Cara on. Meloni, i debiti non sono la cura per l’inflazione
I giornali annunciano che l’on. Meloni ha reagito ai nuovi dati sull’inflazione rivolgendosi all’Europa per chiedere maggiore flessibilità sui conti pubblici. Capiamo la disperazione di Palazzo Chigi di fronte alle cifre rese note dall’Istat, che indicano un’inflazione superiore al 4% su base annua, e il desiderio di trovare un capro espiatorio per i problemi che l'esecutivo non sa o non riesce a risolvere. Ma forse una qualche nozione elementare di economia dovrebbero averla acquisita dopo quattro anni alla guida del governo. Se c’è inflazione, la creazione di nuovo potere di acquisto attraverso un maggior deficit non farebbe che alimentare un ulteriore aumento dei prezzi. In questo caso hanno ragione i cosiddetti Paesi frugali. La flessibilità può servire per consentire nuovi investimenti indispensabili, non per compensare gli effetti dell’inflazione sui redditi più bassi.
Se si vuole alleviare la condizione dei ceti più deboli, bisogna redistribuire il reddito da chi ha redditi più alti a chi soffre di più per le conseguenze dell’inflazione. Non ci sono scappatoie: se davvero vuole aiutare le famiglie in difficoltà, la destra deve far pagare le imposte alle tante categorie a reddito elevato che essa ha sgravato dei tributi da quando è al governo. Non c’è altra strada. Ma è chiaro che si tratta proprio della strada più ardua da percorre per la destra che in questi anni fatto di tutto per premiare redditi alti ed evasori fiscali.
Prima o poi le conseguenze delle proprie scelte si pagano.
1 ottobre 2026



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