Il no scontato dei Paesi frugali

Puntuale quanto prevedibile è arrivato il documento comune dei quattro Stati cosiddetti “frugali” dell’Unione Europea, che si dicono contrari alla proposta franco-tedesca di un Recovery Fund di 500 miliardi di Euro destinato al rilancio dell’economia attraverso contributi sostanzialmente a fondo perduto.

Austria, Olanda, Danimarca e Svezia non condividono l’idea di avanzare ulteriormente nel percorso per mettere a fondo comune i destini dei Paesi europei.

Meno prevedibile è stata l’assenza di una risposta dei nostri sovranisti: per di più, in una giornata che ha visto l’Austria confermare la chiusura delle frontiere con l’Italia, concedendo ai potenziali e tanto attesi turisti provenienti dai Paesi del nord e diretti da noi solo uno striminzito e obbligato corridoio per attraversare il suo territorio, ma con divieto di fermata.

Hanno un po’ protestato gli altoatesini ma per il resto in Italia non si è palesato (per ora) nessun Cadorna.

Forse si sta facendo finalmente strada l’idea che siamo alle prese con un negoziato lungo e difficile da cui dipende in larga parte il destino dell’economia nazionale.

Il 27 maggio la presidente Von der Layen presenterà la sua proposta sulla base dell’intesa Merkel-Macron. Poi ci attende una sfibrante trattativa prima delle deliberazioni conclusive del Consiglio Europeo di fine giugno, al quale potrebbe seguire un altro – e decisivo – a metà luglio.

Due mesi in cui sarebbe auspicabile che le nostre rissose forze politiche riservassero le proprie energie esclusivamente alla conversione del decreto che l’esecutivo ha di recente predisposto, stanziando 55 miliardi da distribuire, più o meno a pioggia, su tutte le articolazioni sociali a ristoro dei nefasti effetti del prolungato lockdown.

Due mesi che il Governo dovrebbe sfruttare per accogliere le supplementari risorse in arrivo dall’Europa, poche o tante che siano, attrezzandosi in modo che non vadano sprecate. Perché un’altra occasione non si ripresenterà.

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