• Il contributo

Stelle cadenti

“Una stella cadente è la scia che si forma in cielo quando una meteora (una roccia extraterrestre) entra nella nostra atmosfera e a causa dell’attrito con quest’ultima la meteora s’incendia tracciando una striscia luminosa sopra le nostre teste.” Questa la definizione che un blog di astronomia offre per “stella cadente”, un fenomeno che da sempre attrae per la sua bellezza e per il suo mistero.

Però le nostre “stelle cadenti” non sono in cielo ma siedono in Parlamento da sette anni e dal marzo 2018, con oltre il 32%, rappresentano il partito di maggioranza relativa, anche se ora, secondo tutti i sondaggi, arrancano su percentuali dimezzate.

Un fenomeno, quest’ultimo, assolutamente normale viste le contraddizioni che tutte le forze populiste vivono quando sono chiamate a “governare”, soprattutto in situazioni d’emergenza come l’attuale.

Molti potrebbero compiacersi della “luminosità”, se non della “bellezza”, provocata dall’attrito tra gli originari principi grillini e l’amministrazione della cosa pubblica.

Altri invece individuano motivi di forte preoccupazione per le ricadute di questa situazione sulla tenuta non solo e non tanto del governo, ma dell’intero quadro politico e per le inevitabili aperture a legislature governate dalla destra: una destra per principi, riferimenti ideologici e ancoraggi internazionali significativamente difforme dal centro-destra a trazione berlusconiana.

E quindi con un PD che si avvicina alle percentuali leghiste non per proprio merito ma per la caduta dei consensi a Salvini e che sarebbe oggi il primo partito, sempre stando ai sondaggi, se non avesse subito negli ultimi tre anni ben tre scissioni con LEU, Azione di Calenda e Italia Viva di Renzi, assume importanza fondamentale la tenuta del M5S per chi ha a cuore i destini del Paese.

Nel M5S non si vivono oggi solo le contraddizioni di cui sopra, che sarebbe sin troppo facile enumerare e richiamare alla memoria, ma uno scontro fra quanti, per dirla alla Grillo, vivono perennemente “il giorno della marmotta”, casomai pensando di aver trovato la pietra filosofale dei problemi del Paese con poderose iniezioni di “car sharing”, e quanti evidentemente si rendono conto che governare in tempi come gli attuali è profondamente diverso dalle futuristiche astrazioni dello scardinamento delle istituzioni.

Sempre più evidente è la guerra interna fra fazioni, da far invidia alle correnti democristiane che riuscivano a mettere in crisi i governi per le loro faide, con qualche “viaggiatore narciso” che forse avendo esaurito le rotte turistiche ed in evidente “crisi di astinenza da riflettori”, coagula intorno alla bandiera dei “principi fondanti” del Movimento coloro che non sono state riconfermate nella compagine governativa e quanti credono che tornando a brandire la bandiera dell’antisistema possono forse riguadagnare la poltrona a Bruxelles e a Roma.

Fra qualche settimana saremo chiamati a pronunciarci nel Referendum sul taglio dei parlamentari, un altro tributo alla demagogia, al populismo e alla improvvisazione che ritroverà unite le belligeranti fazioni grilline nella scadente narrazione del risparmio dei costi della politica, mentre la Commissione Contenziosa del Senato ha ridato fiato alle istanze populiste sui vitalizi.

Una battaglia quella sui vitalizi che si prevede non finirà a breve e forse con grande scorno del Movimento non tanto per la forza della “casta”, quanto per la fame di consumare a breve effimere vittorie a tutto vantaggio di una inutile autoreferenziale propaganda.

Il Commento Politico si domandava l’altro giorno – parafrasando Kissinger – quale fosse il numero di telefono per chiamare i Cinquestelle, non avendo il Paese bisogno di tricoteuses ma di governanti.

Per governare oggi il Paese non basta rifugiarsi nella “comfort zone” dei mantra quotidiani della perdurante narrazione retorica.

Essere oggi “portavoce dei cittadini” significa acquisire in pieno la consapevolezza delle proprie responsabilità di fronte alla complessità dei problemi.

Per questo bisogna guardare alle traversìe del M5S pensando alle prospettive del Paese e non compiacendosi di certi processi.

Maurizio Troiani

Italia

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