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La teoria economica di Keynes e le insidie degli sprechi

In un articolo apparso questa mattina sul Corriere della Sera (riportato a piè di pagina), Pierluigi Ciocca e Giorgio La Malfa ricostruiscono il pensiero di John Maynard Keynes sui problemi della finanza pubblica e correggono l’interpretazione politica che Keynes fosse corrivo a qualsivoglia intervento dello Stato e alla spesa pubblica improduttiva. Al contrario, Keynes sosteneva che la spesa pubblica in deficit dovesse essere rivolta esclusivamente ad investimenti produttivi. Il punto cruciale del contrasto fra le posizioni conservatrici e le posizioni keynesiane riguarda la capacità del mercato di raggiungere spontaneamente la piena occupazione e la necessità, quindi, di un intervento pubblico per correggere le debolezze dei mercati quando esse si manifestano. Si tratta di temi di stringente attualità, perché se è vero che dalla crisi economica dovuta alla pandemia si può uscire soltanto con un uso coraggioso dell’intervento pubblico, è altrettanto vero che se questo intervento non fosse fatto con estremo rigore i suoi effetti di stimolo sarebbero modesti e si aggraverebbe solo la già pesante condizione del debito pubblico.

Il Commento Politico condivide pienamente l’intervento di Ciocca e La Malfa, anche perché corregge un’interpretazione del pensiero di Keynes contenuta in un articolo di Angelo Panebianco, sul Corriere della Sera dello scorso 3 agosto, che ripropone persistenti equivoci sulle teorie dell’economista inglese.


Corriere della Sera 8 agosto 2020
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