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Riforma costituzionale, le giuste obiezioni del senatore Pera

A noi sembra che abbia perfettamente ragione il senatore Marcello Pera nel dire che gli emendamenti al disegno di legge di riforma costituzionale predisposti dalla maggioranza costituiscono un pasticcio peggiore dell’originale.

La questione è sempre quella della sostituibilità del presidente del Consiglio eletto. Evidentemente una parte della maggioranza rifiuta di considerare le elezioni come unico sbocco di una crisi. Ma il punto di equilibrio indicato è veramente confuso. Un emendamento che al riguardo, prevede testualmente che di fronte a una mozione motivata di sfiducia nei confronti del premier, scatti automaticamente l’obbligo del Presidente della Repubblica di sciogliere le Camere, mentre se il premier si ritira o se c’è una sfiducia su un singolo provvedimento, allora è possibile scegliere un altro presidente del Consiglio.

A noi sembra questo il massimo della confusione ma anche dell’irrazionalità. Consideriamo concretamente il caso di una mozione motivata di sfiducia. Evidentemente, vuol dire che la maggioranza si è riunita, ha constatato di avere opinioni difformi dal presidente del Consiglio su alcune materie e quindi di non poterlo ulteriormente sostenere. Ma se è così, questa maggioranza che ha delle opinioni precise dovrebbe poter esprimere un presidente del Consiglio in linea con queste sue opinioni. Se, invece, la sola conseguenza di una mozione di questo genere è lo scioglimento delle Camere, questo vuol dire che il conflitto non potrebbe venire alla luce perché altrimenti si andrebbe alle elezioni. Il che vorrebbe dire che la vita del governo in Parlamento sarebbe comunque minata. D’altra parte, se la mozione motivata venisse approvata e si sciogliessero le Camere, come farebbe la maggioranza ad affrontare le elezioni, se esse fossero state determinate dalla motivata presa di distanze dal capo del governo? Andrebbe  al voto con quel presidente del Consiglio o dovrebbe inventarsene uno nuovo?

La riforma costituzionale doveva essere, secondo l’on. Meloni, “la madre di tutte le riforme”, il punto culminante del suo governo. Ci sembra, invece, che ogni giorno di più si riveli come la figlia dell’improvvisazione.


5 febbraio 2024

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