AI, la bolla e il passato da non dimenticare
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Riportiamo di seguito l'articolo di Giorgio La Malfa pubblicato oggi in prima pagina dal quotidiano l'Altravoce
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(l'Altravoce) - Cominciano a circolare dei dubbi sulla possibilità che continui la corsa al rialzo che caratterizza in questo periodo tutti i mercati finanziari. La scorsa settimana, un gruppo di ricercatori della Bce ha messo in guardia contro il rischio che possa essere vicina l’esplosione della bolla speculativa delle imprese collegate con l’Intelligenza Artificiale ed i suoi sviluppi. In realtà nessuno può garantire che gli enormi investimenti attualmente in corso, e per finanziare i quali le grandi imprese tecnologiche emettono gigantesche quantità di nuove azioni, si dimostreranno così remunerativi da consentire di remunerare adeguatamente i capitali raccolti. Nello stesso tempo, quella denuncia è stata seguita da una specie di imbarazzato silenzio. Il fatto è che è sempre molto difficile per gli economisti scrivere e parlare sulle prospettive dei mercati finanziari. Se infatti essi spiegano che quotazioni così elevate sono ingiustificate, e se subito o dopo poco interviene una flessione dei prezzi, essi rischiano di essere accusati, non di avere tempestivamente previsto una possibile crisi, ma di averla provocata. Se, d’altra parte, non parlano, quando interviene la crisi essi saranno sicuramente soggetti all’accusa di non avere capito quello che stava per avvenire e quindi di essere venuti meno alla funzione che dovrebbe essere loro propria, di aiutare i risparmiatori a proteggere i capitali dai rischi di essere travolti dalle crisi. Qualcuno ricorderà ancora, dopo lo scoppio della crisi della banca Lehman Brothers nel 2007 e di quello che ne seguì, le parole sferzanti della regina Elisabetta d’Inghilterra circa il silenzio degli economisti. Fra le difficoltà che incontra chi cerca di scrutare nel futuro dei mercati finanziari, vi è in genere l’opinione diffusa fra gli ottimisti che le esperienze del passato siano lezioni che i mercati e gli operatori finanziari apprendono e non dimenticano. Oggi, quindi, gli intermediari finanziari sarebbero pienamente avvertiti dei pericoli, e perciò sarebbero ben più solidi e meno avventurosi che in passato. Il problema è che, a fronte di questa opinione potenzialmente rassicurante, vi è il fatto che la realtà difficilmente si presenta con le stesse fattezze in periodi diversi e che, se è vero che si tende a non ripetere gli errori commessi in passato, emergono continuamente nuove forme di investimenti e nuovi rischi che si riveleranno più o meno gravi con il passare del tempo. Solo dopo una nuova crisi si tende a rendersi conto che si erano sottovalutati dei possibili rischi che si stavano accumulando, di cui sarebbe stato indispensabile tenere conto. Un altro degli argomenti che vengono usati da chi si dice convinto che oggi non si corrono i rischi del passato è la grande concentrazione del risparmio mondiale fra pochi grandissimi operatori. Questa è una novità molto rilevante rispetto ai tradizionali mercati finanziari che erano popolati da milioni di risparmiatori piccoli, o anche relativamente grandi, ma non in grado comunque di influenzare singolarmente con le loro decisioni di vendita o di acquisto gli andamenti dei mercati. In quei mercati finanziari tradizionali i prezzi erano determinati dal concorso di decisioni di una miriade di piccoli operatori. Oggi enti, come per esempio Blackrock, gestiscono i risparmi raccolti da una molteplicità di banche, fondi pensione e altri intermediari finanziari, e dispongono quindi di masse imponenti di titoli o di mezzi finanziari che possono determinare largamente i prezzi di mercato. È una novità rilevante. Ma cambia nella sostanza il problema della stabilità e della prevedibilità dei movimenti di Borsa? Credo che chi lo pensa o lo pensasse, si illuderebbe. È chiaro che un grandissimo operatore in titoli tenderà ad essere cauto nelle proprie mosse, sapendo che esse possono impartire un movimento cumulativo alle quotazioni di Borsa. Ma il fatto di disporre di una posizione rilevante, nella determinazione dei prezzi di borsa dei titoli su cui decide di operare, non elimina la necessità di interpretare i movimenti di fondo dei titoli. Se ad esempio i prezzi di un qualche comparto economico cominciano a scendere, un operatore, che sia piccolo o grande, ha comunque la necessità di decidere molto rapidamente come interpretare quei movimenti: se pensa che siano variazioni intorno a un trend immutato, probabilmente non prenderà decisioni improvvise e improvvide. Ma se la lettura è che è cominciato un vero movimento al ribasso, allora la scelta sarà e non potrà non essere quella di muoversi molto rapidamente in quella direzione, per non rischiare di farlo quando le perdite sarebbero molto più consistenti. In questo caso il disporre di grandi masse finanziarie sarà un fattore di accelerazione dei movimenti dei prezzi. Come si vede, quelle che precedono non sono considerazioni che consentano di dire qualcosa di preciso sulle prospettive dei mercati finanziari oggi, che non si potesse dire ieri o avant’ieri, di fronte ad analoghi andamenti in crescita o in calo dei mercati. Confermano però che l’illusione che vi sia nei mercati finanziari di oggi qualcosa che li rende molto diversi dai mercati finanziari del 2007-2008, o di quelli del tempo della bolla dei titoli tecnologici negli anni ‘90 del Novecento, o anche diversi dalla Wall Street dell’ottobre 1929, è appunto solo un’illusione. Finché essa perdura, i movimenti al ribasso saranno contenuti e contrastati da quelli al rialzo. Ma quando poi le opinioni si cristallizzano con chiarezza, la Borsa prende una strada che nessuno può arrestare. Per questo motivo, ben vengano le opinioni di quelli che invitano alla prudenza e incoraggiano una pausa nella corsa forsennata all’investimento nell’Intelligenza Artificiale e in genere nelle tecnologie di avanguardia. Sono voci di saggezza che meritano di essere ascoltate attentamente. Prima che il mondo piombi in una nuova crisi resa tanto maggiore dall’immensa crescita della mole del risparmio mondiale.
25 agosto 2026



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