Ancora su AstraZeneca e vaccini

Diciamo la verità, il vaccino di Astra-Zeneca è nato male e sta finendo peggio. Non dal punto di vista dell’efficacia e neanche dal punto di vista delle complicanze, comunque trascurabili rispetto all’efficacia, ma da un punto di vista organizzativo e comunicativo. Il primo grave errore fu sbagliare il protocollo, cosa che li ha costretti a modificarlo in corsa offrendo, obiettivamente, un’immagine davvero poco edificante di tutto il progetto. Il secondo è stato non averlo testato in soggetti di età superiore ai 55 anni, ovvero in chi aveva mostrato una maggiore gravità agli esiti dell’infezione. Infine, la incapacità di tenere fede a quanto promesso in termini di produzione e fornitura, a cui si è sommato il sospetto di avere dirottato un grosso quantitativo di fiale verso paesi disposti a pagare di più di quanto pattuito con l’Unione Europea. Un disastro che ha messo in ombra Astra-Zeneca e favorito i diretti competitori di Pfizer e Moderna che, al contrario, erano partiti con l’handicap di offrire un vaccino basato su una tecnologia mai utilizzata prima. Da principio, infatti, erano in molti a nutrire dubbi proprio sulla tecnologia a RNAm, e non sono neanche mancate le teorie da social secondo le quali questi vaccini avrebbero potuto modificare il DNA del ricevente. A causa degli errori metodologici della sperimentazione inglese, le indicazioni alla sua somministrazione sono cambiate radicalmente di volta in volta: dapprima ne è stato indicato l’uso nei soggetti di età inferiore ai 55 anni, mancando dati sulle classi di età superiore, poi si è passati ad una estensione fino a 65; successivamente, la denuncia di alcuni casi (inferiori alla decina) di trombosi del seno cavernoso in soggetti giovani in Germania ne ha interrotto l’utilizzo, salvo riprenderlo con una indicazione ribaltata, ovvero non più ai giovani ma agli ultrasessantenni. Quindi si è avuta una nuova correzione di rotta, estendendone di nuovo l’uso a tutti, con esclusione di chi soffrisse di patologie della coagulazione o fosse in terapia con farmaci che potessero predisporre ad una risposta anomala, come i contraccettivi orali. Una gran confusione comunicativa che ha visto coinvolte le agenzie del farmaco, scienziati, politici, e che ha finito per ammantare il vaccino Astra-Zeneca di una luce sinistra. Ovviamente i vaccini a RNAm, alle cui possibili complicanze nessuno ha mai neanche accennato, sono passati dall’essere guardati con (infondato) sospetto ad essere diventati oggetti del desiderio.

Nella realtà, a fronte di poche decine di eventi avversi in tutta Europa, alcuni è vero, non tutti, anche mortali, il vaccino a vettore virale ha mostrato una efficacia non inferiore a quella dei diretti concorrenti. Se, anche in Italia, si è passati dalle centinaia di morti al giorno alle poche decine di adesso, dalle migliaia di pazienti ricoverati in terapia intensiva alle poche centinaia di adesso, se si stanno progressivamente chiudendo la maggior parte dei reparti Covid e la vita sociale ed economica sta andando verso la normalizzazione, il merito è anche del vaccino di Astra-Zeneca, non meno che degli altri. Esistono, e lo si è appreso purtroppo in seguito alla somministrazione su larga scala, fattori predisponenti alle complicanze maggiori e che riguardano essenzialmente l’aspetto coagulativo del singolo paziente, ma sono questi, e non altri, che dovrebbero essere esclusi dalla somministrazione, tenendo conto che nella maggior parte dei casi la presenza di queste condizioni è nota.

Comunque sia, si è deciso nuovamente di restringere l’indicazione ai soggetti più anziani sostituendo la seconda dose con un vaccino a diversa tecnologia, ovvero Pfizer o Moderna. Non ci sono dati scientifici sulla efficacia di questo protocollo e non ci si può quindi basare su nessuna evidenza. La decisione ha però una base razionale e logica, supportata dai pochi, e quindi insufficienti, dati finora a disposizione: due diverse vie di stimolazione del sistema immunitario potrebbero rendere addirittura più potente il risultato in termini di resistenza all’infezione, comprese le varianti più pericolose come quella indiana.

Chi si lamenta, e grida al complotto, che i cittadini siano diventati cavie di una enorme sperimentazione, ha la memoria molto corta, perché dimentica quale disastro mondiale è stata la pandemia da Covid19. Ma i risultati sulle infezioni, che sono sotto gli occhi di tutti, il crollo dei contagi realizzato dai vaccini, il rapido ritorno alla normalità, non possono che rendere orgogliosi di quanto realizzato dalla comunità scientifica e dalle stesse aziende farmaceutiche e dai loro laboratori di ricerca. Mai prima d’ora si era assistito ad una così imponente mobilitazione tecnologica e intellettuale e a così imponenti investimenti, cosa che ha reso possibile realizzare in pochi mesi quanto finora aveva richiesto decine di anni.


Cesare Greco

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