S’ode a destra uno squillo di tromba
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Nel nostro innato realismo, pensiamo tuttora che nell’imminente referendum costituzionale, il SÌ abbia forti probabilità di successo, anche e soprattutto per la potenza di fuoco dei media, dalla Rai alle reti Mediaset, che fanno una sfrenata campagna a favore del governo. Ma fra ieri e oggi si è insinuato in noi un dubbio sull’esito della consultazione basato su due elementi. Il primo è l’ultimo sondaggio Ixè che dà il NO in vantaggio di sei punti percentuali sul SÌ. Poiché non sappiamo come si manifesterà l’astensionismo, non ci sentiamo di dare particolare valore ai dati assoluti. Invece non possiamo non considerare significativo il trend messo in luce in questo sondaggio in rapporto con due sondaggi precedenti condotti nelle ultime settimane. Nel primo di questi emergeva una netta prevalenza del SÌ, nel secondo una sostanziale parità nell’ultimo prevale il NO. E poiché da qui al voto, salvo eventi imprevisti e imprevedibili, il NO dovrebbe tendere a rafforzarsi, quest’ultimo sondaggio ci sembra meritevole di attenzione.
Il secondo elemento è costituito da un articolo di Antonio Polito sul Corriere della Sera di questa mattina, che ci sembra collegato a ciò che emerge proprio dalle ultime rilevazioni dei sondaggisti e forse anche ad altre riservate di Palazzo Chigi. L’articolo rivela una forte preoccupazione degli ambienti del governo. In esso Polito – che qui sembra dismettere i panni dell’analista – avanza due argomenti molto politici per incitare gli elettori di destra a farsi avanti nel referendum. E si badi che questi due argomenti prescindono completamente dal merito della riforma, nonostante la citazione scolastica del mantra del professor Barbera con cui l’articolo si apre: “La Costituzione dice che si vota sulla proposta e non sui proponenti”. In realtà, nell’articolo non c’è un argomento di merito sulla riforma; vi è anzi l’esplicito invito agli elettori che formano il grosso della destra, cioè agli elettori dell’on. Meloni, a votare il testo Nordio “a prescindere” dai suoi contenuti.
La frase cruciale dell’articolo, che rivela la preoccupazione degli ambienti di governo, è la seguente: “L’ispirazione garantista e liberale [della riforma] … non si trapianta facilmente sulla tradizione statalista e autoritaria della destra (sic!). Così una certa freddezza di questi elettori che pure la sosterrebbero ancora in un confronto con la sinistra, rischia di far perdere la partita a Giorgia Meloni.”
Da questo segue, con buona pace del professor Barbera che dovrà pure cominciare a riflettere su questi aspetti, che vanno banditi gli argomenti di merito, cui Polito neppure accenna, sostituiti da un semplice argomento politico: se mai dovesse vincere il NO, sarebbe la prima volta in cui l’opposizione che “si è sempre slogata la spalla ogni volta che ha tentato la spallata” [contro la Meloni], avrebbe un successo.” Questo - prosegue Polito -“sarebbe uno sfregio per la coalizione … che i sondaggi danno ancora vincente nelle prossime elezioni.”
Vi è, da parte di Polito, un invito “montanelliano” agli elettori di Fratelli d’Italia a turarsi il naso e a votare per un riforma a prescindere dai suoi contenuti. L’invito è rafforzato con un secondo argomento che è in sostanza una rivendicazione del diritto della destra di mettere le mani nella Costituzione contro la pretesa della sinistra – così afferma Polito - di fare passare solo le riforme volute o gradite alla sinistra. Se vince il SÌ - continua l’editorialista - si metterà “fine per la prima volta alla pretesa che la Costituzione appartenga alla sinistra … una posta in gioco politica dei referendum che la destra, di scarsa cultura costituzionale, non ha ancora visto o comunque non ha usato.”
Qui, di fronte a quest’ultima argomentazione, siamo rimasti senza parole. A noi sembra che uno dei valori delle Costituzioni sia la loro stabilità nel tempo. Per cui dovrebbe essere largamente apprezzato il fatto che i costituenti abbiano cercato di scoraggiare la facilità di introdurre modifiche costituzionali. La contrapposizione netta fra quelle che Polito chiama le due grandi forze popolari in seno alla Assemblea Costituente ha partorito una Costituzione rigida che non è facile modificare a colpi di maggioranza semplice. Che il farlo sia in genere una pessima idea, lo provano proprio le due riforme costituzionali imposte a maggioranza dalla sinistra e di cui la sinistra ha avuto ampio modo di pentirsi. Dovrebbe essere lodata la difficoltà di cambiare a maggioranza semplice le norme, esistendo il referendum confermativo. Polito invece sembra preferire una situazione in cui le maggioranze abbiano via libera nel riscrivere la Costituzione a colpi di maggioranza, che poi con l’astensionismo sono espressione di minoranze del corpo elettorale.
È questa, per noi, un’altra importante ragione per votare No in questo referendum. E ci limitiamo a chiedere che, dopo l’articolo di Polito, sia risparmiata alla sinistra del NO l’accusa di volere politicizzare il referendum. Non ci sembra che si possa politicizzare il referendum di più dell’invitare gli elettori di destra a turarsi il naso e votare SÌ.
Giorgio La Malfa
26 febbraio 2026