L’orgoglio di una appartenenza

L’evento organizzato la scorsa settimana dalla Fondazione Ugo La Malfa (FULM) nell’Aula dei Gruppi Parlamentari della Camera dei deputati per la presentazione del Portale Ugo La Malfa è stato un successo dal punto di vista culturale, politico ed organizzativo che è andato ben al di là di ogni aspettativa.


La presenza del Presidente della Repubblica, dei Presidenti del Senato e della Camera e le parole del Presidente del Consiglio nel suo intervento successivo alla presentazione del Portale da parte di Claudia La Malfa, rappresentano non solo la conferma del peso che ha avuto Ugo La Malfa nella storia della Repubblica per tutto il corso del dopoguerra, e della perdurante attualità del suo lascito culturale e politico, ma anche il riconoscimento del prestigio che in questi anni ha saputo guadagnarsi la Fondazione a lui intitolata.


Il messaggio di questa giornata è che la vastissima mole di scritti di Ugo La Malfa, di discorsi parlamentari e politici, di interviste, di interventi radiofonici e televisivi non è soltanto una testimonianza di una antica battaglia politica da mettere a disposizione degli storici; è l’espressione di un pensiero che conserva una grande attualità rispetto ai problemi italiani ed europei di oggi. Lo ha sottolineato l’intervento conclusivo di Giorgio La Malfa che ha mostrato la stretta analogia fra la situazione economica di questi mesi con quella dell’Italia alla fine degli anni 50 e l’attualità non soltanto dell’analisi, ma delle proposte di Ugo La Malfa nella Nota aggiuntiva del 1962, quando venne mancato l’obiettivo di consolidare nel tempo il miracolo economico che si era prodotto in Italia negli anni 50, dopo la caduta del fascismo e l’apertura delle frontiere verso l’Europa e il mondo.


L’analogia con la situazione odierna – ha affermato Giorgio La Malfa – è fortissima. Servivano allora politiche di sostegno dello sviluppo attraverso gli investimenti pubblici e privati che bisognava sapere richiamare con politiche lungimiranti nelle quali coinvolgere le forze sociali ed economiche. Allora quella occasione venne persa e la crescita finì per arenarsi. Oggi – ha detto La Malfa – attraversiamo una fase di crescita notevolissima che può essere la premessa di un nuovo miracolo economico, ma a condizione che la politica e la politica economica siano all’altezza dei problemi. Tenendo presente che a differenza di allora, quando il debito pubblico era stato praticamente annullato dall’inflazione bellica, abbiamo un debito pubblico che pesa come una spada di Damocle sulla nostra economia. Dunque bisogna fare oggi quelle politiche che negli anni sessanta non si ebbe la lungimiranza di fare.


Questo è il senso della giornata del 10 novembre. Un ricordo del passato, ma anche uno sguardo sul presente e sul futuro. Ma essa, per chi ha vissuto da sempre l’esperienza del Partito Repubblicano, ha avuto anche il senso di ritrovare le radici della propria storia.


Entrare nell’Aula dei Gruppi Parlamentari e vederla gremita di tante autorità, giornalisti, amici repubblicani e non, che non si vedevano insieme da anni; ma anche sentire i relatori rammentare passaggi fondamentali della vita e delle opere di Ugo La Malfa, ha provocato un turbinìo di ricordi ed emozioni e, come tanti flash back, sono tornati in mente alcuni momenti significativi dell’esperienza repubblicana di tanti di noi:


l’indimenticabile Congresso PRI di Roma nel giugno 1978, in cui al termine dell’intervento di Ugo La Malfa tutti i presenti compresero che si trattava del suo testamento politico, con il quale affidava a noi la continuazione della sua battaglia;

i tristi giorni nella clinica romana prima della sua scomparsa, con l’allora Presidente Pertini che volle rimanergli accanto nei suoi ultimi momenti, mentre nella hall era un grande andirivieni di autorità e politici con i visi stravolti dal dolore e dall’emozione;

il grande omaggio che migliaia e migliaia di cittadini resero a Ugo La Malfa, prima a Palazzo Chigi, poi in Piazza Santi Apostoli ed infine in Piazza Montecitorio, con l‘indimenticabile discorso funebre di Leo Valiani che iniziava con le parole del Poeta, “Nessun maggior dolore che ricordare i tempi felici nella miseria”, e rievocava i giorni della liberazione nel 1945 in cui, scendendo dal Nord, gli antifascisti del Partito d’Azione si erano ritrovati a Roma con Ugo La Malfa e gli altri amici che avevano affrontato nella città l’occupazione tedesca e che erano riusciti a porre le basi dell’avvento della Repubblica, nonostante il tradimento “badogliano” della svolta di Salerno del PCI;

la grande moltitudine di popolo e le schiere di repubblicani che affollavano la piazza, mentre un grande striscione (“Ugo, la tua Romagna”) annunciava l’ingresso degli amici romagnoli.


Ma di Ugo La Malfa sono emersi altri ricordi, di quando ad esempio lo incontravamo, noi della Federazione Giovanile Repubblicana (FGR), nel cortile di piazza dei Caprettari, e si fermava a parlare con noi e non riuscivamo a sostenerne lo sguardo, tanta era la soggezione ed il rispetto che provavamo per uno dei Padri della Repubblica, o quando ci capitava di assistere nella “sua” Romagna alle mitiche partite a carte con i vecchi repubblicani nelle case del Popolo.


La riunione del 10 novembre ha fatto riemergere l’orgoglio di una appartenenza ad una comunità come quella repubblicana così caratterizzata dall’insegnamento lamalfiano. E ci ha confermato che questo orgoglio non era basato su un senso di superiorità, ma sulla consapevolezza che nelle nostre posizioni vi era una riflessione politica profonda e questo era ciò che ci consentiva di misurarci alla pari con forze politiche ben più grandi ed organizzate della nostra. Era il senso di questo sforzo intellettuale che ci consentiva di partecipare all’impegno nel sindacato o nelle altre organizzazioni politiche nelle quali lavoravamo.


Orgoglio e non senso di superiorità, anzi la convinzione che la politica deve fondarsi sul dialogo. Ha fatto impressione vedere riprodotto sullo schermo dell’Aula dei Gruppi Parlamentari il biglietto autografo di Palmiro Togliatti quando La Malfa fu chiamato al governo all’inizio degli anni ‘50: “Ed ora con chi discuteremo?”


Sono tornati alla mente, così, i momenti dei dibattitti che ogni settimana si organizzavano nella sezione PRI Salario-Parioli a Roma per parlare dei problemi del quartiere, ma anche delle grandi questioni della politica internazionale o dell’adesione al Sistema Monetario Europeo; e le interminabili riunioni in FGR dove – come tutti i giovani impegnati all’epoca in politica – si pensava di essere il centro del mondo e di avere una soluzione per ogni problema nazionale e internazionale; e anche – da spettatore – le riunioni e le assisi del PRI a livello nazionale.


Infine, un’ultima riflessione: altre forze politiche hanno dovuto rinunziare alla loro storia e alle idee da cui traeva linfa il loro impegno politico. Per noi non è così. Possiamo ricordare quello che abbiamo sostenuto nel ‘50 o nel ‘60 pensando all’Italia che volevamo e possiamo continuare a lavorare con quell’ideale dentro di noi. La giornata del 10 novembre ha questo valore per il presente e per il futuro.


Maurizio Troiani

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