A proposito di un'intervista dell'on. Crosetto
- 25 lug
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C’è chi stamani ha osservato che vi è una differenza fra le posizioni in tema di politica estera, in particolare sul sostegno all’Ucraina, espresse dalla segretaria del PD Schlein in una lunga intervista concessa due giorni fa al Foglio e quelle di altre componenti del cosiddetto campo largo e in particolare di quelle del Movimento 5 stelle. Questa differenza costituirebbe un problema aperto e irrisolto (o forse irresolubile?) per il centrosinistra.
L’osservazione in sé è esatta: la differenza di opinioni in senso al centrosinistra è emersa più volte in questi anni, anche nei dibattiti parlamentari su questi problemi e nelle diverse mozioni presentate dalle varie componenti del cosiddetto campo largo. È quindi opportuno che le varie forze del centro-sinistra si pongano il problema di giungere a una posizione comune su questi temi in vista delle prossime elezioni. E tuttavia, il centro-sinistra ha ancora del tempo dinnanzi a sé, nel senso che le elezioni politiche sono ancora lontane e non è neppure certo con quale legge elettorale si andrà a votare. Quando il quadro sarà chiaro il centro-sinistra dovrà esporre una propria linea su tutti i problemi del paese e certamente non potrà non cominciare con il fissare una linea comune in tema di politica estera e della difesa.
Nel frattempo, però, se gli stessi osservatori conducessero un’analoga analisi sulle posizioni dei partiti che compongono l’attuale maggioranza di governo, non potrebbero non notare un’articolazione di posizioni altrettanto ampia di quella che si nota nel centro-sinistra, con la differenza, però, che tali differenze potrebbero e possono già influire sulla linea del governo. Questa osservazione è stata già più volte avanzata ma, fino a qualche tempo fa, gli osservatori avrebbero potuto aggiungere che, pur essendo aperte ed evidenti le differenze in seno alla coalizione dei partiti di centro-destra, vi era una linea molto netta, fissata e seguita dalla Presidenza del Consiglio, che garantiva al governo una chiarezza di indirizzi che superava le differenze che in sede politica e parlamentare risultavano dalle posizioni dei partiti della coalizione.
Questo valeva fino a qualche tempo fa. Sarebbe difficile sostenere che questo valga tuttora. Per averne conferma, è sufficiente leggere l’intervista concessa stamani a Francesco Bei di Repubblica dal ministro della Difesa. Nell’intervista, l'on. Crosetto riafferma una linea chiara di politica estera e della difesa con implicazioni anche sul problema delle alleanze in vista delle prossime elezioni. Dichiara infatti senza mezzi termini il pieno sostegno all’Ucraina anche sul piano militare e ribadisce l’allarme per i rischi non solo di interferenze elettorali da parte di paesi come la Russia e la Cina, ma anche di una vera e propria minaccia militare all’Europa da parte della Russia di Putin. Quanto alle spese per la difesa, Crosetto ribadisce che gli impegni assunti in sede NATO dovranno essere rigorosamente rispettati dall’Italia.
Ma è questa oggi la posizione del governo italiano? Nessuno è in grado di dire se oggi l’Italia è fra i paesi ‘volenterosi’ sul problema dell’Ucraina, né se intenda mantenere senza equivoci i suoi impegni a sostenere anche sul piano militare l’Ucraina, né infine se abbia intenzione di mantenere gli impegni sull’aumento delle spese per la difesa assunti in sede NATO. Un accenno da parte di Crosetto al problema del generale Vannacci chiarisce definitivamente la sua posizione a questo proposito, ma lascia intuire che egli auspica che questa sia la posizione dell’on. Meloni, senza esserne certo.
In realtà, oggi non si può più parlare di una ‘chiara’ posizione di politica estera del governo Meloni. Si può definirla così parlando del ministro della Difesa e, forse, del ministro degli Esteri, ma il linguaggio della presidente del Consiglio è molto più sfumato. Dalla rottura con Trump in poi, la politica estera italiana è avvolta da una fitta nebbia. Si direbbe che l’on. Merloni abbia colto l’occasione di quella rottura voluta dal Presidente degli Stati Uniti non per chiarire, ma per nascondere del tutto le proprie idee in materia di politica estera. Già era incerto e confuso il profilo del governo Meloni in tema di politiche europee, ora a questo si è aggiunto il silenzio e l’incertezza su tutto il problema della politica estera.
Non ne facciamo una questione se sia più grave l’una o l’altra incertezza. Sulla politica estera e sulla politica europea sarebbe auspicabile che non vi fossero né incertezze né dubbi a destra come a sinistra. Ma noi siamo abbastanza certi che il centrosinistra alla fine si darà una linea chiara, mentre siamo pronti a scommettere che l’effetto Vannacci, dentro o fuori della maggioranza, spingerà ad avvolgere e a mantenere in una spirale di nebbia gli impegni del centro destra.
25 luglio 2026



Caro Giorgio,
tu scrivi che "noi siamo abbastanza certi che il centrosinistra alla fine si darà una linea chiara".
Spero che "alla fine" sia possibile, ma è necessario che i politici ormai piuttosto anziani, però ancora attenti e noti, cerchino di insistere che alla sinistra si crei un partito unico, riunendo gli attuali con con un solo e chiaro nome.
Un cordialissimo saluto dal tuo vecchio amico
Giorgio Basevi
Non sarei così certo che il "Campo largo" possa sostenere l'Ucraina in tutti i sensi più del "Centro destra". Conte e soci sono apertamente filo Moscoviti quindi filo criminali da sempre, mentre il segretario del PD, non ha mai messo piede a Kyiv. Certamente, una parte della destra è sulle medesime posizioni del "Campo largo". Per questo è necessario allontanarsi dal "Campo largo" e dal suo fanatismo, cercando di comprendere che la vittoria dell'Ucraina sull'invasore salverà la civiltà e noi stessi. Rafforzare il terzo polo è indispensabile.