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Dieci, cento, mille… stazioni appaltanti

Siccome vediamo che fra le questioni da tutti considerate prioritarie vi è quella della semplificazione delle procedure, vogliamo dire con garbo e senza alcun intento polemico in che cosa consiste, dal punto di vista de Il Commento Politico, la questione.

Per chiarire le cose, riproponiamo il tema sotto forma di domanda: fra quante “stazioni appaltanti” verrà diviso il Fondo del piano che il governo formulerà per l’impiego dei fondi europei e di eventuali ulteriori risorse provenienti dal bilancio dello Stato italiano?

Cioè, una volta decise le risorse da spendere e le destinazioni settoriali di esse, vi sarà un centro unico incaricato della spesa, oppure la cifra verrà ripartita fra le varie pubbliche amministrazioni, nazionali o regionali o locali, competenti per materia?

Posta così la questione, risulta evidente la differenza fra i due criteri adottabili. Nel caso della centrale unica di spesa si potranno immaginare delle procedure estremamente semplificate che si applicheranno a tutte le spese che essa farà. Sarà possibile controllare i tempi e procedere a tutti i controlli successivi di correttezza, di legalità e così via.

Se invece si ripartiranno le cifre del piano fra le varie amministrazioni pubbliche, nazionali, regionali o locali, cui la materia formalmente appartiene, per garantirsi la rapidità e l’effettività della spesa, bisognerà modificare le procedure, tutte fra loro diverse, delle dieci, cento, mille stazioni appaltanti e renderle veloci e controllabili.

Può esservi qualche dubbio su quale sia la strada da percorrere per assicurare una spesa effettiva e celere delle risorse di cui l’Italia disporrà? Ed anche per rassicurare che la spesa non sia permeabile a influenze indebite se non illecite?

Naturalmente ci rendiamo conto che stiamo proponendo una modifica non da poco che richiede coraggio e determinazione. Ma la gravità della situazione non consente di oscurare il punto.

Il presidente del Consiglio lamenta che la sua volontà di trasformare profondamente il modo di operare della pubblica amministrazione venga fraintesa come una insufficiente considerazione del rilievo politico delle forze che lo sostengono. Gli Stati generali potrebbero trasformarsi nell'occasione per il premier e per la sua maggioranza, di dare un segnale così chiaro da eliminare alla radice ogni dubbio e da indicare che si vuole dare al Paese la risposta che da tanti anni attende. Hic Rhodus, hic salta.

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