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Un’agenzia a guida forte per il Piano di rilancio

Sul Corriere della Sera di oggi, Marzio Breda riferisce che il Quirinale intende esercitare, pur con la consueta discrezione, una ferma pressione per accelerare la preparazione da parte del governo del Piano italiano di utilizzazione delle risorse europee del Next Generation EU. In effetti, come scrivevamo ieri nel nostro commento ai risultati elettorali, sul terreno delle cose da fare la priorità è il Piano, mentre sul versante politico si pone il problema di come allargare la base elettorale del centrosinistra per renderlo competitivo nelle prossime elezioni politiche contro il centro destra.

Su questo secondo tema, segnaliamo una interessante intervista sul Corriere della Sera di Goffredo Bettini che sostiene la necessità che si formi, per così dire a destra del PD, una formazione che possa raccogliere e organizzare un voto che c'è nel Paese e che sicuramente rifiuta le sirene della destra. Su questo argomento torneremo nei prossimi giorni.

Quanto invece al Recovery Fund, con un articolo del direttore Fabio Tamburini, Il Sole 24 Ore ha aperto le sue pagine a una serie di interventi sull'impostazione che l'Italia dovrà dare al suo Recovery Plan. Il giornale ospita stamane un articolo di Giorgio La Malfa che ripubblichiamo in calce. Nel suo intervento La Malfa espone la tesi, che i lettori del Commento Politico già conoscono, che un'efficace impostazione del Piano italiano richiede la creazione di un'agenzia che curi la preparazione dei progetti, operi scelte obiettive dei migliori fra questi progetti e ne curi la realizzazione. La Malfa suggerisce anche che il governo potrebbe chiedere a una personalità di vasto prestigio interno e internazionale come Mario Draghi di assumersi il compito di guidare questa agenzia. Questa scelta costituirebbe sicuramente una base straordinaria per il lavoro di preparazione e di esecuzione del Piano e consentirebbe anche un fruttuoso dialogo con l'opposizione, che è giusto coinvolgere se non altro perché essa guida ormai quindici su venti regioni italiane e il Piano italiano non può non guardare anche alla condizione territoriale del nostro Paese.



Il Sole 24 Ore - 23 settembre 2020
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