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L'altalena del MES

Avevamo avuto l'impressione che il presidente del Consiglio fosse convinto che, una volta chiarita l'assenza di condizioni per l'ottenimento di  fondi dal MES, l'Italia se ne sarebbe avvalsa e che stesse solo cercando il modo migliore e il tempo giusto per portare con sé la gran parte dei parlamentari dei 5 Stelle. Un problema difficile, ma non insuperabile.  Stamane, invece, leggiamo che  il Presidente del Consiglio avrebbe scelto  una posizione ancora diversa: l'Italia chiederebbe i fondi del MES solo qualora un altro fra i paesi fondatori decidesse di avvalersene. I giornali spiegano che si tratterebbe della Francia. Ora i casi sono due: o il Presidente del Consiglio è certo che la Francia farà la richiesta e allora si tratterebbe di una variante rafforzativa  della sua precedente tattica per aggirare le obiezioni di una parte delle 5 stelle. Oppure egli non è certo della scelta francese ed allora  rimette in questione la decisione che sembrava fosse stata presa dal Governo.  Ma in questo secondo caso non capiremmo proprio la sua posizione. Perché mai l'Italia dovrebbe subordinare la sua scelta a quella di un altro paese, grande o piccolo, fondatore o meno? Se i fondi del MES ci servono, se costano meno delle emissioni di titoli del nostro debito pubblico, se non comportano condizioni diverse dalla destinazione alle spese sanitarie connesse con il corona virus, l'Italia dovrebbe prendere questi fondi appena possibile e utilizzarli in quella complessa e difficile politica di rilancio dell'economia che tutti considerano necessaria e urgente  e che non può non avere la sanità pubblica al suo centro.

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