Recuperare l'Anfiteatro Quercia Tasso: un invito al Comune di Roma

di Maurizio Troiani, con un'intervista a Sergio Ammirata



Il Gianicolo

Il Gianicolo, pur non facendo parte dei sette colli di Roma, da sempre è luogo di grande attrazione ed il suo nome – Ianiculum - sembra derivare da un antico insediamento dedicato al Dio Giano.

Percorrendo la Passeggiata del Gianicolo dalla Salita di Sant’Onofrio si compie una vera e propria passeggiata fra cultura, storia e bellezza, godendo in vari tratti di un incomparabile panorama della Città Eterna che in gran parte, proprio ai piedi del Gianicolo, si estende in tutta la sua magnificenza con i suoi celeberrimi monumenti e palazzi ed i tanti campanili delle mille chiese romane, mentre di lato alle spalle vigila nel suo splendore la Cupola di San Pietro e all’orizzonte si vedono i Colli Albani.

Alla fine della Salita di Sant’Onofrio si affaccia l’omonima Chiesa dove riposano le spoglie di Torquato Tasso, Chiesa un tempo proprietaria con la sua congregazione di molti dei terreni circostanti e adiacente l’Ospedale Pediatrico Bambin Gesù, vera eccellenza sanitaria di fama internazionale, al cui lato, dopo un primo tornante, si inerpica la Scalinata della Quercia che passa sotto i resti di quella conosciuta come la Quercia del Tasso.

Si arriva quindi al piazzale dove troneggia un faro regalato all’inizio del Novecento alla Città di Roma dagli emigranti italiani in Argentina, da cui si raggiunge poco dopo l’Ambasciata di Finlandia presso la Senta Sede e poi una lunga teoria di busti dei patrioti che hanno preso parte al Risorgimento.

In basso, sul muro che delimita un’altra terrazza panoramica, sono incisi – non a caso – i 69 articoli della Costituzione della gloriosa Repubblica Romana del 1849 che proprio sul Gianicolo e nei luoghi circostanti ha scritto indelebili pagine di eroismo contro i francesi accorsi a ripristinare il potere temporale del papato e soffocare gli aneliti di libertà e progresso.

Così, proseguendo lungo la Passeggiata, si arriva alla Terrazza del Gianicolo, al cui centro si trova l’imponente statua in bronzo di Garibaldi a cavallo, monumento inaugurato nel 1895 nel punto più alto del Gianicolo che domina l’intera Città Eterna.

Da lì si inizia a scendere verso Trastevere e da un lato della grandiosa Fontana dell’Acqua Paola, fondale di molti film a cominciare da “La grande bellezza” del Premio Oscar Sorrentino, si raggiunge Porta San Pancrazio che ospita il Museo della Repubblica Romana e della Memoria Garibaldina, mentre dall’altro lato si trova il Mausoleo Ossario Garibaldino, luoghi da visitare e contemplare.

In chi si riconosce negli ideali di civiltà, libertà e progresso della Repubblica Romana quei luoghi suscitano sempre forti emozioni, luoghi che tramandano nei secoli i loro messaggi di incomparabile bellezza come il contesto che li ospita.


L’Anfiteatro Quercia del Tasso

Tornando indietro, verso il primo dei tornanti in discesa, sulla destra si scorgono, in uno stato di abbandono e degrado, i gradoni della cavea dell’Anfiteatro Quercia del Tasso, con un muro malamente transennato per una lesione.

Sotto quel che resta della quercia, Torquato Tasso andava a riflettere sulle sue sventure negli ultimi tempi della sua vita, prima di morire il 25 aprile 1595, e Giacomo Leopardi, nell’Ottocento, come racconta in alcuni suoi scritti, si recava a piangere le sventure occorse al Tasso.

Ma oltre alle tristezze e alle sventure di famosi personaggi, la quercia e il sottostante anfiteatro ricavato dalla Congregazione di Sant’Onofrio furono testimoni di spettacoli teatrali, feste popolari e giochi di fanciulli ai quali si univa spesso San Filippo Neri, come ricordato in una targa. Un fulmine ridusse a minimi termini quella storica quercia nel 1843 e recentemente nel 2014 un incendio doloso ne ridusse ancor più i resti.

Dopo la guerra, negli anni cinquanta, l’Anfiteatro ospitò d’estate alcuni spettacoli della Compagnia di Tonino Pierfederici, un grande attore scomparso nel 1999, e dieci anni dopo, nell’estate del 1965 debuttò la Compagnia di Sergio Ammirata con Il Persiano di Plauto, Compagnia che all’epoca si chiamava "La Piccola Cavea", per prendere successivamente il nome de "La Plautina" in onore del suo nume tutelare.

Tito Maccio Plauto


Per cinquanta stagioni, dal 1965 al 2019 con qualche anno saltato per l’indisponibilità dell’Anfiteatro, La Plautina ha messo in scena opere di Pirandello, Shakespeare, Machiavelli, Molière, Goldoni, Čechov, Campanile e quasi tutto l’intero repertorio di Plauto.

Decine e decine di commedie, centinaia e centinaia di attori, migliaia e migliaia di spettatori ogni anno d’estate hanno animato l’Anfiteatro ai piedi della Quercia del Tasso: uno sforzo organizzativo considerevole per dotare quello spazio di tutte le necessarie infrastrutture.

Forse non è un caso che Il Persiano nel 1965 e Càsina nel 2019, ambedue di Tito Maccio Plauto, abbiano rappresentato l’alfa e l’omega – speriamo temporaneo – all’Anfiteatro Quercia del Tasso della Compagnia La Plautina di Sergio Ammirata e della sua splendida Patrizia Parisi, compagna di scena e di vita, improvvisamente scomparsa nel 2017.

Nel 2016 una lesione sul muro della cavea costringe La Plautina a trasferirsi a Villa Lais, per concludere il suo cinquantesimo compleanno all’Anfiteatro Quercia del Tasso nel 2019, mentre d’inverno dagli anni ottanta, al Teatro Anfitrione, nello storico quartiere di San Saba, la compagnia organizza le sue stagioni invernali.

Da quel fatidico 2019, l’Anfiteatro Quercia del Tasso è lasciato all’incuria del degrado e dell’abbandono come dimostrato dal video girato da uno degli attori della Compagnia, Francesco Madonna e poi postato sulla sua pagina facebook.

E proprio quel video ha animato l’iniziativa di quanti – attori, tecnici, semplici affezionati spettatori – hanno a cuore quello spazio di storia, cultura, bellezza.

Si è creato un Comitato Promotore, creando un’apposita pagina facebook e un programma di iniziative per conseguire da un lato l’obiettivo di ripristinare, da parte del Comune di Roma, l’agibilità dell’Anfiteatro e dall’altro consentire alla stessa Compagnia La Plautina di calcare anche solo per qualche replica quello spazio come riconoscimento dell’attività svolta per cinquanta anni e consegnarlo poi alle nuove generazioni teatrali.

Un sopralluogo effettuato con esperti ha definito non eccessivi i presumibili costi di ricucitura della lesione e della bonifica dell’intera area, mentre si sono cominciate a registrare importanti manifestazioni di solidarietà da Enti e soggetti che intendono sostenere le iniziative del Comitato Promotore, a cominciare da altri Teatri romani e dalla stessa FULM – Fondazione Ugo La Malfa disponibile ad ospitare incontri con gli interlocutori istituzionali nel programma autunnale dei suoi Cenacoli.

Un primo incoraggiante segnale dal Comune di Roma lo abbiamo registrato proprio in questi giorni ed infatti il prossimo 18 luglio, presso il Dipartimento Patrimonio di Roma Capitale, un Consigliere Comunale - attivato nelle scorse settimane - incontrerà il Comitato Promotore e lo stesso Sergio Ammirata.

Nelle prossime settimane dovrebbe inoltre partire una vera e propria campagna di comunicazione presso i mass media (giornali, radio e TV) soprattutto romani per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’argomento e sostenere gli sforzi presso gli interlocutori istituzionali competenti.


L’intervista a Sergio Ammirata

Parlare con il Maestro Sergio Ammirata – avviato verso il traguardo degli ottantotto anni, in possesso di una energia e vitalità da far invidia a tanti giovani, tuttora animato dal sacro amore per il teatro che lo vede protagonista d’inverno al Teatro Anfitrione e ultimamente d’estate ai giardini della splendida Basilica di San Saba per i suoi esilaranti spettacoli – significa parlare con il teatro e la cultura della seconda metà del Novecento e di questo ventennio del Duemila.

Nato a Palermo nel gennaio 1935, esordisce nel 1959 in una parte di un film di Germi per poi interpretare parti in televisione con Majano, Leto, Landi ed altre parti in film diretti da Germi, E. De Filippo, Festa Campanile, Di Leo ed altri.

Frequenta l’Accademia Sharoff fondata nel 1946 da Aldo Rendine che per prima importò in Italia il Metodo Stanislavskij che si basa “sull'approfondimento psicologico del personaggio e sulla ricerca di affinità tra il mondo interiore del personaggio e quello dell'attore, tale per cui l'esternazione delle emozioni del personaggio avviene attraverso la loro interpretazione e rielaborazione a livello intimo da parte dell'attore.”

Al centro Aldo Rendine, a destra Sergio Ammirata insieme a Carmelo Bene, in fondo Lando Buzzanca


Quello stesso Metodo Stanislawskij importato negli stessi anni a New York all’Actor’s Studio diretto da Lee Stransberg, dove si sono formati attori del calibro di Marlon Brando, Paul Newman, Robert Redford, Steve McQueen per non parlare di Robert De Niro e Al Pacino sino a Sean Penn e Brad Pitt.

Ma è nel teatro, soprattutto comico, che Sergio Ammirata dimostra tutte le sue qualità di attore, regista ma anche autore di riduzioni e versioni ironiche di opere famose con lo pseudonimo di Sante Stern.

Lo abbiamo incontrato nel foyer del Teatro Anfitrione, circondati da un numero imprecisato di locandine appese sui muri insieme a recensioni, riconoscimenti, premi e a qualche diploma con titoli a firma di un paio di Presidenti della Repubblica, a testimonianza della sua lunga fortunata carriera di successi.

In fondo, il costume indossato dalla splendida Patrizia Parisi – "Magnifica Mirandolina" ne La Locandiera di Goldoni come scritto nella targa – e parlando dei suoi esordi teatrali arriviamo a parlare della cinquantennale attività presso l’Anfiteatro Quercia del Tasso.

Quando inizia la sua attività teatrale?


“Ho iniziato nel 1976 rilevando alcuni locali al quartiere Balduina a Roma per creare il Teatro Anfitrione dove mettevo in scena opere di vari autori, ospitando le prove di altre Compagnie e Scuole di recitazione. Nel 1983 ho dovuto lasciare quei locali per trasferirmi al quartiere San Saba dove è tuttora in attività il Teatro Anfitrione, dal 2017 dedicato a Patrizia Parisi”.


Quando si parla di Sergio Ammirata, vengono subito in mente il sodalizio, in scena e nella vita, con Patrizia Parisi, la Compagnia La Plautina e l’Anfiteatro Quercia del Tasso.


“Patrizia l’ho conosciuta nel 1977 mentre frequentava l’Accademia Sharoff. Figlia di un Prefetto siciliano trasferito in Friuli Venezia Giulia a Sacile, tanto che scherzosamente la chiamavo la “saciliana”. Era laureata in legge e frequentava un avviato studio legale. Il padre la incoraggiava a intraprendere la carriera in magistratura ma Patrizia fu folgorata dall’amore per il teatro. Cominciammo allora un quarantennale sodalizio artistico e nonostante la differenza di età divenne anche compagna di vita, sodalizio interrotto dall’improvvisa sua scomparsa nel 2017”.


Nell’estate 1965 inizia la lunga e fortunata serie delle stagioni, ben cinquanta, all’Anfiteatro Quercia del Tasso al Gianicolo.


“Sino ad un decennio prima, l’Anfiteatro era utilizzato d’estate dalla Compagnia di Tonino Pierfederici. Io ho debuttato con la Compagnia La piccola cavea ne Il Persiano di Tito Maccio Plauto che poi ha dato il nome alla Compagnia La Plautina, diventando Plauto il nostro nume tutelare. Di Plauto abbiamo messo in scena quasi l’intero repertorio: Anfitrione, Miles Gloriosus, Asinaria, Menecmi, Il Persiano, Le Bacchiali, La pentola del tesoro, Curculio, Histriones, Il Mercante, Càsina”.


Solo Plauto?


“Assolutamente no. Abbiamo messo in scena alla Quercia del Tasso opere, rivisitate in chiave ironica, di Pirandello, Machiavelli, Čechov, Molière, Goldoni, Aristofane e tanti tanti altri con centinaia di attori, alcuni diventati in seguito famosi”.


Un notevole sforzo organizzativo e di risorse umane ed economiche.


“Allestire ogni anno d’estate all’aperto commedie in spazi come l’Anfiteatro Quercia del Tasso, significa utilizzare strutture mobili per ogni esigenza, sia di scena che di servizio: dalle scenografie al botteghino, ai camerini, ai servizi igienici ma anche gli impianti per la luce e tutte le altre infrastrutture non escluse quelle per la sicurezza degli spettatori, attori, tecnici e collaboratori oltre a provvedere alla loro guardianìa. Strutture che vanno montate e poi smontate e verificate ogni giorno. In breve, provvedere ad allestire un vero e proprio teatro all’aperto”.


Avete contato su contributi pubblici?


“Nel 60-70% dei casi abbiamo potuto contare solo sui ricavi da botteghino e per il restante 30-40% dei casi su contributi assolutamente insufficienti a coprire le spese. In breve, se la nostra cinquantennale attività alla Quercia del Tasso si è realizzata con il successo riconosciuto da tutti, ciò è stato possibile grazie al nostro pubblico ed allo spirito di sacrificio di tutti gli attori e collaboratori de La Plautina che insieme hanno dimostrato un grande amore per il teatro”.


La lunga attività de La Plautina alla Quercia del Tasso, iniziata nel lontano 1965, si interrompe nel 2019.


“Nel 2016 il Comune dichiara l’inagibilità della Quercia del Tasso per una lesione sul muretto della cavea, costringendoci a organizzare la stagione estiva a Villa Lais. Nel 2018 ritorniamo alla Quercia del Tasso con il muro e la lesione transennati, ma nel 2019 firmati tutti i contratti e iniziate le prove, ci giunge l’avviso di interrompere gli spettacoli, decisione revocata a fronte delle nostre reiterate rimostranze che ci permettono di compiere la nostra cinquantesima stagione in quell’Anfiteatro con un opera di Plauto (Càsina) come la prima (Il Persiano). Poi tutto viene interdetto dalle autorità comunali agli spettacoli ed all’uso culturale. In questi tre ultimi anni, all’Anfiteatro avanza l’abbondono e il degrado che offendono una memoria storica di secoli di cultura e partecipazione popolare”.


Negli ultimi tempi, una sorta di ribellione allo stato delle cose da parte di alcuni.


“Mi ha fatto molto piacere perché ha coinvolto attori, tecnici e spettatori. Mi è stato chiesto di far parte del Comitato Promotore per la riapertura dell’Anfiteatro Quercia del Tasso ed ho accolto ben volentieri l’invito. L’ho fatto nel ricordo di Patrizia e in nome di tutti coloro che in cinquanta anni, con molti sacrifici, hanno consentito di riscuotere tanti successi. Lo faccio soprattutto per le nuove generazioni di attori, registi, tecnici che potranno fruire in futuro – se riusciamo nell’impresa – di questo magnifico spazio di storia, cultura e bellezza. Lo faccio per il grande amore per il teatro che ha informato tutta la mia vita.”


Noi lo facciamo anche perché la Compagnia La Plautina ed il suo Direttore Artistico calchino ancora quei luoghi, regalandoci ancora una volta qualche serata di cultura, risate e bellezza.

Ed allora sarà festa grande.


Maurizio Troiani


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