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Armi a Kiev, darle ma dirlo

  • 8 ore fa
  • Tempo di lettura: 3 min

Riportiamo di seguito l'articolo di Giorgio La Malfa pubblicato oggi dal quotidiano l'Altravoce


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(l'Altravoce) - Se il Governo Meloni intende inviare armi all’Ucraina, il Parlamento dev’essere informato in modo tale da dare il proprio consenso.

Dopo avere letto sui giornali di due giorni fa i resoconti dell’esito della riunione dei volenterosi a Kiev e le posizioni che a conclusione di quell’incontro avrebbe espresso il Governo italiano, ci sembrava che ci fosse una certa confusione circa la posizione dell’Italia. A stare alle dichiarazioni succedute alla riunione dei volenterosi a Kiev, cui, significativamente, l’Italia aveva deciso di prendere parte solo da remoto, il Governo avrebbe preso la decisione di limitare il proprio sostegno materiale a Kiev all’invio di generatori per contribuire a limitare le conseguenze per la popolazione civile degli attacchi russi alle centrali elettriche ucraine. Nello stesso tempo, però, a stare alle cronache dei giornali di ieri, la situazione sembrava essere alquanto diversa nel senso che sarebbe stato imminente l’invio da parte dell’Italia di nuovi sistemi d’armi all’Ucraina. Ci sembrava che ci fosse una confusione o una ambiguità circa la vera posizione italiana.

Evidentemente gli equivoci su quello che davvero fa ed intende fare l’Italia hanno sollevato molti interrogativi. Stamani, su molti giornali italiani vi sono ampi servizi circa la questione delle forniture militari italiane all’Ucraina. Quello che ieri era appena accennato, oggi sembra accertato con chiarezza: sarebbe imminente un invio di armi da parte dell’Italia all’Ucraina. L’invio appare in contraddizione con l’orientamento del Governo fatto filtrare dopo la riunione dei volenterosi. Rimane tuttavia un dubbio perché, a quanto si legge, tale invio sarebbe in attuazione di un decreto approvato dal Parlamento all’inizio dell’anno. Della composizione e misura di questi invii verrebbe informato il Copasir la cui convocazione sarebbe imminente.

La situazione rimane confusa. Potrebbe essere vera l’interpretazione che da oggi in avanti l’Italia invierà solo aiuti civili, ma che vi è una specie di “arretrato” da completare con l’invio di armi previsto per le prossime settimane. Ma potrebbe anche essere vera una diversa ipotesi e cioè che in realtà l’Italia intenda continuare a mandare armi all’Ucraina sulla base di decreti periodicamente portati in Parlamento, ma di cui non si fa menzione oggi. Comunque è una confusione inaccettabile. I giornali spiegano che essa sarebbe dovuta alla preoccupazione della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, per le posizioni contrastanti sul sostegno militare all’Ucraina in seno alla sua coalizione ed anche alla preoccupazione per il seguito che sul tema vi sarebbe per le tesi del generale Vannacci. Dunque si tratterebbe di menzogne “a fin di bene”.

La mia personale convinzione è che l’invio di armi all’Ucraina per evitare che quel Paese venga sopraffatto dalla Russia sia stato e sia tuttora indispensabile, anche se sono fermo sostenitore della ricerca di ogni possibile strada per promuovere una sospensione dei combattimenti, una tregua e in prospettiva una pace fra Russia e Ucraina. Ma non ritengo legittimo che il Governo menta sia pure “a fin di bene”. Se il Governo italiano intende inviare armi all’Ucraina, il Parlamento deve esserne informato e, se necessario, dare il suo consenso. Se invece il Governo ha deciso di sospendere l’invio di armi da una certa data in

avanti, salvo l’esaurimento di invii decisi in precedenza, il Governo deve altrettanto chiaramente comunicarlo al Parlamento. Fino alla reticenza (per esempio sulla natura degli aiuti militari) si può arrivare, alla menzogna per coprire le differenze entro la coalizione che governa i Paese, o le preoccupazioni della presidente Meloni circa l’opinione pubblica, non si può arrivare.

Appare dunque indispensabile che la presidente Meloni vada in Parlamento e parli con la necessaria chiarezza. E lo deve fare al più presto.


28 agosto 2026

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