Caso Astra Zeneca, ora vanno rassicurati i cittadini

Con ogni probabilità oggi l’Ema darà il via libera al vaccino Astra Zeneca sospeso in via precauzionale da molti governi europei. Anche l’Italia riprenderà la somministrazione del siero anglo-svedese e farà bene, ma il problema ora sarà rassicurare i cittadini e fare sì che accettino la somministrazione del vaccino di Oxford dopo le polemiche sulle morti sospette. Ciò che è fallito, e rischia di rallentare l’uscita dal tunnel della pandemia, è stato il modo in cui il problema è stato comunicato e riportato dalla stampa. Non ha, inoltre, aiutato la sospensione cautelativa senza di fatto attendere le comunicazioni degli enti di sorveglianza, come EMA e AIFA, e i risultati delle autopsie. Si è trattato di un modo emotivo e antiscientifico di procedere, già grave di per sé, ma ancora più grave sarebbe se ci si fosse basati anche su una valutazione di natura politica, come da qualcuno ventilato. L’effetto sulla popolazione è stato immediato e ha portato a centinaia di disdette per appuntamenti già presi e la sfiducia generata nei confronti del vaccino di Astra Zeneca ha provocato una brusca frenata lungo la strada della vaccinazione di massa. L’ottenimento di una immunizzazione più ampia possibile della popolazione, e nel più breve tempo possibile, è l’unico modo per prevenire le centinaia di morti quotidiane da Covid, quelle sì, certe e significative, e per riuscire a fare ripartire una economia in gravissima sofferenza che sta provocando un disagio sociale crescente e pericoloso per la stessa tenuta democratica. Tutto questo a fronte di pochissimi eventi avversi gravi, solamente sospetti per connessione temporale, e per i quali i risultati degli accertamenti necroscopici sembrano escludere un nesso causale con la somministrazione del farmaco. Certo, Astra Zeneca ci aveva messo del suo nel provocare da principio un clima di sfiducia attorno al suo vaccino: i primi protocolli sperimentali sbagliati, la limitazione agli under sessantenni delle somministrazioni iniziali controllate, cosa che da principio ne ha sconsigliato l’uso per i più anziani proprio per mancanza di dati sull’efficacia e sulla sicurezza, il non avere tenuto fede ai patti relativamente alle forniture per l’Unione Europea, con l’inevitabile corollario di accuse di accaparramento nei confronti del Governo inglese e di vendita sotto banco ad altre nazioni disposte a pagare ben più del prezzo concordato con la Commissione, la bizzarra decisione del CEO dell’azienda di andare a svernare in Australia con conseguenti difficoltà di comunicazioni legate al fuso, e così via. Comunque sia, una volta giunte le dosi, per quanto scarse, queste avevano significativamente contribuito a incrementare il numero di vaccinazioni quotidiane e la speranza di una più rapida uscita dal tunnel pandemico si era riaccesa. Ora questa speranza si è affievolita e non a causa di una reale pericolosità del vaccino anglo svedese, ma per le conseguenze psicologiche indotte dalla decisione governativa di Germania, Francia, Spagna e Italia, in primo luogo, di sospenderne l’utilizzo sulla base di deduzioni sbagliate.

Si sarebbe dovuto pensare a queste conseguenze. Si sarebbe dovuto immaginare che un’iniziativa così drastica non poteva rimanere senza conseguenze gravi. Si sarebbe dovuto ragionare sui dati reali e non sui titoli allarmistici della stampa disinformata.

Ora sarà difficile riportare fiducia in chi ha assistito con crescente timore alle iniziative dei governi e per questo è richiesto uno sforzo comunicativo ai massimi livelli. Ma va anche precisato, al di là di ogni dubbio, che tutto ciò non è avvenuto per motivi che non hanno a che vedere con l'efficacia del farmaco stesso, che nascondono una volontà di punire il produttore britannico per le sue ripetute inadempienze o - sarebbe davvero devastante un'evenienza di questo genere - per favorire altri interessi, visto che anche questo si è letto sulla stampa nazionale.


Cesare Greco

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