• Il contributo

Tracking e privacy, il compromesso necessario

Anche in Italia la sperimentazione delle App per il tracciamento del contagio dal coronavirus dovrebbe essere avviata nei prossimi giorni. Riportiamo di seguito il contributo di un esperto internazionale sul tema.

Il Covid-19 ha provocato una crisi inimmaginabile qualche mese fa, gravissima per la salute e per l’economia mondiale.

Tutti aspettiamo con ansia la cura o il vaccino per dimenticarlo. Sfortunatamente, più il tempo passa e più le medicine testate su scala europea sembrano dimostrarsi deludenti, e più l’ipotesi di un vaccino in tempi stretti diventa remota. Nel migliore dei casi, ma sembrano promesse un po’ corrotte dal marketing, si parla di fine anno, più spesso di fine 2021.

Nell’attesa bisogna assolutamente reagire con efficienza e permettere all’economia di riprendersi minimizzando al tempo stesso i rischi sanitari. Quando un rischio non può essere eliminato, ed è il caso del Covid oggi, come in tanti altri casi della vita pubblica e privata, bisogna cercare di “mitigarlo”. Non c’è niente di nuovo. Per ridurre i rischi di incidenti automobilistici si riduce la velocità, sui cantieri si indossano caschi e scarpe rinforzate, sulle piste di sci si appongono cartelli per avvertire di un pericolo di slavina, in una casa con bambini i prodotti chimici li mettiamo sugli scaffali più alti. Ma il rischio resta.

Oggi la tecnologia ci può aiutare a limitare il rischio di contagio del virus ed è il momento di fare un po’ di pedagogia.

Appena si parla di tracking il richiamo alle regole della privacy è immediato. Ed è giusto. La RGPD (Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati) è un progresso europeo indiscutibile, ormai riconosciuto anche dagli americani, inizialmente reticenti, e nessuno pensa di discuterne la necessità e l’utilità. Eventualmente, ci si potrebbe chiedere quanti realmente traggano vantaggio dalle regole della RGPD quando navigano sulla rete: quanti parametrizzano la scelta dei cookies imposta dalla protezione dei dati? Quanti chiedono a Google o a internet in generale di non essere “seguiti”?

Quanti utenti di WhatsApp si sono chiesti perché Facebook sborsò 19 miliardi di dollari per una società che non faceva fatturato? La risposta certamente non è perché il signor Zuckerberg è un filantropo che vuol fornire messaggeria e telefono gratis. La realtà è che WhatsApp permette la geolocalizzazione degli utenti, accede a tutte le nostre rubriche di contatti e fornisce un’arma atomica per il pedinamento virtuale. Secondo l’ormai ben noto adagio californiano: quando il servizio che vi è fornito è gratuito, vuol dire che siete voi il prodotto. Quindi i vostri dati personali e le vostre abitudini.

Riveniamo al tracking: un rischio per le libertà individuali? Inizio di una nuova dittatura?

O una paura irrazionale. il rischio non è nel tracking organizzato e gestito dal governo italiano o da un altro paese europeo. Gli strumenti di tracking in Europa dovrebbero infatti poter interagire. I rischi legati alla tecnologia sono altrove e li corriamo tutti i giorni quando navighiamo sulla rete sorvegliati dalla California che ci dà in cambio tanti servizi utili che accettiamo.

Nel software di tracking, la tecnologia garantisce l’anonimato e la durata sarà limitata; in cambio i rischi di contagio sono ridotti e si aiuta l’economia a ripartire.

Immaginiamo un ristorante frequentato da soli utenti col software installato sullo smartphone. Se si scopre che qualcuno è stato contagiato, tutti gli altri saranno informati, senza sapere evidentemente chi è il contagiato, e potranno immediatamente prendere tutte le precauzioni per proteggere la famiglia e gli amici. Il contagio si fermerà più rapidamente, ma soprattutto la fiducia potrà ritornare e accelerare la ripresa. Credo che in quel ristorante ci sentiremmo più sicuri.

E’ meglio accettare un tracking temporaneo, controllato, rispettoso della privacy e utile per l’economia, o lasciarsi andare alla retorica sulla protezione dei dati accettando nello stesso tempo di cederli in cambio di servizi?


Lucio de Risi

Chief Executive Officier di MEGA International, società internazionale specializzata in compliance

Italia

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