The quality of mercy

The quality of mercy è il discorso di Porzia, travestita da avvocato, nel quarto atto de The Merchant of Venice. Viene generalmente riconosciuto come uno dei discorsi più belli in tutto il teatro di Shakespeare. Siamo certi che quando, alla fine di questa settimana, la Commissione europea riceverà il Piano di ripresa e resilienza (Pnrr) darà ampia prova di the quality of mercy. Non solo per l’autorevolezza di chi lo firma – il Presidente del Consiglio Mario Draghi – ma anche perché Bruxelles sa della difficile situazione a Roma, dove si è lavorato in queste settimane per rendere accettabile un documento le cui versioni precedenti non lo erano affatto ma i cui autori siedono in Consiglio dei Ministri nell’ambito di una grande coalizione di emergenza nazionale.

Ora la bozza del Pnrr distribuita il 23 aprile è ben scritta, ben presentata e dotata di tutti i cronoprogrammi richiesti per monitorarne l’attuazione. La Commissione europea ha chiesto chiarimenti sulle riforme. In effetti, quella, ad esempio, della giustizia (così come è presentata nel documento) richiederebbe un’immensa quality of mercy.

È molto debole la parte economica. C’è una franca analisi macroeconomica ed intersettoriale in cui si chiarisce che l’apporto alla ripresa non sarà marginale ma modesto: tra investimenti e riforme un impatto sul Pil tra lo 0,5% e l’1% l’anno per un totale aggregato del 3,6% su sei anni. Tuttavia, manca un’analisi dei costi efficacia e dei costi benefici delle singole missioni e dei singoli progetti o gruppi di progetti. Tale analisi è tanto più necessaria in quanto una proporzione rilevante della spesa è di parte corrente: contabilmente, si dovrebbe convertirla in conto capitale, quantizzarne i benefici attesi e calcolarne indicatori di valore progettuale.

Se the quality of mercy delle autorità europee sarà grande, probabilmente non sarà tale quella dello stesso Draghi e del Ministro dell’Economia e delle Finanze Daniele Franco, che vorranno assicurare a loro stessi (ed al resto degli italiani) che le risorse vengano utilizzate in modo ottimale. Tanto più che nei due mesi di interlocuzione con la Commissione europea avranno il tempo per affinare il Pnrr (prima che vada esaminato dal Consiglio Europeo, dove siedono Capi di Stato e di Governo che hanno mostrato di avere, in specie nei confronti dell’Italia pochissima quality of mercy, ed anche una certa insofferenza). Ed anche perché ci sono le professionalità per farlo all’interno della pubblica amministrazione, senza dover ricorrere ai barracuda-sedicenti-esperti i quali, alla ricerca di consulenze o di prebende, stanno già affollando le anticamere dei Palazzi.

Fatti gli approfondimenti, si potrebbe inviare alle autorità europee schede tecniche per ciascun progetto corredate da analisi costi benefici e costi efficacia, esplicitando le stime di domanda ed il variare degli indicatori di valore progettuale al variare delle ipotesi di costo e di beneficio – un esercizio che oggi si fa con un computerino tascabile, anche con un’ ”app” di un telefonino.

Nei Ministeri ci sono un migliaio di dirigenti e funzionari che sono stati formati, alla Scuola Nazionale d’Amministrazione (SNA), in materia di valutazione della spesa pubblica e che possono dare un contributo importante. Molti sono sparsi tra le varie amministrazioni ma un nucleo è rimasto all’Agenzia per la Coesione.

Molti sono gli aspetti che meritano ulteriore analisi. In primo luogo, le misure per la semplificazione che permeano tutte le “missioni”. A Palazzo Chigi e dintorni, c’è da vent’anni una unità (in gran parte di “consulenti storici”) incaricati dell’Analisi dell’impatto della regolazione (Air): poco si sa del loro lavoro ed ancor meno dei loro prodotti e della loro capacità di incidere. È il momento di mettere a tacere le malelingue che li accusano di essere “imbucati politici” e di fare valere la loro capacità nell’indicare le specifiche delle semplificazioni e corredarle da una bella analisi costi benefici.

Il vasto programma di digitalizzazione, anche esso trasversale, richiede un’analisi costi efficacia per rassicurare gli italiani che non si tratta solo di comprare attrezzature e di migliorare reti, ma che è strumento per riorganizzare i processi e renderli più efficienti per i cittadini-utenti. È una analisi che può essere fatta in poche settimane.

In materia di economia ambientale, l’Italia è stata caposcuola a livello internazionale con personalità come Gerelli e Muraro che sono anche stati anche docenti alla SNA ed animatori del CUOA Business School di Vicenza. I loro allievi pullulano e possono spiegare, e quantizzare, ad esempio, la convenienza dell’idrogeno nella transizione ecologica.

In tema di trasporti, l’Italia ha predisposto, nel lontano 1986, un piano nazionale (con il supporto dell'economista Premio Nobel Wassily Leontief) che si sarebbe dovuto aggiornare ogni tre anni (ma lo è stato fatto solo nel 2002). Non mancano trasportisti in seno all’amministrazione che possono fare un’analisi della domanda (e delle disponibilità a pagare) per l'estensione della rete dell’alta velocità, nonché raffronti dei costi unitari di varie modalità di trasporto, dato che nel documento sembrano contraddittori.

Altro settore chiave è l’istruzione, della cui analisi economica è maestro Alberto Quadrio Curzio, Presidente Emerito dell’Accademia dei Lincei. Nelle proposte non mancano le buone idee come il riassetto dei programmi degli istituti tecnici di Stato, ma la spese previste sono o di edilizia scolastica o di parte corrente: quale è la loro priorità ed il loro valore progettuale in un programma di riassetto strutturale? E l’alta formazione per dirigenti scolastici non può essere effettuata nelle strutture esistenti della SNA?

Si potrebbe continuare. Il punto essenziale è che lo scopo del Pnrr non è soddisfare Bruxelles, bensì impiegare bene le risorse che ci vengono dall’Europa per dare il via alla ricostruzione economico-sociale del Paese.


Bagehot

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