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Scioperare alla giapponese: una proposta ai sindacati del pubblico impiego

Il 9 dicembre i sindacati del pubblico impiego hanno proclamato uno sciopero generale di tutti i lavoratori della pubblica amministrazione. Lo sciopero - hanno spiegato -è indetto in risposta al mancato accordo con il governo sul rinnovo del contratto di lavoro. Noi non vogliamo entrare nel merito delle richieste dei sindacati del pubblico impiego. Può darsi che da un punto di vista economico essi abbiano un fondamento. Quello che però è certo è che proclamare una astensione del lavoro oggi è qualcosa che non può che essere condannato senza attenuanti.

Francamente non si riesce a capire cosa giri in testa ai responsabili del comparto funzione pubblica di CGIL, CISL e UIL e in che mondo pensino di vivere. L’economia italiana è in ginocchio a causa della pandemia, la sanità pubblica è in grave affanno a causa del sovraccarico delle strutture provocato dal virus, milioni di italiani stanno sprofondando al di sotto della soglia di povertà e moltissimi perdono il lavoro o sono costretti a chiudere le proprie attività, il governo è costretto a manovre in deficit, che stanno aumentando il già enorme debito pubblico, per reperire risorse che gli consentano di fare fronte alla crisi sanitaria e alla crisi economica, tutto il Paese è chiuso in un tanto necessario quanto ormai insopportabile lockdown; e tutto questo aumenta a dismisura il malessere di milioni di cittadini e rischia concretamente di alimentare tensioni sociali. E cosa fanno i sindacati delle uniche categorie che hanno potuto godere della protezione economica senza risentire della crisi? Indicono uno sciopero che rischia di paralizzare per quasi una settimana l’intero Paese. Già perché, obbedendo a quello che sembra un riflesso condizionato che certo non contribuisce a proiettare sulle organizzazioni sindacali una luce positiva, lo sciopero è stato indetto in modo da consentire ben cinque giorni di chiusura tra sabato 5 e mercoledì 9 degli uffici pubblici. Una grave e insopportabile manifestazione di egoistica indifferenza verso i problemi del Paese e di totale mancanza di solidarietà verso quella enorme fetta della popolazione che sta subendo, al contrario, tutte le conseguenze della crisi.

Sarebbe stato un esempio straordinario se in questa circostanza essi invece avessero adottato una diversa modalità sciopero, una modalità che abbiamo visto con i nostri occhi praticata in Giappone: tutti i lavoratori in sciopero al lavoro con una fascia al braccio che indicava che aderivano allo sciopero.

Sarebbe stato bello se da parte delle organizzazioni sindacali fosse venuto un invito e un impegno a moltiplicare gli sforzi dei dipendenti della pubblica amministrazione per accelerare gli adempimenti decisi dal governo a favore delle categorie in sofferenza. Sarebbe stato bello se, in uno slancio di solidarietà, si fossero invitati i lavoratori “protetti” ad aumentare gli sforzi per velocizzare tutte le pratiche di rimborso alle aziende in crisi, di erogazione della cassa integrazione a quanti il lavoro e il reddito lo hanno perso, a velocizzare i pagamenti dovuti e non ancora corrisposti a quanti hanno fornito servizi alla pubblica amministrazione, anche in relazione alla crisi pandemica. Sarebbe stata non solo una forma di protesta che non danneggiava tutto il Paese, ma che avrebbe anche rafforzato le ragioni del sindacato. C’è ancora tempo per un ravvedimento. Noi sottoponiamo questa proposta ai sindacati del pubblico impiego, ma anche alle tre centrali sindacali. Se anche le categorie singole sono legate solo alla loro visione settoriale, Landini, Furlan e Bombardieri non possono non avere una visione più ampia e responsabile della condizione del nostro Paese.


Cesare Greco


Italia

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