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Quei giochi di prestigio sulla pelle del Paese

24 ore fa
Tempo di lettura: 2 min

Riportiamo di seguito l'editoriale di Giorgio La Malfa, pubblicato ieri in prima pagina dal quotidiano l'Altravoce



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(l'Altravoce) Nella bella intervista concessa al Financial Times, il primo ministro canadese Mark Carney, che parlerà oggi davanti al Parlamento europeo, ha ribadito le ragioni che dovrebbero spingere l’Unione europea e i suoi Paesi membri a stabilire dei rapporti sempre più stretti di alleanza con un paese come il Canada. Ha spiegato, come aveva già fatto all’inizio dell’anno in un ormai celebre discorso al Forum di Davos, che di fronte alla svolta impressa alla politica americana dalla presidenza di Donald Trump, ed alla consonanza fra le posizioni del presidente degli Stati Uniti e quelle di Paesi dittatoriali come Russia e Cina e alla tendenza a fare prevalere la forza rispetto alle regole del diritto internazionale, diviene indispensabile che gli Stati che rifiutano queste logiche rafforzino i loro legami e creino aree di collaborazione e di cooperazione economica, militare e politica.

Carney prospetta qualcosa di più di un trattato commerciale come quello sottoscritto con l’Unione europea nel 2017 e già parzialmente in vigore. Pensa a forme di cooperazione politica più intensa che forse potrebbero concretizzarsi in forme nuove da sperimentare fra l’Unione europea e un Paese come il Canada.

È molto probabile che le parole di Carney verranno accolte con favore da parte dei raggruppamenti politici più responsabili della politica europea e della maggior parte dei governi europei. Pensiamo che lo stesso governo italiano non farà mancare il sostegno alle parole del primo ministro canadese. E tuttavia, vorremmo fare presente che manca ancora la ratifica da parte di dieci Paesi del trattato del 2017 fra Unione europea e Canada e che fra questi dieci Paesi vi è l’Italia. Ignoriamo le giustificazioni che il governo italiano ha offerto e offre per questo sostanziale rifiuto della ratifica. Come per il Mes probabilmente la presidente del Consiglio dei ministri Giorgia Meloni e il suo partito si trincerano dietro l’opposizione della Lega di Matteo Salvini e magari, oggi, di qualche dichiarazione del generale Roberto Vannacci.

Ma in realtà, come per il Mes, le difficoltà vengono dalle cose sostenute da molto tempo dal partito di Meloni, dalle quali la stessa presidente del Consiglio dei ministri non può e forse non intende discostarsi completamente. Essa cerca sostanzialmente di fare un giuoco di prestigio: apparire europeista al confronto delle posizioni più esplicitamente antieuropee di taluni dei suoi alleati in Italia e in Europa, ma non rinunciare alle proprie posizioni tradizionali che erano e sono sostanzialmente antieuropee.

Questo è un gioco che compromette gli interessi dell’Italia: di fronte ai venti di destra che spirano in Francia, in Germania e in molti altri Paesi europei, è indispensabile che l’Italia abbia nella prossima legislatura un governo pienamente europeista, davvero desideroso ed in grado di dialogare e di stringere i rapporti con Stati, come il Canada, che rifiutano la logica trumpiana della forza.

L’Italia di Meloni in fondo è tuttora, come si è visto qualche settimana fa nell’intervista della presidente del Consiglio al New York Times, alla ricerca di un modo per recuperare il rapporto con il presidente degli Stati Uniti.

Sono strade diverse e divergenti fra le quali le prossime elezioni dovranno operare una scelta.


17 settembre 2026

1 commento


e.martelloni
un minuto fa

Nel 2017 c'era il Governo Gentiloni, non quello della Meloni e la guerra in Ucraina era già iniziata nel 2014.

Chi è antieuropeista, come Vannacci e Salvini al soldo Russo, è in egual misura a sinistra dove c'è Conte, Fratoianni e soci ed anche l'ambigua Schlein che oltretutto non è mai andata a Kyiv.

l'Italia, a mio avviso, preoccupa: l'Europa deve essere fatta, ma non solo la destra è restia.

La posizione del Canada, è un esempio che stiamo andando nella direzione giusta, nonostante l'Italia


Grazie

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