Elezioni dietro l’angolo, se non si sta molto attenti

Abbiamo sempre pensato che la divaricazione fra i tre partiti del centro-destra nel giudizio sul governo Draghi costituisse un problema politico destinato ad assumere una crescente rilevanza del tempo. Oggi abbiamo la sensazione che chi si rende più conto di questo problema sia Giorgia Meloni.


La leader dei Fratelli d'Italia, secondo noi, si rende ora conto che la scelta di restare all’opposizione la mette in prospettiva in una condizione impossibile nei rapporti con gli altri partiti del centrodestra, ma anche con la pubblica opinione che apprezza il governo Draghi, come si è visto da un sondaggio de La 7 di lunedì scorso secondo cui pure gli elettori della Meloni sono d'accordo con il governo.

La prova che i Fratelli d'Italia sono in difficoltà, anche se cercano di non farlo percepire dall'esterno, è che Giorgia Meloni non fa nulla di quello che normalmente fa un partito di opposizione, specialmente quando ha il vantaggio che tutti gli altri sono al governo. Dovrebbe alzare i toni e cavalcare ogni questione, dall’economia all’emergenza sanitaria, almeno con la stessa veemenza con cui lo faceva al tempo dei due governi Conte. Invece, l’on. Meloni sembra un agnellino. La sua opposizione si manifesta con il dire al Corriere della Sera che la legge finanziaria non è un granché, aggiungendo poi che i suoi rapporti con Draghi sono ottimi e che questi ha addirittura fatto proprie certe idee di Fratelli d’Italia. Non commenta il prolungamento dello stato di emergenza che in altri momenti sarebbe stato un motivo per infuocati discorsi in Parlamento e nel Paese.


Dunque Meloni soffre, anche se cerca di non farlo vedere, ed ha un solo obiettivo: abbreviare la durata di questo governo che le rende la vita difficile, senza attaccarlo, non solo perché il governo gode il favore di un vasto consenso popolare ma anche perché un attacco al governo approfondirebbe la frattura nel centrodestra. Si tratta di una necessità vitale, perché più dura questa condizione, più viene meno la possibilità di un’alleanza di centro-destra nelle prossime elezioni. E soprattutto quella di guidare l’alleanza, dopo.


Quando però si pone il problema di far cadere questo governo, Giorgia Meloni scopre che non c'è modo di farlo. La sola via per realizzare questo obiettivo è favorire il passaggio del Presidente del Consiglio alla Presidenza della Repubblica. Lo si capisce bene.


Ma anche gli altri protagonisti dovrebbero capire che all’indomani di una crisi di governo, resa necessaria dal passaggio del Premier da Palazzo Chigi al Quirinale, sarebbe molto difficile comporre una maggioranza di governo. Una delle principali difficoltà verrebbe proprio dalla leader di Fratelli d’Italia. Giorgia Meloni si direbbe disponibile a partecipare a un'alleanza politica, magari ripetendo che c’è nell’attuale Parlamento una potenziale maggioranza di centrodestra. Supponiamo che questa ipotesi venga esplorata, anche se poi accantonata. Siamo sicuri che sarebbe possibile ricostituire la grande maggioranza che fu realizzata grazie all’iniziativa del Presidente della Repubblica in una situazione di grave crisi politica e alla disponibilità in quel momento di Mario Draghi?


Giorgia Meloni avrebbe un ruolo non marginale nella crisi di governo post-elezione presidenziale e la giocherebbe in modo tale che per la Lega, e forse anche per Forza Italia, diverrebbe molto difficile tornare al governo. Nel febbraio scorso un accordo lampo portò Draghi a palazzo Chigi. La scelta del suo successore non sarebbe una passeggiata.


Insomma le elezioni politiche ci sembrano dietro l’angolo, se non si sta molto attenti.


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