Inizia il semestre bianco

Tra pochi giorni avrà inizio il semestre bianco. Il periodo, cioè, in cui il Presidente della Repubblica non può più esercitare il potere di scioglimento delle Camere ed in cui iniziano gli autentici contatti tra le forze politiche per immaginare il percorso che può condurre all’elezione del nuovo Capo dello Stato.

Come è spesso accaduto negli ultimi tempi, il primo a muoversi per indicare la strada è stato Matteo Renzi, che ha colto l’occasione di un’intervista su un tema affatto diverso come il disegno di legge Zan per ricordare che il centrodestra – tra parlamentari e delegati regionali – può contare in Parlamento sul 46 per cento dei grandi elettori e che quindi è indispensabile che il nuovo Presidente emerga da una maggioranza che rappresenti anche questa circostanza.

Se a ciò si aggiunge che sul citato progetto Zan Renzi ha presentato emendamenti accolti con favore dal centrodestra ma che rompono il precedente fronte costituito da centrosinistra e Cinquestelle, è comprensibile che molti osservatori abbiano interpretato questa iniziativa come un messaggio neppure tanto criptico per suggerire che, se al 46 per cento di grandi elettori di centrodestra si aggiungesse il quattro per cento di quelli di Italia Viva, esisterebbe a partire dal quarto scrutinio una maggioranza presidenziale autonoma ed in grado di mettere fuorigioco il Pd e i Cinquestelle.

Si tratta di uno scenario che pur di non pedissequa realizzazione – per il Presidente si vota infatti a scrutinio segreto, con tutte le incertezze che ciò comporta – rappresenta una suggestione non da poco.

Anche perché esso capovolgerebbe lo schema con cui si sono realizzate le ultime elezioni presidenziali e che ha sempre visto il centrosinistra nel ruolo di Kingmaker dell’operazione, con il centrodestra costretto ad accodarsi.

È evidente che rispetto al passato la situazione odierna è diversa, sia perché il centrodestra ha un numero di grandi elettori molto consistente, sia perché la possibilità che sia il centrosinistra in accordo con i Cinquestelle a guidare le danze è resa più difficile dal marasma in cui versa il Movimento a causa dello scontro al calor bianco tra Grillo e Conte.

Le implicazioni della sortita di Renzi possono forse non determinare automaticamente un ribaltamento dei tradizionali parametri con cui ci si avvicina alla elezione presidenziale, ma certamente sono in grado di realizzare una forte pressione sull’intero quadro politico.

Sarà in grado ancora una volta Matteo Renzi di ergersi, a dispetto delle sue sparute truppe, a protagonista di questo fondamentale tornante della vita nazionale? Al Commento Politico sembra che la partita del Quirinale non sia ancora iniziata e non sia destinata ad aprirsi se non dopo l’importante tornata amministrativa dell’autunno, che darà indicazioni sia sulla forza potenziale dei vari schieramenti, sia sulla loro compattezza interna. In realtà molto dipenderà dall’esito delle prossime elezioni amministrative ed in particolare da quelle di Roma.

Nella Capitale Pd e Cinquestelle sono divisi e non hanno raggiunto un accordo come a Napoli o a Bologna. Per di più il centrosinistra è spaccato tra la candidatura Roberto Gualtieri e quella di Carlo Calenda che forse non a caso è appoggiata dai renziani.

Certo, se né Gualtieri né Calenda riuscissero ad arrivare al ballottaggio contro il centrodestra, consentendo alla sindaca Raggi di approfittare delle loro divisioni facendo prevalere, magari per una lieve incollatura, lo zoccolo duro di consensi che tuttora le viene accreditato, allora la successiva partita per il Quirinale potrebbe più agevolmente svolgersi su un campo di gioco simile a quello adombrato da Matteo Renzi.

Alla nascita del governo Draghi è stata opinione unanime che tutti i partiti avrebbero dovuto cercare un riposizionamento.

Il centrodestra si è diviso sull’appoggio al governo, ma non tanto da far prevedere spaccature strategiche per il futuro.

Ora Renzi ha detto la sua.

Cosa faranno i Cinquestelle e il Pd?

È cosa farà Carlo Calenda, che può risultare il cavallo di Troia di un’operazione molto più grande di quanto può aver immaginato nel momento in cui ha deciso di scendere in campo?

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