Conte e Bonomi

Secondo l’attenta ricostruzione di Monica Guerzoni sul Corriere della Sera di oggi, il Presidente del Consiglio avrebbe considerato l’intervento del Presidente della Confindustria negli Stati Generali “molto più morbido” di quanto avesse temuto. Probabilmente il sollievo del professor Conte è collegato alla precisazione iniziale del dr. Bonomi che le sue prese di posizione “nulla hanno a che fare con temi politici”. La Confindustria, cioè, ha chiarito che le sue critiche al governo non significano in alcun modo che essa sia alleata di Salvini e Meloni. Ed è ovvio che sia così, dal momento che gli imprenditori sono i primi a sapere che l’Europa è il nostro vitale “mercato interno” e che la sorte dell’economia italiana è legata agli interventi delle istituzioni europee, dalla BCE alla Commissione guidata da Ursula von der Leyen.

L’intervento di ieri del dr. Bonomi chiarisce che la Confindustria è interessata, se possibile, a lavorare con il governo, forse anche in vista di un accordo con il sindacato. Aleggiava ieri nell’aria il riferimento a Carlo Azeglio Ciampi e al suo accordo del 1993 con le parti sociali. Dunque un segnale negativo per le destre, già messe in angolo dal deciso smarcamento di Forza Italia, ma anche un segnale che le forze sociali stanno indicando una strada percorribile a una maggioranza e a un governo messi sistematicamente in difficoltà dalla indeterminatezza politica e dalle tensioni interne del Movimento 5 Stelle.

Questa posizione della Confindustria può dunque contribuire all’individuazione di un ubi consistam per la fragile e piuttosto contraddittoria maggioranza giallorossa.

Il Commento Politico non può poi non rilevare un altro passo estremamente importante dell’esposizione di Bonomi, che ha testualmente dichiarato che una delle priorità della Confindustria “è quella della misurazione di qualità ed efficacia della spesa pubblica". Ed ha aggiunto: "Caro Presidente Conte ci ascolti: è il momento di costituire un’unità autonoma di valutazione comparata degli effetti attesi delle misure di spesa e investimento pubblico. Sarebbe una riforma comparabile per livello di importanza ai decreti di unificazione amministrativa italiana del 1865.”

Fin dal primo momento abbiamo fatto di questo tema il leit motif dei nostri articoli. Abbiamo scritto più volte che non è immaginabile un intervento consistente nell’economia italiana, come quello reso possibile dall’arrivo di cospicui fondi europei, senza l'introduzione di criteri oggettivi per la valutazione dei benefici comparati dei vari progetti di investimento. Abbiamo ricordato i due precedenti di questa impostazione nella “Nota Aggiuntiva” del 1962 e nel Fondo Investimenti e Occupazione del 1982.

Peraltro, la giusta istanza del dr. Bonomi necessita di un ulteriore decisivo elemento: la capacità di realizzare i programmi che il governo si prepara a delineare e l’esigenza di garantirne la qualità richiedono l’individuazione di un unico centro motore per la realizzazione del programma. Questo è lo snodo che consente di coniugare programmazione e qualità degli investimenti.

Gli Stati Generali dimostreranno di avere avuto una funzione se effettivamente il governo avrà mostrato capacità di ascolto ma soprattutto se saprà uscire da queste giornate avendo tracciato un percorso operativo convincente.

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