Joan Robinson e la Cina in un saggio di prossima pubblicazione

Joan Robinson (Surrey, 31 ottobre 1903 – Cambridge, 5 agosto 1983) è stata un'economista inglese di orientamento post-keynesiano. Divenne membro della "Scuola di Cambridge" e, come tale, contribuì alla promozione e alla divulgazione dell'opera di Keynes, specialmente delle sue implicazioni sulla teoria della disoccupazione nel 1936 e nel 1937). Joan Robinson nel 1933 con il libro The Economics of Imperfect Competition, coniò il termine monopsony, che è in uso ancora oggi come reciproco del termine "monopolio" per indicare il cosiddetto "monopolio del compratore". Questo concetto venne da lei utilizzato per descrivere la condizione del datore di lavoro che può pagare salari inferiori alla produttività marginale del lavoratore. Nel 1942 con il saggio An Essay on Marxian Economics la Robinson approfondì il pensiero di Karl Marx come economista, contribuendo a riaccendere il dibattito su questo aspetto del filosofo di Treviri. Durante la seconda guerra mondiale lavorò in varie commissioni del governo britannico e poté visitare sia l'Unione Sovietica sia la Cina. Nel 1956 Robinson pubblicò la sua opera più importante, The Accumulation of Capital, con la quale cercava di estendere il modello keynesiano al lungo periodo. Lo stesso argomento venne poi trattato nel 1962 con Essays in the Theory of Economic Growth, e dopo queste due opere assieme Nicholas Kaldor contribuì allo sviluppo della teoria della crescita di Cambridge.


Pochi metterebbe in dubbio la sua posizione nel Pantheon del pensiero economico del secolo scorso. Tuttavia, anche gli economisti e le economiste si innamorano. Pochi sanno del vero e proprio innamoramento di Joan Robinson per la Cina di Mao.


Due giovani storici dell’economia, l’italiano Gerardo Serra ed il brasiliano Mauro Boianovsky – lavorano ambedue a Duke University in North Carolina – stanno per pubblicare nel periodico History of Political Economy un saggio dal titolo Joan Robinson as Observer and Travel Writer, 1953-78 basato in gran parte su materiale inedito: lettere agli amici, note di viaggio, bozze di articoli mai pubblicati che riguardano l'infatuazione di Joan Robinson per la Cina di Mao. I due autori mirano a superare la dicotomia tra Robinson come "pellegrino politico" o “compagno di viaggio” e come "economista dello sviluppo". Invece, danno un'occhiata più da vicino alle sue osservazioni, alle sue scelte e alla sua posizione all'interno di diverse comunità politiche e intellettuali. La struttura del saggio è quasi cronologica: ogni viaggio in Cina è descritto a sé stante, ma anche trattato come un punto di ingresso per far luce su un particolare aspetto dell'impegno di Joan Robinson con la Cina. Lo studio contiene anche una rassegna approfondita di altri lavori che hanno esaminato, pur senza avere accesso alla vasta documentazione ore disponibile, l’innamoramento della Robinson per la Cina di Mao.


Nel corso di otto viaggi (1953, 1957, 1963, 1964, 1967, 1972, 1975, 1978), la Robinson ha visitato aziende agricole (le “comuni”), impianti industriali e istituzioni e ha creduto di aver trovato prove che era nato un nuovo mondo coraggioso o, per lo meno, che "per quanto riguarda i paesi sottosviluppati, sembra che il socialismo stia per battere il capitalismo al suo stesso gioco" di accumulazione del capitale. Nel 1950 sostenne con entusiasmo il "Grande balzo in avanti" di Mao (1958-1961). Si verificò anche una massiccia carestia (1959-1961), ma Robinson, come molti altri, non era a conoscenza della sua dimensione. Negli anni 1960 e 1970 ha celebrato il successo della Rivoluzione Culturale, che, come ora sappiamo, ha causato milioni di morti.


Robinson diventò disillusa dalla Cina all'indomani della morte di Mao, ma negava ancora le drammatiche conseguenze dei fallimenti del raccolto del 1959-61 e lodava le autorità cinesi per il sistema di razionamento che allora mettevano in atto. Ci sono varie interpretazioni del suo amore per la Cina di Mao. Un filone ha inscritto la sua traiettoria all'interno di un gruppo più ampio di "compagni di viaggio" e di "pellegrini politici". Robinson appare come l'economista più importante che ha cercato la realizzazione dell'utopia in un regime comunista straniero. Come ha sottolineato Geoff Harcourt – che non condivide questo atteggiamento – Robinson "era sempre alla ricerca di Utopia. Non l'ha trovato in Russia, poi non l'ha trovato nell'Europa orientale, poi alla fine ha pensato di averla trovata in Cina, e ha fatto marcia indietro, almeno parziale, pure sulla Cina".


Terence Hutchison ha trattato l'ammirazione di Robinson per la Cina come sintomatica della "degenerazione" all'interno del rapporto tra politica e conoscenza scientifica che, a suo avviso, ha caratterizzato gli economisti di Cambridge. Mentre una combinazione di analisi positiva e interesse attivo per le questioni sociali arricchì il lavoro di economisti come Henry Sidgwick e Alfred Marshall, Hutchison sosteneva che la difesa di Robinson del regime di Mao subordinava la ricerca della verità all'ideologia politica. Più recentemente, Sylvia Nasar ha ritratto Robinson come un’ “intellettuale trofeo" per i regimi comunisti, ma anche paradigmatico del disprezzo dei primi economisti dello sviluppo per i diritti umani e la libertà politica.


Un altro atteggiamento, che ha prevalso tra i commentatori simpatizzanti della battaglia di Robinson contro l'economia neoclassica, ha cercato e protetto il contenuto analitico negli scritti di Robinson sulla Cina. Come sottolineato da Harcourt e Kerr, "quando i suoi scritti [sulla Cina] sono stati spogliati della difesa acritica del sistema, aveva opinioni pertinenti, sensate, con i piedi per terra su ciò che dovrebbe, potrebbe e veniva raggiunto". Il lavoro di Robinson del dopoguerra sulla teoria della crescita e della distribuzione "si riversò nella sua preoccupazione per i terribili problemi del Terzo Mondo, la difficile situazione dei miserabili della terra".


Gli studiosi simpatizzanti del programma di ricerca metodologica e teorica di Robinson hanno distinto tre diverse fasi. Durante la prima, che va dalla sua prima (1953) alla sua terza visita (1963), Robinson applicò alla Cina le sue opinioni sullo sviluppo economico, come si riflette in tre conferenze che tenne in Cina nel 1957 sulla scelta delle tecniche e l'accumulazione di capitale, basate sul suo libro del 1956. La seconda e la terza fase erano caratterizzate da una maggiore conoscenza di prima mano della Cina. Durante la seconda fase (1963-75), che ha segnato l'apice dell'impegno dell’economista per il maoismo, la Robinson "dagli occhi stellati", come lei si riferiva a se stessa con il senno di poi, ha elogiato le comuni agricole e la Rivoluzione Culturale. L'ultima fase (1975-83) è stata un periodo di autocritica e sostegno alla riforma economica "di destra"; per una ricostruzione dettagliata dei dibattiti post-Mao.

Che conclusioni trarre? In primo luogo, gli economisti sono donne e uomini fatti di passioni che a volte oscurano quanto la professione ha insegnato loro.

Bagehot

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