Il dossier Turchia sul tavolo del vertice Ue

“La protezione delle donne dalla violenza, ma in generale la difesa dei diritti umani in tutti i Paesi sono un valore europeo fondamentale. Io direi anche di più: sono un valore identitario per l'Unione europea.” Nelle parole del presidente del Consiglio Mario Draghi, ieri al Senato, c’è senz’altro l’impronta di una forte coscienza morale ma, insieme, l’affermazione di una decisa progettualità politica sul piano internazionale, in questo caso nello scacchiere del Mediterraneo orientale. Nella comunicazione al Senato sui temi in agenda nel Consiglio europeo di oggi e domani, Draghi ha infatti detto che saranno, fra l’altro, affrontati i temi dello stato del Mediterraneo orientale e delle relazioni tra l'Unione europea e la Turchia. Nel corso dei lavori sarà presentato il rapporto dell’Alto rappresentante per gli Affari esteri Josep Borrell sulle relazioni economiche e politiche con Ankara. Un documento che gli Stati membri avevano richiesto nelle conclusioni del precedente vertice, il 10 dicembre scorso. In quel momento l’intensificarsi delle trivellazioni commissionate dal presidente Erdogan nelle acque di competenza economica di Cipro e della Grecia, faceva prevedere nuove sanzioni contro personalità ed enti turchi coinvolti. I leader europei riservavano, dunque, al vertice di marzo 2021 la decisione di un inasprimento delle sanzioni, in base al successivo andamento dei rapporti fra le parti. Da quel momento, però, nelle frizioni con Ankara non ci sono state battute d’arresto: la situazione dei rifugiati siriani in Turchia, le infuocate e irrisolte crisi regionali della Libia e della Siria, lo stallo ancora in corso nei negoziati per la soluzione della questione cipriota, la prepotente retorica anti-Ue di Erdogan, l’improvvida uscita della Turchia dalla Convenzione di Istambul sulla lotta alla violenza sulle donne. Borrell nel suo rapporto non potrà che notificare i numerosi motivi di ferma riprovazione da parte dell’Europa.

La criticità del momento è evidente. Lo scorso 19 marzo, in un incontro online preliminare che aveva il tono di un avvertimento, i presidenti del Consiglio europeo Charles Michel e della Commissione Ursula von der Leyen hanno ribadito al presidente turco “l’importanza di una riduzione sostenuta dell’escalation e di un ulteriore rafforzamento della fiducia”, nella prospettiva di relazioni orientate “in maniera più positiva” alla soluzione delle tensioni in corso.

Certo il capitolo dei diritti umani pesa nella predisposizione al dialogo da parte delle istituzioni di Bruxelles: l’Europarlamento denuncia spesso con forza le vessazioni cui sono sottoposte le donne turche, lo stato di segregazione dei centri di raccolta degli immigrati, la ferocia punitiva esercitata nelle carceri turche. Tuttavia, l’Italia dirà ai leader europei che, nonostante tutto, bisogna ammorbidire i toni. Draghi ieri ha sottolineato: “Occorre naturalmente che l'Unione europea lavori a proposte concrete per un'agenda positiva che favorisca una dinamica costruttiva anche in chiave di stabilità regionale. In altre parole – ha aggiunto - è facile coltivare le contrapposizioni in questi campi; è molto meglio cercare di costruire i rapporti futuri”. Una linea, quindi, che punta ad obiettivi raggiungibili attraverso quello che il premier ha chiamato “un atteggiamento positivo”. I temi in campo sono molti: “A questo proposito - ha detto - ho esaminato ieri con il presidente Erdogan l'importanza di evitare iniziative divisive e l'esigenza, però, di rispettare i diritti umani”.

Nel 2018 l’Ue ha sospeso i negoziati di adesione della Turchia e dal 1995 fra le due parti è in vigore un’Unione doganale, con la prospettiva di includervi anche l’agricoltura, i servizi e gli appalti pubblici. Mantenere aperta la cooperazione e definire un’agenda di collaborazione è di interesse strategico reciproco, non solo in materia di economia, energia, trasporti, politiche dello sviluppo, ma per la politica estera e di sicurezza, la distensione nell’area del Mediterraneo, le relazioni interreligiose, la gestione delle migrazioni su scala internazionale, la lotta al terrorismo.

Erdogan è ora in grande difficoltà personale, per una grave perdita di consensi interni e per il tonfo registrato in questi giorni dalla lira turca, seguito alla rimozione d’arbitrio del governatore della Banca centrale turca. Le decisioni del Consiglio europeo potrebbero indurre Erdogan ad abbandonare rigidità e chiusure nel dialogo con l’Ue, oppure ad alzare ancora di più il muro. L’atteggiamento positivo e pragmatico di Mario Draghi può certo fare la differenza.


Silvia Di Bartolomei

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