Crisi del governo o crisi dei partiti?

È difficile dare torto a Mario Draghi per avere considerato inaccettabile la situazione determinata dalla decisione del Movimento dei Cinque Stelle di non votare la fiducia al governo di cui esso fa (o faceva) parte. Se avesse fatto finta di niente ed avesse dichiarato che quello che contava era che il governo aveva ottenuto la fiducia del Senato, oggi molti giornali e certamente una parte della pubblica opinione avrebbero considerato questa dichiarazione una manifestazione di attaccamento al potere e di insensibilità politica. Ed anche se avesse voluto restare si sarebbe posto il problema dei ministri dei 5 Stelle che ovviamente non potrebbero rimanere in un governo al quale non sono disposti a dare la fiducia in Parlamento. Dunque, Draghi ha fatto quello che non poteva non fare.


Ma il problema si pone per il futuro. Ed è questa, a noi sembra, la ragione del percorso indicato dal Capo dello Stato quando ha invitato il Presidente del Consiglio a recarsi nei prossimi giorni alle Camere per esporre le sue valutazioni politiche. Il Capo dello Stato giustamente chiede che, se deve venir meno un governo che ha rappresentato autorevolmente l’Italia sul piano internazionale ed ha affrontato con il vasto consenso del Parlamento una serie di problemi aperti, tutti si assumano le loro responsabilità. Tutti, incluso il Presidente del Consiglio il quale, in quel discorso, non potrà semplicemente riassumere le vicende di questi giorni e argomentare le ragioni delle sue dimissioni già ampiamente spiegate nella nota letta ieri in apertura del Consiglio dei Ministri. Dovrà, invece, rivolgersi al Paese e dovrà parlare della situazione del Paese.


Può considerarsi esaurito il compito che il Parlamento gli aveva conferito nel febbraio del 2021 votandogli la fiducia? Allora, come ora, si trattava di combattere l’emergenza sanitaria e impostare un’azione lungimirante di politica economica volta a consolidare i conti dello Stato e a rilanciare la crescita economica utilizzando i fondi europei.

A questo si aggiunge oggi la crisi internazionale, l’urgenza della conversione energetica e l’inflazione.


Il governo può rivendicare di avere ottenuto buoni risultati per la situazione sanitaria, che peraltro era stata già fronteggiata con una certa efficacia dal governo Conte. Può rivendicare un eccellente risultato economico del 2021, che ha anche consentito un primo miglioramento del rapporto debito-PIL. E può sottolineare l’arrivo dei primi finanziamenti europei del Next generation EU. E tuttavia Draghi non potrà non dire che resta moltissimo da fare sul piano sanitario, ma anche e soprattutto sul piano economico, anche perché ai nostri problemi si aggiungono la crisi internazionale e l’inflazione. Bisogna continuare a ricevere i fondi europei spendendoli bene e tempestivamente e completare il cammino delle riforme. Bisogna programmare un rientro pluriennale dal debito pubblico. Resta, insomma, un vasto e difficile programma da definire e da svolgere. Le forze politiche sono in grado di guidare il Paese?


Se, caduto il governo Draghi, si andasse subito alle elezioni e le destre le vincessero, avremmo, insieme al governo, Salvini, Meloni e Berlusconi che negli ultimi cinque anni hanno sempre avuto posizioni divergenti sui governi che si sono succeduti nella legislatura. Con questi precedenti, che garanzia potrebbero dare al Paese di un idem sentire per il futuro? I tre partiti hanno tre posizioni diverse sull’Europa e sulla situazione internazionale e non sono riusciti neppure a concordare candidati comuni nelle elezioni amministrative. Dovrebbero queste forze prive di un programma comune governare l’Italia?


Anche a sinistra non si vede uno schema politico pronto per il futuro. Le decisioni dei 5 Stelle non hanno solo colpito il governo Draghi, hanno reso molto più problematica la possibilità di un’alleanza con il PD. Il centro è frammentato in molteplici posizioni litigiose, non in grado di parlare fra loro e di offrire al Paese una prospettiva.


Precipitarsi alle elezioni in queste condizioni sarebbe per l’Italia un salto nel buio. Il dibattito parlamentare della prossima settimana si annuncia come un momento di enorme importanza nella vita del Paese. Si tratta di fare emergere delle prospettive politiche per il futuro.

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