L’intervista dell’on. Crosetto

È evidente che Guido Crosetto è preoccupato per le prospettive del centrodestra. Sa che le elezioni non sono andate bene, perché all’aumento dei voti del suo partito corrisponde una perdita altrettanto significativa di voti della Lega, ma deve anche provare fastidio per il riemergere di posizioni di estrema destra nell’ambito dei Fratelli d’Italia. Lui certo non ha nulla a che vedere con quegli ambienti, ma dovrebbe sapere che l’humus del partito di Giorgia Meloni è il partito dell’on. Almirante e che Fratelli d’Italia nasce dalla volontà di cancellare il tentativo onesto di Gianfranco Fini di rompere con il passato.

Crosetto non affronta queste questioni. Si limita a dare un’intervista a Repubblica per invitare la destra a prepararsi seriamente al voto delle prossime consultazioni elettorali. La sua posizione è che il centrodestra deve restare unito per fronteggiare chi “è disposto a mettere insieme tutto e il contrario di tutto pur di vincere le elezioni.”

Ciò che manca nell’intervista di Crosetto - e non si capisce perché l’intervistatore non lo abbia interrogato su questo punto - è una riflessione sulle conseguenze che ha avuto ed avrà la divaricazione di fondo fra i partiti del centrodestra all’atto della formazione del governo Draghi. Crosetto non affronta questo problema, ma la vera crisi del centrodestra sta in questa divaricazione. Il fatto è che è praticamente impossibile tenere uniti, in vista delle elezioni, partiti che sono divisi nel giudizio sul governo. Il Commento politico torna su un punto che ha sollevato fin dalla formazione del governo Draghi: la separazione fra Lega e Forza Italia da una parte e Fratelli d’Italia dall’altra renderà impossibile un’alleanza politica nelle elezioni. Se il governo Draghi avesse avuto una durata brevissima di qualche mese, se fosse stato un puro gabinetto pre-elettorale, forse queste differenze avrebbero potuto non pesare, ma di fronte a un governo che sta presentando al paese un complesso insieme di riforme destinate a modificare il volto dell’Italia, come sarà possibile tenere insieme partiti che su ciascuno di questi punti avranno votato in maniera diversa per mesi o per anni in Parlamento? Meloni può votare a favore della legge delega di riforma fiscale? Crediamo di no. Potrà votare a favore del bilancio 2022? Pensiamo di no. Potrà votare la legge sulla concorrenza? Certamente no. Alla fine della legislatura, nel 2023, quando si formeranno le alleanze in vista delle elezioni, il centrodestra sarà impresentabile e, se si dovesse presentare unito, sarebbe facilissimo metterne in evidenza le contraddizioni interne: basterà elencare tutte le occasioni in cui i partiti che lo compongono avranno votato in maniera divergente in Parlamento sulle grandi questioni del Paese.

Scrivemmo all’inizio del governo Draghi che fra Lega e Fratelli d’Italia uno dei due aveva commesso un tragico errore. Qualche volta ci siamo chiesti se per caso non lo abbiano commesso ambedue. Ma certamente se, dei due, uno lo ha commesso, questo è il partito di Giorgia Meloni. In cambio di effimeri successi elettorali. Abbiamo l’impressione che l’on. Crosetto se ne sia accorto. Ma non ha una proposta per uscire dall’impasse. E si vede.

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