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L’Italia rimandata a settembre

Non solo la scuola, ma tutto il Paese sembra rimandato a settembre. Anzi, a fine settembre. A dopo le elezioni regionali ed il referendum sul taglio del numero dei parlamentari.

Il governo non sembra intenzionato a prendere decisioni rilevanti senza essere certo di poter superare il banco di prova più arduo, e cioè il voto sul pacchetto di aiuti europei. Esso comprende, infatti, una questione come quella del Mes, assolutamente indigesta per il Movimento Cinquestelle se non annegata in una più ampia cornice di interventi. Tutto ciò non potrà accadere prima della fine di luglio perché la trattativa europea non si concluderà prima di allora. Il Mes, tuttavia, resta indispensabile per il nostro Paese perché le altre risorse di provenienza Ue saranno a disposizione per quest’anno solo in minima parte. Il governo sembra voler far ricorso ad un ulteriore scostamento di bilancio per prolungare fino ad ottobre - cioè ad oltre le elezioni - i provvedimenti di emergenza emanati per far fronte alle primarie necessità di imprese, categorie e famiglie, a partire dalla cassa integrazione.

La maggioranza, dal canto suo, è in una condizione di stallo politico per il prolungarsi dell’instabilità interna del M5S, accentuata dalle sortite dell’ala movimentista che fa capo a Di Battista. Il partito di Grillo è unito solo sul fatto di non voler far cadere il governo, ma non sa risolversi se optare o meno per una vera alleanza politica con il Pd. Una decisione, se ci sarà, non avverrà prima di ottobre.

L’opposizione è divisa sugli aiuti europei e sulle candidature per le regionali, che saranno un test rilevante per capire se la irresistibile ascesa di Salvini si è definitivamente fermata in Emilia Romagna. Una sconfitta in Toscana, Marche, Campania e Puglia gli lascerebbe solo le ibride vittorie in Liguria e Veneto, in regioni cioè guidate da esponenti di un altro partito o da leaders della Lega che cominciano ad assumere lo spessore di competitors interni.

Il Paese, dopo il lungo lockdown, sta cercando di ripartire con l’apertura di aziende e frontiere. Il conto delle vittime - non solo dell’epidemia - è anch’esso rimandato. L’oggi non sembra tempo di saldi. Tutti gli sforzi sono indirizzati a limitare al massimo i danni.

Difficile prevedere ciò che ad ottobre accadrà. È possibile che il governo e la maggioranza trovino un comune piano d’azione per i prossimi tre anni che consenta di rilanciare la ripresa, di ultimare la legislatura e di procedere ad una ordinata elezione del nuovo Presidente della Repubblica.

È però anche possibile che le troppe contraddizioni ed incertezze che caratterizzano questo inizio d’estate si rivelino impossibili da maneggiare.

In questo quadro, a parere del Commento Politico, occorrerebbe procedere celermente all’approvazione di quella legge elettorale proporzionale che, se al momento della formazione del governo costituiva solo il necessario corollario della riforma sul taglio dei parlamentari, oggi rappresenta il paracadute per l’intero sistema politico.

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