Investimenti pubblici, un utile suggerimento di Keynes

All’inizio del 1937, a pochi mesi di distanza dalla pubblicazione della Teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta, Keynes pubblicò una serie di tre articoli sul Times di Londra nei quali esponeva le sue idee sul ruolo del bilancio pubblico nelle diverse fasi del ciclo economico (J.M.Keynes, Come evitare una crisi, in La Teoria generale ed altri scritti, Mondadori, Milano 2019, pp. 601-14). È interessante rileggere questo saggio in primo luogo perché smentisce l’accusa frequente che Keynes fosse fautore sempre e comunque dell’intervento dello Stato. In realtà Keynes dice che lo Stato deve intervenire per correggere tempestivamente l’evoluzione congiunturale e questo può richiedere politiche espansionistiche in certi momenti, ma politiche di contenimento della domanda in altri: “Così come durante la crisi era opportuno che il governo si indebitasse, per le stesse ragioni è opportuno che imbocchi la strada opposta…Per il Tesoro è il boom non la crisi il momento giusto per l’austerità” (p. 608).

Ma ancora più interessante – ed è la ragione per la quale vale la pena di richiamare questo scritto sul Commento Politico – sono le considerazioni di Keynes sugli investimenti pubblici. Scrive Keynes: “Così come durante la crisi era opportuno che gli enti locali aumentassero le spese in conto capitale, ora è opportuno che pospongano tutte quelle iniziative che possono essere ragionevolmente rinviate… I loro programmi di investimento... dovrebbero essere messi a punto in ogni dettaglio, pronti per essere realizzati al momento opportuno. (p. 609). E aggiunge: “È venuto il momento di istituire una Commissione per l’investimento pubblico che predisponga buoni progetti da mettere in opera quando sarà necessario. Se aspettiamo il momento in cui la crisi ci avrà colpito, ovviamente arriveremo tardi… Dovremmo istituire senza indugio un ente con il compito non di far partire subito delle iniziative, ma di garantire la predisposizione di programmi dettagliati” (p.613).

Queste parole di Keynes ci sono state presenti nei mesi scorsi mentre il governo Conte si accingeva a preparare il piano italiano di utilizzo dei fondi del Next Generation EU. In realtà le pubbliche amministrazioni italiane non hanno progetti pronti perché il modo con cui si è proceduto da molti decenni è esattamente l’opposto di quello prefigurato da Keynes.

In Italia la sequenza tradizionale è partire dagli stanziamenti, i quali a loro volta più che valutati in relazione dei problemi da affrontare sono collegati alle possibilità del bilancio. Quanto ai progetti, la loro preparazione avviene a valle degli stanziamenti con l’obiettivo non di risolvere il problema per il quale vengono stanziati i fondi, bensì quello di impiegare i fondi che sono stati stanziati, indipendentemente dalla circostanza se essi siano sufficienti o meno per affrontare organicamente il problema dal quale si è partiti.

Una prima implicazione è il ritardo sistematico degli investimenti rispetto al momento nel quale se ne manifesta la necessità. Una seconda è la limitazione dei progetti rispetto a un disegno complessivo, a causa del fattore dominante che è il finanziamento disponibile. La terza, infine, è il lungo tempo necessario per giungere alle progettazioni esecutive.

Non conosciamo esattamente che cosa vi sia dal punto di vista progettuale nella bozza del Recovery italiano predisposta da Governo Conte, ma appare evidente che i progetti più concreti e definiti sono quelli che erano stati oggetto di decisioni legislative e di finanziamenti precedenti: tipico esempio il collegamento ferroviario Napoli-Bari che era giunto già a un avanzato stato di progettazione, mentre per le materie non coperte da questi stanziamenti si è trattato essenzialmente di abbozzi di carattere generale senza alcuna indicazione specifica.

Forse il governo Draghi, che dovrà cercare di ricavare qualcosa di organico da un coacervo di progetti di varia qualità e di vario grado di definizione, potrebbe promuovere un’iniziativa simile a quella indicata da Keynes: affidare la preparazione di progetti da tenere pronti per il momento in cui la loro realizzazione divenga necessaria o possa essere finanziata.

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