Le elezioni americane e l’Italia
Oggi non deve essere un gran bel giorno nei palazzi del governo e nelle stanze della destra italiana. Non può sfuggir loro che la sonora sconfitta di Donald Trump nelle elezioni americane di medio termine avrà delle implicazioni dirette sulle elezioni che si svolgeranno nei prossimi mesi in molti paesi europei, fra cui l'Italia.
Non sarà tanto il fatto che l’on. Meloni abbia per mesi incautamente magnificato la vicinanza con Trump e il suo mondo, che abbia partecipato, unica fra i leader europei, all'inaugurazione del nuovo Presidente, che sia andato a trovarlo nella sua residenza privata in Florida, né di essersi spinta a dire di condividere gli attacchi violenti del vicepresidente Vance contro l'Unione Europea. La Presidente del Consiglio può sperare di aver esorcizzato le conseguenze di queste scelte con la presa di distanza dal Presidente americano dopo il suo attacco al Pontefice. Il problema è che l’esito delle elezioni americane indica il danno che al governo in carica produce l'inflazione e il peggioramento delle condizioni di vita per larghi strati di cittadini che l’inflazione porta con sé.
In questo momento, i dati dell'inflazione in Italia sono molto pesanti e, con oltre il 4% su base annua, sono simili a quelli degli Stati Uniti. La legge di bilancio che il governo ha presentato in questi giorni al Parlamento non contiene nulla di significativo su questo punto, se non a favore di alcune speciali categorie di elettori che la destra ha scelto di tutelare, anche contro il resto degli italiani.
C'è inoltre da considerare che il nostro Paese è in piena crisi dal punto di vista dei livelli dell'attività produttiva, che flette la produzione industriale e stagnano gli investimenti e, anche su questo versante, non si vede alcuna politica di governo volta a sostenere l'economia. Dunque, l’economia, che ha pesato sull’esito delle elezioni americane, si presenta in Italia con connotati analoghi senza che l’esecutivo dia l’impressione di avere una risposta a questi problemi.
Ma c’è, secondo noi, un elemento ulteriore che non può non preoccupare la destra italiana. E cioè che la vittoria democratica americana è stata dovuta in misura significativa a quella che possiamo chiamare la carica dei giovani. Pochi mesi fa l’Italia ha sperimentato questa carica giovanile nel voto sul referendum sulla giustizia, il cui esito è stato determinato largamente dalla partecipazione al voto di fasce di elettori che in altre elezioni avevano prevalentemente scelto di astenersi. I giovani che in queste settimane protestano prevalentemente in modo pacifico sono quelli che sono andati a votare in difesa della Costituzione e che potrebbero recarsi in massa alle urne nelle elezioni politiche e spazzare via la destra. Sono l’incubo dell’on. Meloni.
Dunque, dalle elezioni americane viene un segno molto incoraggiante. L’unico rischio che vediamo è che il centrosinistra consideri già vinte le elezioni e finisca per sottovalutare non solo l'importanza della scelta del possibile presidente del Consiglio da proporre al Paese, ma anche l'importanza di un programma semplice ma netto che coinvolga soprattutto i giovani.
Noi abbiamo sostenuto in un’assemblea di Officina Repubblicana del giugno scorso che per uscire dalla crisi economica in cui si dibatte da troppo tempo, l’Italia deve scegliere di investire nella scuola, nell’Università, nella ricerca scientifica, negli investimenti nelle nuove tecnologie e siamo convinti che un programma di questo genere che preveda – abbiamo detto –di raddoppiare l’incidenza di queste spese sul reddito nazionale nel giro dei prossimi cinque anni consentirebbe di avvicinare definitivamente i giovani al centro-sinistra. Se il centro-sinistra dirà questo non ci sarà partita. Oggi questo è possibile. Ce lo dicono le elezioni americane di medio termine.
4 novembre 2026



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