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Decreto sicurezza: alla ricerca dell’identità perduta

  • Il Commento Politico
  • 12 minuti fa
  • Tempo di lettura: 2 min

La sicurezza è (o era) uno dei caratteri identitari della destra e del partito dell’on. Meloni in particolare. Non è un caso, del resto, se fra i primi atti di questo governo vi fu il cosiddetto decreto Cutro, dedicato al tema della sicurezza e a quello dell’immigrazione ad esso strettamente collegato, sempre riguardo al profilo identitario.

Se, ormai a fine legislatura, l’esecutivo vara con grande pompa e clamore nuove norme in materia di sicurezza, vuol dire che c’è un problema. Questo decreto è un evidente segnale di panico: l’on. Meloni sa che il carniere è vuoto sul piano della crescita economica e che anche i temi identitari sono in affanno.

Due ragioni possono aver mosso il governo ad approvare proprio adesso questo un nuovo decreto: o si tratta di una risposta a un peggioramento, fra il 2022 ed oggi, della sicurezza dei cittadini, e in questo caso vuol dire che l’esecutivo ha fallito nel garantire ciò che ha promesso all’elettorato. Oppure, lo stesso decreto non è affatto la risposta alle condizioni attuali della società italiana, ma solo l’espressione della visione di fondo della destra. Ma allora ci si chiede perché si siano attesi quattro anni prima di varare le nuove norme. Cosa è stato fatto nel frattempo? Da questa strettoia non si esce.

Abbiamo letto le dichiarazioni di questi giorni dei ministri della Giustizia e dell’Interno, che naturalmente difendono il provvedimento. Cos’altro potrebbero fare? Ma ci è sembrato che sia l’uno sia l’altro siano perfettamente consapevoli della contraddizione di cui stiamo scrivendo e, dovendo esporsi personalmente davanti alle Camere e alla stampa, mostrino un notevole imbarazzo. Come altro giudicare l’accenno a una nuova stagione delle Brigate Rosse, se non come la ricerca di un allarme nuovo per un problema finora assente cui collegare un provvedimento che, altrimenti, non può che apparire la conferma di uno dei fallimenti della destra?  

Scomparsa dai monitor della politica estera per l’imbarazzo che le crea lo sbandierato legame con quel Trump che minaccia di invadere un Paese alleato come la Danimarca e manda i suoi sgherri ad ammazzare cittadini americani a Minneapolis; costretta a vantare (proprio lei!) i complimenti delle agenzie di rating per il suo rigore finanziario che accompagna la peggiore performance economica dell’area dell’euro; silenziosa sul referendum perché evidentemente ne teme l’esito, la premier tira ora fuori la carta della sicurezza. Ma si tratta di un segno di panico. Altri ne verranno.


6 febbraio 2026

 

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