Il PNRR in Parlamento

Il PNRR è, per diversi aspetti, ancora in fase di istruttoria. Un’istruttoria interrotta dalla crisi del Governo Conte bis quando stava per iniziare il confronto con le Regioni e gli altri enti locali e – quel che più conta - il dibattito parlamentare. In Parlamento, il PNRR verrà discusso sulla base dell’analisi tecnica fatta dal servizio studi di Camera e Senato e, successivamente, dall’esame da parte dell’Ufficio parlamentare di bilancio, nonché da audizioni con istituzioni. Verrà probabilmente anche raffrontato con un PNRR predisposto dall’opposizione e le cui 240 slide sono in bella vista su internet da circa due mesi.

Il servizio studi di Camera e Senato ha redatto una memoria di 35 pagine molto critica dell’ultima stesura del PNRR. In primo luogo, la memoria mette in risalto che «informazioni contenute nel PNRR in alcuni punti sono non del tutto conciliabili sul piano numerico», una frase elegante per dire che la stessa aritmetica è sciatta. Vengono sollevati dubbi sulle fonti di finanziamento. «Il Documento cifra in circa 309 miliardi l’importo delle risorse a disposizione, di cui 210,5 derivanti dal Next Generation Eu e circa 99 dai fondi strutturali 2021-2027. Ammontare di risorse che deve essere presumibilmente inteso come ordine di grandezza». Ancora, alcuni importi sono «solo in parte aggiornati», mentre non vengono inclusi alcuni dei fondi minori europei che invece dovrebbero esserci: «il predetto importo (di 309 miliardi, n.d.r.) non coincide con il complesso di risorse che il PNRR prevede di utilizzare (223,9 miliardi)». Inoltre, la memoria mette in luce altre «anomalie contabili», tali da inficiare la credibilità del PNRR tanto a livello italiano quanto soprattutto a livello europeo, nonché da comportare «profili di onerosità per la finanza pubblica». Non c’è dubbio che questi aspetti potrebbero essere facilmente corretti dagli uffici delle amministrazioni centrali, se venisse loro consentito di lavorare senza eccessive interferenze motivate dall’obiettivo di destinare finanziamenti a questo o a quello.

Più seria, e molto in linea con quanto Il Commento Politico scrive da mesi, è «la mancata definizione puntuale dei singoli progetti» ed il fatto che «non sono esplicitati» i parametri di valutazione ed i criteri di scelta per il gruppo di progetti inclusi nel PNRR, nonché le «gravi carenze» nei progetti relativi alla riforma del mercato del lavoro, le infrastrutture digitali e 5G.

Si potrebbe andare oltre. La memoria è disponibile alla Camera ed al Senato: in modo elegante, dice chiaramente che senza una drastica revisione del PNRR (di cui, peraltro, non è stata ancora delineata la governance) sarà ardua una sua approvazione da parte della Commissione europea, prima, e del Consiglio dell’Ue, poi.

Su una linea simile, il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (CNEL). Il documento per le audizioni sottolinea come nel PNRR vengano proposte riforme «fondamentali» (fisco, giustizia, ammortizzatori sociali, sanità, energia, riforma p.a.) ma senza dare un ordine di priorità e senza valutare azioni trasversali. Mancano, poi, una chiara idea di governance, la temporizzazione degli impegni, le varie fasi di valutazione dei progetti, incluso l’impatto sul Pil. Il CNEL propone di utilizzare i «parametri di valutazione» elaborati alcuni anni fa dello stesso Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro e le proposte del Consiglio medesimo in materia di stress test, ambiente, politica industriale, turismo; di partire da dati concreti degli ultimi anni per definire gli obiettivi da realizzare (con tempistica, valutazione impatto, costi attuali e costi relativi alla fase di manutenzione); di definire una governance chiara e semplice con netta separazione tra il ruolo tecnico ed il ruolo politico.

Anche l’Istat, in una memoria di 44 pagine relativa soprattutto alle implicazioni macro-economiche del Piano del Governo, sottolinea che «appare utile richiamare l’opportunità di una rapida implementazione di un disegno strutturato di monitoraggio dell’intero PNRR. Ciò avrebbe il vantaggio di favorire una discussione più ampia e trasparente sull’impatto atteso delle misure indicate e di prefigurare le necessarie condizioni di accountability di un programma imponente per dimensione economica e articolazione progettuale. Oltre a questo, permetterebbe di valutare al meglio le interconnessioni fra le diverse missioni e la coerenza delle diverse linee progettuali rispetto al raggiungimento degli obiettivi».

A questo punto, è probabile che, nella discussione in Parlamento, l’opposizione presenti il proprio PNRR. Il documento, disponibile on line, propone soprattutto riforme (nella giustizia, nell’istruzione, nel fisco, nel mercato del lavoro, nella pubblica amministrazione. Molte di esse (in specie nella giustizia e nel fisco) hanno direzioni opposte a quelle delineate nel PNRR del Governo. Un’integrazione fra la bozza dell’esecutivo e quella delle opposizioni non sarà, quindi, di facile realizzazione.

Avere redatto il PNRR in splendido isolamento non sembra essere stata la tattica migliore in termini di qualità e di tempistica.


Bagehot


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