro: ad esempio i ceti meno abbienti della popolazione come i pensionati a pensione sociale o quanti rientrano nei parametri ISEE più bassi.


“ANDI sta anche pensando a queste fasce di cittadinanza che sicuramente più di altre necessitano di interventi per avere un adeguato livello di salute orale. Stiamo elaborando un progetto che consenta a queste persone di accedere alle cure odontoiatriche e agli operatori di vedere remunerati i costi della prestazione, con forme di defiscalizzazione definita e concordata per quest’ultimi. Un progetto cui teniamo molto come ANDI proprio per il suo alto valore sociale. Proprio su questi campi di intervento che si riverberano positivamente sull’intera filiera, si potrebbe misurare la consapevolezza dell’importanza di “fare sistema” dell’intero comparto. Speriamo di poter ritagliare una qualche fetta dal MES – sempre che l’Italia, come spero, acceda a questa forma di finanziamento comunitario - per l’odontoiatria”

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