top of page

“Ricerca scientifica, scuola ed Europa”: l'intervento di Elena Cattaneo e le proposte di Officina Repubblicana

13 ore fa
Tempo di lettura: 3 min

Si è svolto a Padova dal 14 al 16 ottobre il Festival Salute 2026 organizzato da un progetto editoriale de la Repubblica che ha riunito scienziati, medici e studiosi per dibattiti scientifici e appuntamenti aperti al pubblico.

Fra gli interventi della seconda giornata Elena Cattaneo, farmacologa e senatrice a vita che, intervistata dalla giornalista Annalisa Cuzzocrea, ha parlato delle prospettive della ricerca scientifica con parole che suonano come appello urgente alle menti più illuminate della politica e delle istituzioni: “Non capisco – ha detto - come si possano avere dubbi sugli investimenti dedicati a quanto di più prezioso abbiamo, e cioè il nostro ingegno”. Serve, per questo, “un governo completamente dedicato” a sostenere la scuola, le università, la ricerca, perché dalla prima fase del percorso di apprendimento dei più giovani dipende il futuro: “Tutto sta – ha sottolineato - nel modo in li formiamo, nella cura che mettiamo nella fase iniziale”.

La ricetta per il progresso scientifico passa, secondo la senatrice Cattaneo, per un approccio convintamente europeo: “Ho sempre pensato all’Unione Europea – ha detto - non soltanto come una fonte di finanziamento, ma come un modo in cui per trasformare le intelligenze, le tante capacità e le tante storie in una forza che nessun Paese da solo potrebbe ambire ad avere. Se non si capisce questo non si può neanche andare a discutere di risorse”. E ancora: “Ricordiamoci che l’Europa è l’invenzione scientifica, civile e politica più importante che abbiamo. L’Europa ci dice che il talento non ha passaporto, ci dice che il talento di un ricercatore italiano non appartiene solo all’Italia. L’Europa ci spiega che se ci mettiamo insieme possiamo lavorare su malattie rare molto meglio, certo perché sono rare, abbiamo la possibilità di studiare tumori con massicci numeri di dati che da soli non potremmo assolutamente avere e l’Europa infine ci dice che lì c’è il progetto più ambizioso che abbiamo, crescere la fiducia reciproca. Guardate che se vinciamo su questo concetto vinciamo altro che sulla ricerca, su tanti altri obiettivi”.

Più avanti la senatrice rileva che l’Italia è uno dei tre paesi europei che non si è ancora dotato di una Agenzia della ricerca con governance autonoma. Una “casa di cristallo”, l’ha definita, finalizzata a garantire la trasparenza delle decisioni politiche, ad assegnare i finanziamenti pubblici tramite bandi competitivi e processi di valutazione trasparenti, basati sul merito e standardizzati sui modelli europei, ad offrire una struttura stabile e finanziamenti certi per permettere ai ricercatori di pianificare il proprio lavoro a lungo termine in Italia. Un istituto che assicuri una gestione mirata dei fondi per la ricerca, come risorsa strategica gestita in modo indipendente ed efficiente.

Impossibile non condividere queste riflessioni. In un articolo pubblicato sul Corriere della Sera lo scorso 16 febbraio, Giorgio La Malfa scriveva “La sola strada che l’Italia può imboccare – e che a mio avviso deve imboccare – è fare massicci investimenti nella scuola, nell’Università, nella ricerca scientifica di base, nella ricerca applicata, nell’acquisizione di nuove tecnologie, nel sostegno agli investimenti avanzati, nella promozione delle start-up tecnologiche e così via”. E proseguiva affermando che la spesa per l’istruzione dovrebbe essere raddoppiata dall’attuale 4% del Pil all’8%.

Si tratterebbe, dunque, di mettere l’Italia al passo con politiche di sostegno e governo dell’innovazione che in varia misura già appartengono ad altri Stati dell’UE: si tratterebbe di non restare esclusi da un progresso scientifico che ha le sue fondamenta nel sistema scolastico e universitario e può svilupparsi solo grazie alla collaborazione fra Stati europei. Una condizione, quest’ultima, sempre più minacciata dalla crescita di forze nazionaliste contrarie all’integrazione europea.

Nel Manifesto che Officina Repubblicana ha presentato lo scorso gennaio si legge, fra l’altro: “Noi –individuiamo in una radicale ristrutturazione del sistema scolastico, universitario e della ricerca scientifica e tecnologica, il modo per affrontare la crisi italiana. Abbiamo in mente una svolta radicale basata sulla trasformazione scientifica e tecnologica del Paese. […] L’Italia ha bisogno di un salto nelle conoscenze scientifiche e tecnologiche e nella applicazione alla produzione industriale di nuove tecnologie basate sulla ricerca scientifica”. Si legge anche: “Non si tratta di aggiungere qualche stanziamento a quelli in essere. Si tratta di fare un investimento colossale nella ricerca scientifica e nell’acquisizione di tecnologia avanzata. Naturalmente questo richiede una profonda revisione delle politiche di bilancio che andrà avviata all’inizio della legislatura”. Una proposta politica che, ci sembra, trova adesso un importante riscontro nelle parole di una scienziata ispirate dalla fiducia nell’ingegno umano e nella forza della cooperazione e delle istituzioni sovranazionali.

***

Sul sito di Repubblica è possibile ascoltare l’intervento di Elena Cattaneo al Festival della Salute, in conversazione con Alberto Mantovani, immunologo e direttore scientifico di Humanitas, e Rosario Rizzuto, professore di Patologia generale all'Università di Padova e Presidente della Fondazione Cariparo: clicca qui


Silvia Di Bartolomei


17 ottobre 2026

Commenti


bottom of page