Il Piano Biden e la via italiana alle riforme

L’11 marzo il Governo ha inviato alla Commissione europea le schede tecniche del Piano di ripresa e resilienza (Pnrr), un documento di 486 pagine che merita un’attenta lettura. Ad una prima analisi, è un lavoro molto più approfondito di quello che è stato spedito a Bruxelles il 29 dicembre scorso dall’Esecutivo guidato da Giuseppe Conte. Questo è un segnale (peraltro poco sottolineato dalla stampa) dell’intensità e della speditezza con cui il Governo Draghi sta operando in questo campo. Il documento è ancora una bozza per la interlocuzione con la Commissione nelle poche settimane che ci separano dalla scadenza (30 aprile) in cui deve essere presentata la versione finale. Approfondisce meglio della bozza del 29 dicembre le riforme – anche se molto lavoro resta da fare in materia di giustizia, settore o, per usare il gergo del Pnrr, “missione” in cui il cambiamento di Governo ha comportato la nomina di un nuovo Ministro il quale, quindi, è da poco arrivato al dicastero di Via Arenula 70.

Nelle schede tecniche c’è meno analisi dei singoli progetti di quanto sarebbe desiderabile, ma tale analisi potrà essere approfondita nelle prossime settimane e, dato che non è esplicitamente richiesta dal regolamento Ue, anche nei due mesi in cui il Pnrr sarà al vaglio della Commissione prima di essere presentato al Consiglio europeo. A nostro avviso, è opportuno che venga fatta, e fatta con cura, in primo luogo per assicurare gli italiani che le risorse verranno impiegate bene e, in secondo, per avere parametri di base per le valutazioni di efficacia e di impatto richieste dal regolamento Ue per le analisi ex-post.

Il cuore del Pnrr - ne è convinto Bagehot - sono le riforme; i progetti e gli investimenti sono uno strumento per la loro realizzazione. Le schede datate 11 marzo, pongono correttamente le riforme upfront, ossia in grado di decollare nel primo anno dell’attuazione del Piano. In un campo, quello della pubblica amministrazione, si è già partiti con quello che in gergo americano si chiamerebbe un jumpstart.

Si sta aggiungendo un elemento che potrebbe avere effetti rilevanti sui tempi ed i modi dell’avvio delle riforme: l’impatto sull’Unione europea (Ue) in generale e sull’Italia in particolare del così detto “Piano Biden” per il rilancio dell’economia americana, un’iniezione di 1.9 mila miliardi di dollari che potrà anche mobilizzare i risparmi privati (soprattutto delle famiglie) accumulatisi durante le varie declinazioni del lockdown. Gli economisti americani non sono concordi nella valutazione degli effetti del “Piano Biden” sulla stessa economia americana; voci autorevoli come Paul Krugman, Larry Summers e Olivier Blanchard criticano il programma (il quale pone l’accento sui consumi e sul breve periodo) in quanto temono che, unitamente alla mobilitazione dei risparmi delle famiglie accumulatisi durante la crisi, il programma riaccenda l’inflazione ben oltre i livelli desiderabili. Ma è prevedibile che il Tesoro e la Federal Reserve Usa abbiano sufficiente abilità, ed armi, per temperare eventuali effetti indesiderati della manovra di bilancio.

Vale la pena chiedersi se il “Piano Biden” avrà implicazioni sul nostro Pnrr. Data l’interconnessione commerciale e finanziaria tra i due lati dell’Atlantico, la manovra di politica di bilancio americana accelererà anche la ripresa europea che dovrebbe comunque essere consistente già dal quarto trimestre 2021, secondo le ultime previsioni OCSE presentate la settimana scorsa: in breve dalla fine del 2021 e per tutto il 2022, l’Italia dovrebbe avere un tasso di crescita su base annua del 4%, senza contare eventuali implicazioni del “Piano Biden”. La politica di bilancio americana potrebbe aumentare tale tasso di crescita di un mezzo punto o financo di un punto percentuale portandolo al 5%. Si tratta, in gran misura, di un “rimbalzo” dalla forte contrazione nel 2020 e nella prima parte del 2021, un “rimbalzo” ampliato da un ”effetto Biden” anche esso di breve periodo.

Avrà un effetto sulle riforme del Pnrr la cui attuazione dovrebbe iniziare proprio tra la fine del 2021 e l’inizio del 2022? Molto dipenderà da come i flussi d’informazione sulla ripresa economica verranno recepiti dal Governo e soprattutto dal Parlamento in un periodo in cui l’attenzione sarà puntata sull’elezione del nuovo Presidente della Repubblica. C’è il rischio che la ripresa economica, accentuata dall’ “effetto Biden” inietti una certa dose di euforia e faccia, quindi, rilassare l’attenzione sulle riforme. Ciò sarebbe un errore dato che il “rimbalzo” e “l’effetto Biden” sarebbero, comunque, a breve termine e non curerebbero i mali strutturali dell’economia italiana a cui sono invece rivolte le riforme.

Non bisognerà, quindi, abbassare la guardia.


Bagehot


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