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La crisi dei Cinque stelle paralizza il governo

Finora il Presidente del Consiglio ha guidato il governo cercando un difficile equilibrio fra le posizioni contrastanti dei due partiti di maggioranza: il PD chiede il Mes, i Cinque stelle rifiutano e Conte spera che a un certo punto qualche elemento nuovo indebolisca una delle due posizioni fino a consentire al governo di decidere. Oppure, i Cinque stelle vogliono la revoca della concessione ASPI, il PD un giusto indennizzo: Conte dichiara che la soluzione è stata trovata in un indennizzo fortissimo, poi si scopre che il problema non è risolto e si attende.

Coperta dalle questioni della pandemia, che in fondo è ciò che questa coalizione ha affrontato meglio, questa tecnica di galleggiamento finora ha funzionato. Avrebbe potuto essere messa in pericolo da una severa sconfitta del PD nelle elezioni regionali che, però, non c’è stata. Quindi il galleggiamento, per quanto riguarda Conte, potrebbe continuare.

Il problema è che l’equilibrismo del presidente del Consiglio presuppone un’identità politica di entrambi i partiti della coalizione, ma le elezioni che hanno salvato il PD hanno scardinato definitivamente i Cinque stelle.

Il cosiddetto successo del referendum che Di Maio aveva tentato di invocare all’indomani del 21 settembre non è servito a coprire la catastrofe elettorale di un movimento sceso sotto i livelli delle elezioni regionali precedenti. Siamo, dunque, all’implosione di un partito o movimento che detiene tuttora la maggioranza dei parlamentari. È come se, a un certo punto della sua storia, la Democrazia Cristiana fosse implosa.

Questo è ormai avvenuto per il M5S. Noi non vediamo come possa ritrovarsi un equilibrio politico in seno al movimento. Naturalmente escludiamo scissioni che metterebbero in pericolo la continuità della legislatura, giacché i Cinque stelle sanno che nelle prossime elezioni a stento riusciranno a raccogliere il 10 per cento dei consensi e dunque meno di sessanta fra deputati e senatori: una falcidia insopportabile. In sostanza, la nostra conclusione è che la crisi dei Cinque stelle assumerà la dimensione di una paralisi totale, fino all’esito paradossale che li vedrà arroccati nella difesa dei pochi terreni identitari di cui dispongono. Uno è il Mes, dunque l’insistenza del PD su questo tema si scontrerà con una tenace quanto ottusa ripetizione della contrarietà del movimento. Conte non avrà nulla su cui mediare: constaterà lo stallo sostanziale del governo e non potrà che adeguarvisi.

La verità è che presto Zingaretti e i suoi consiglieri dovranno prendere atto che la paralisi decisionale del governo non deriva dalla prudenza di Conte, ma dalla crisi insuperabile dei Cinque stelle e dovranno quindi decidere se accettare una navigazione ancora più insignificante di quella che si è potuta vedere finora, oppure aprire una crisi di governo sapendo che l’attuale Parlamento non vuole essere sciolto, ma che non esistono alternative all’alleanza con i Cinque stelle, che sono quello che sono.

Un bel problema.

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